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Il filtro a bidoncino - Variante (Dr. Peppe Croce)

In quest'articolo vi descriverò una mia variante per il filtro a bidoncino.

La grossa variazione rispetto al progetto originario è l'utilizzo di una pompa esterna al bidoncino.

Questa variante ha i suoi lati positivi:

La pompa è esterna, quindi se ci sono dei problemi o si brucia si può sostituire senza dover aprire il filtro, togliere i materiali filtranti, sporcarsi, allagare il pavimento. subire le ire dei familiari :-D e infine dover riassemblare il tutto.

Si combatte di meno con i tubi che passano all'interno del filtro.

Per un neofita può risultare di più semplice realizzazione.

E i suoi lati negativi:

La pompa è esterna quindi poco bella da vedere (ma questo è un piccolo dettaglia perchè io ho messo il filtro sotto il mobile dell'acquario che ha un'anta e quindi è tutto nascosto :-D )

La pompa è un pò più difficile da tener ferma perché tende ad abbattersi su un lato, ma per questo è bastato utilizzare un pò di colla attack per fissare le ventose della pompa alla base del mobile ma in alternativa (se la pompa non ha le ventose) è possibile incollare dei listelli di legno sulla base del mobile in modo da infilarci dentro la pompa come se fosse una piccola scatola.

I Materiali utilizzati sono i seguenti:

  1. Un bidoncino da 15 Lt
  2. Una pompa da 1300 Lt/H
  3. Tubi di gomma
  4. Valvole a farfalla
  5. Tubo in plastica
  6. Gomiti a L
  7. Fascette di ferro e plastica
  8. Connettori di plastica per il tubo di gomma

Note

Il bidoncino è da 15 litri ed è quello rosso che si usa solitamente per contenere le olive (questo contenitore è adatto per filtrare fino a 150/180 Lt d'acqua) se la vasca è più grande è necessario utilizzare un contenitore più grande, infatti, per il mio laghetto sto utilizzando un contenitore da 80 Lt

La pompa è da 1300 Lt, a dire il vero io uso questa pompa perchè ha una prevalenza di circa 130 cm e ma me serve poco più di 1 mt per portare l'acqua dal fondo del bidoncino alla parte alta della vasca.

Quindi se avete una prevalenza minore, potete usare anche una pompa più piccola anche se penso che 1000 Lt sia il minimo da utilizzare per questo tipo di impianto, (il ricircolo d'acqua è ottimo)

Realizzazione:

La prima cosa da fare è appoggiare i connettori in plastica, prima sul tappo del bidoncino e poi su un lato basso per tracciarne i controrni, in modo da avere 2 cerchi con la stessa misura dei connettori.

I connettori serviranno per collegare il tubi di ingresso e uscita dell'acqua.

Successivamente, si passa bucare i cerchi disegnati sul bidoncino cercando però di fare un foro un po' più piccolo di quello disegnato in modo da far entrare i connettori con una leggera pressione, dato che i connettori da me utilizzati sono filettati da un lato, alla fine li ho praticamente "avvitati" nei fori.

(Per fare i fori ho utilizzato un taglierino, però chi non ha dimestichezza puo usare, una punta da trapano oppure scaldare sul fuoco un cacciavite, bucare il bidoncino e procedere pian piano ad allargare il foro eliminando di volta in volta con un coltello/taglierino le bavature di plastica che si andranno a formare)

Successivamente, si passa a mettere un pò di silicone attorno al fori (creando un cerchio più grande del foro) e infine si inseriscono i connettori, il silicone in eccesso che uscira dai lati si stende (si puo utilizzare il dito bagnato con dell'acqua) attorno ai punti di contatto in modo da non lasciare spazi tra il bidoncino ed i connettori per evitare perdite.

Dopo 24 ore si passa al collaudo del connettore basso, verificando l'assenza di perdite, per farlo si deve chiudere il connettore, (si puo utilizzare un pezzo di tubo di gomma che va sollevato verso l'alto in modo da evitare che l'acqua fuoriesca) e si deve riempire il bidoncino, se nel giro di qualche ora non ci sono perdite, si puo procedere con la fase successiva, in caso contrario, si deve svuotare il bidoncino, attendere che l'interno si sia asciugato bene e poi, andare a siliconare anche la zona interna del connettore cercando di far entrare bene il silicone nei punti di contatto, infine, siliconare ancora un pò la parte esterna, attendere 24 ore e ripetere il collaudo.

A questo punto possiamo collegare la pompa al bidoncino,

per prima cosa si inserisce un pezzo di tubo di gomma nel connettore montato sul bidoncino e si stringe con una fascetta, sull'altra estremità del tubo bisogna mettere una valvola a farfalla, (in questo se dobbiamo togliere la pompa modo, possiamo bloccare la fuoriuscita dell' acqua) e la solita fascetta,

continuiamo colleghiamo un altro pezzetto di tubo tra la pompa e la valvola a farfalla, stringendo sempre con delle fascette. (per il tubo che va sulla pompa ho utilizzato delle fascette di plastica)

Ormai il bidoncino è pronto quindi, possiamo iniziare a predisporre i materiali filtranti da mettere all'interno.

Io ho utilizzato:

  1. Argilla Espansa
  2. Lana Filtrante Grossa (simile ad una rete da pesca in nylon)
  3. Lana filtrante Fine (quella classica lana di vetro bianca simile all' ovatta)

L'argilla espansa, l'ho messa sul fondo, riempiendo circa metà bidone

ed ho utilizzato gli stessi accorgimenti segnalati nell'articolo del filtro a bidoncino originario (lavare bene, utilizzo di prodotti per il cloro, e batteri)

Lana filtrante fine al centro e la lana grossa in superficie, divisa in parti uguali

Alla fine quando è tutto pronto si passa a collegare il filtro alla vasca.

Io ho utilizzato il seguente metodo:

Ho preparato due tubi rigidi, uno che và a "pescare" l'acqua sul fondo dell'acquario e l'altro che la ributta fuori "filtrata" a pelo d'acqua, (messi in due lati oppostiti della vasca – e tenuti fermi con delle ventose) poi all'estremità di ogni tubo che esce fuori dalla vasca ho collegato due gomiti a "L" uniti assieme in modo da formare una "C" che

mi servono per collegare un 'altro pezzo di tubo rigido che scende dietro l'acquario per andare verso il bidoncino, i tubi rigidi che scendono dietro la vasca non arrivano fino all' entrata e all' uscita del bidoncino, ma sono un po' più corti, perchè nella parte finale ho preferito (per comodità, dato che si devono fare alcune curve) utilizzare il tubo di gomma.

il tubo di aspirazione finisce nel connettore sulla parte alta del bidoncino (sempre avvitato con la fascetta) e l'altro sulla pompa (e qui ho utilizzato delle fascette di plastica), infine su tutti e due i tubi ho collegato una valvola a farfalla in modo da regolare (quando necessario) il flusso dell'acqua.

Per quanto riguarda il rodaggio ho eseguito le stesse modalità segnalate nell'articolo del filtro a bidoncino originario.

Buon Lavoro!!

Lunedì, 22 Dicembre 2014 19:45

Il filtro a bidoncino (Peppe Croce)

Il filtro a bidoncino (Peppe Croce)

Introduzione
Chi possiede un acquario di grosse dimensioni o un grande terracquario di sicuro avrà sentito parlare di filtri esterni da posizionare sotto la vasca. Alcuni li avranno anche visti nei negozi di acquariofilia ed avranno chiesto il prezzo di questi aggeggi: bene, contate quanti sono stati a vedere questi filtri, quanti hanno chiesto il prezzo e quanti ne hanno acquistato uno.
Ecco, ora vi rendete conto che questi filtri, pur essendo il sogno di molti, non vengono comprati per un solo motivo: hanno un prezzo esagerato. Alcuni, tuttavia, ritengono che questi filtri valgano i soldi che costano e li comprano.
Io penso che sia meglio costruirsene uno da soli, ad un prezzo irrisorio se confrontato con le soluzioni commerciali, per alcuni motivi: prima di tutto le tartarughe hanno un costo di gestione, diciamolo chiaramente, niente affatto basso e spendere molti soldi per un filtro vuol dire spenderne pochi in mangimi di qualità, vitamine o altri accessori come le lampade o i riscaldatori che forse sono più importanti per la corretta crescita di questi animali; secondo motivo: questi filtri in commercio sono studiati per essere usati con acquari tropicali per pesci, ed hanno caratteristiche che non si adattano perfettamente ad una vasca per tartarughe.
Mi spiego meglio: i pesci necessitano di una elevata qualità dell'acqua, ben superiore a quella che serve per le tartarughe; per le tartarughe il problema è di igiene, per i pesci è di "chimica dell'acqua". Inoltre i filtri commerciali hanno spesso una struttura a segmenti divisi da grate o pareti forellate; questi fori sono studiati in modo da consentire un determinato passaggio dell'acqua, ad una determinata velocità in modo che tutti i materiali filtranti siano bagnati nel modo e nel momento prefissati. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere a questi fori se per caso un escremento di Trachemys non fosse intercettato a dovere dalle spugne e ci finisse dentro: un bel filtro da decine di euro inefficace perché otturato!
Ben inteso, non sto cercando di dire che questi filtri siano cari perché le ditte speculano sulla passione degli acquariofili, ma semplicemente che sono cari perché offrono indubbi vantaggi solo a chi deve gestire un acquario tropicale di alto livello con la minore manutenzione possibile.
A noi allevatori di tartarughe questi filtri semplicemente non convengono perché abbiamo esigenze più "grezze": ad esempio difficilmente avremo bisogno di un ampio scomparto per il carbone attivo, ma di sicuro ci serve un enorme spazio libero per la lana di vetro.
Proprio per questo ho deciso di costruirmi da solo un filtro a bidoncino: sicuramente la sua complessità è ridicola rispetto ad un filtro commerciale, per non parlare dell'estetica (come sempre vado all'essenziale, i fronzoli aggiungeteli voi); ma, vi assicuro, ciò che molto semplicemente (barbaramente, per un amante serio dei pesci tropicali) ho costruito è né più né meno di ciò che avevo bisogno: un grosso contenitore per i rifiuti delle tartarughe in cui però ci sia anche il giusto spazio per quelle reazioni chimiche e biologiche (e solo quelle) di cui necessita una vasca per tartarughe.

Materiali utilizzati
Questo è il bidone vero e proprio, è in plastica col tappo a vite e due comodi manici per trasportarlo; l'ho pagato 6,50€, una miseria. Quando comprate il bidone dovete stare attenti 
a due cose:
- il tappo deve essere a vite e con la guarnizione per garantire la tenuta stagna;
- dovete poi fare attenzione al diametro del collo del bidone: se lo comprate troppo stretto non potrete infilarci dentro la pompa.
In generale, più è largo il collo del bidone, più sarà comodo lavorarci dentro ed accedere, in seguito, ai vari materiali filtranti.
Questi sono i tubi, i raccordi, le valvole a farfalla e la pompa d'acquario.
La pompa deve essere abbastanza potente da far circolare i 25 litri del bidone; io ho comprato una pompa da 800L/H, costo 18€. Tra tubi (3 metri, per sicurezza) valvole e raccordi ho speso 14€. Vi spiego dopo a cosa servono le valvole.

Realizzazione
Per prima cosa vi devo dire che l'unico collante che ho usato è il silicone nero per vetro.
Il silicone va usato in modo corretto: le superfici da incollare devono essere ben lavate ed ASCIUTTE; ho scelto il silicone perché permette di avere facilmente la tenuta stagna, ma attenzione perché macchia maledettamente e puzza un bel po', quindi procuratevi una pezza vecchia asciutta su cui pulirvi le mani man mano che lavorate e per fare asciugare i pezzi poneteli lontano da voi, magari fuori la finestra, se il tempo permette; stare per ore ad aspirare silicone vi porterà prima una tremendo mal di testa, se invece ci siete abituati vi troverete presto con un sorriso a 58 denti sulle labbra: a lungo andare il silicone sconvolge e stordisce; non usate silicone e non bevete vino contemporaneamente, altrimenti vi troverete presto a sbattere contro i muri ridendo.

Riscaldate per bene su un fornello la punta di un cacciavite e fate 3 fori: entrata dell'acqua, uscita dell'acqua e foro piccolissimo per far passare il cavo elettrico della pompa.
Per tutti e tre i fori un solo consiglio: andateci piano e controllate a poco a poco il diametro avvicinando i raccordi ed il cavo (a proposito, dovete tagliare il cavo a circa 20cm dalla spina elettrica: la spina intera non ci passerà mai da un buco). Man mano che squagliate la plastica pulite con delle forbici le sbavature, cercando di ottenere da entrambe le parti del tappo una superficie più liscia e piatta possibile. Appena i buchi saranno della dimensione giusta (meglio un millimetro in meno che uno in più) fermatevi.
I due raccordi da attaccare al tappo nei fori grandi sono del tipo qui a fianco.

La ghiera centrale deve aderire alla parte superiore del tappo, quindi il foro deve essere di dimensioni pari al corpo centrale del giunto (le due parti simmetriche). Per attaccarli spalmate il silicone su uno dei lati della ghiera, inserite il pezzo nel buco e premete. 
Così la ghiera si attacca al bordo del buco; la tenuta stagna la ottenete spalmando del silicone sopra ed intorno alla ghiera; date una spalmatina pure dall'interno del tappo per sicurezza.
Ripetete l'operazione anche per il secondo giunto; fate passale il cavo tagliato dal foro piccolo: se avete fatto bene il buco il cavo entrerà e scorrerà con una certa resistenza; ottimo, così resta ben fisso e non scivola; anche qui una bella spalmatina di silicone da dentro e da fuori.
A questo punto avete "quasi" finito: per quasi intendo 24 ore, il tempo di reticolazione del silicone. A dire il vero già dopo 4/5 ore il silicone ha aderito alle superfici e ha preso una forma stabile, ma soprattutto non macchia più. Quindi se siete come me dei patiti del silicone e lo sapete maneggiare con destrezza potete fare tutto il lavoro di seguito, altrimenti potete attaccare un giunto alla volta, con un intervallo, appunto di circa 4 ore.

24 ore dopo...
Appena il tutto è asciutto per benino si passa a posizionare la pompa ed i tubi. 
La pompa va inserita sul fondo del bidone e vi si collega (ben fermato tramite una fascetta) un tubo di dimensioni sufficienti ad arrivare in maniera morbida, non teso quindi, alla parte inferiore di uno dei giunti siliconati sul tappo; naturalmente ci vuole una fascetta anche qui per ancorare bene tubo e tappo. 
Nelle immagini avrete di sicuro notato dei giunti ad L di cui ancora non ho parlato: la disposizione ideale del tubo interno è aderente alla parete del bidone, quindi ad arco; per realizzarla sono utili proprio dei raccordi ad L, ma il discorso cambia in base al tipo ed alla grandezza della pompa. 
Con la pompa in mano ed il bidone davanti immaginate la posizione del tubo all'interno e sistemate il/i raccordi ad L di conseguenza.
 Una volta sistemata la pompa e collegati i tubi si passa ad avvitare il tappo e facendo ciò pompa e tubo ruoteranno lungo l'asse centrale del bidone fino alla fine della vite; per questo sono importanti due cose: i tubi devono essere ben stretti con le fascette e il cavo elettrico della pompa deve essere abbastanza morbido e lungo, quindi quando lo fissate lasciatene abbastanza all'interno del bidoncino.
 Quando poi metterete i materiali filtranti all'interno questi faranno ulteriore resistenza, quindi non risparmiate le fascette o qualcosa si staccherà.

I materiali filtranti.
Ciò che avete fin qui costruito non è altro che un grosso recipiente da riempire con i materiali filtranti.
 A questo punto parte il dibattito tra le varie scuole di pensiero sul filtraggio meccanico/biologico.
 Se inserite solo lana di vetro o altri tipi di spugne otterrete prevalentemente un filtro meccanico che ha la sola funzione di raccogliere rifiuti. 
Io utilizzo materiali diversi per ottenere un filtraggio sia meccanico che biologico.
 Naturalmente l'acqua nel bidone si muove dall'alto in basso per caduta per essere poi rispedita in alto dalla pompa; quindi i vari strati vanno inseriti partendo all'ultimo, quello più in basso, ma io ve li descriverò partendo dall'alto, seguendo il ciclo che attraversa l'acqua.
- PRIMO STRATO: lana sintetica di color blu a maglie larghe (assomiglia molto alle spugnette metalliche per raschiare le pentole, ma inpratica è di plastica); serve per trattenere le impurità più grosse ed ingombranti ed è fondamentale in ogni filtro per prevenirel'otturazione degli altri strati.
- SECONDO STRATO: la classica lana di vetro: intercetta le particelle medie e piccole di sporcizia. Questi due strati costituiscono il filtro meccanico e nel mio filtro occupano poco più della metà dello spazio totale.
- TERZO STRATO: argilla espansa; chi mi conosce sa che la amo quanto il silicone: è l'argilla porosa a palline che si usa nei vasi pertrattenere l'umidità; nel filtro mette a disposizione i suoi pori per captare le ultime particelle di sporcizia rimaste e per l'insediamentodei batteri denitratori. Questi batteri sono quelli che si trovano comunemente in commercio (io uso il Sera Nitrivec) e "mangiano" ammoniaca. L'argilla va lavata molto bene perché di solito contiene della sabbia o polvere; poi la si mette ammollo in acqua trattata con un biocondizionatore (io uso Sera Aquatan) che serve ad eliminare il cloro comunemente disciolto nell'acqua di rubinetto che ucciderebbe i batteri. Dopo un'oretta si spruzzano i batteri nella bacinella di ammollo e si lasciano attecchire per qualche ora. L'argilla così trattata va poi inserita in sacchetti in modo da non disperdersi all'interno del filtro.
- Nei negozi si trovano dei sacchetti a retina che vanno benissimo ma se volete risparmiare fate come me: prendete dei collant da donna non molto spessi e tagliateli a segmenti con delle forbici, fate un nodo da un lato, riempiteli di argilla e annodate l'altra estremità. Potete fare anche pochi grandi sacchi di questo tipo ma farne tanti piccoli vi permette di disporli meglio nel bidone senza sprecare spazio utile.
- QUARTO STRATO: cannolicchi di ceramica; sono lo zoccolo duro del filtro biologico ed hanno la stessa funzione dell'argilla ma funzionano meglio e costano di più; in realtà esistono anche cannolicchi dal prezzo irrisorio ma di solito non servono a nulla. Dall'altro estremo ci sono le soluzioni super professionali come gli Askoll BioMax o i Sera Siporax, ma hanno un prezzo per molti inaccessibile e non so se valgano veramente i soldi che costano. I cannolicchi vanno lavati e trattati come l'argilla; anche per la sistemazione nei
- sacchetti vale lo stesso discorso fatto sopra.

Allestimento del bidone
A questo punto siamo pronti a mettere in funzione il bidone: basta solo riempire per una decina di centimetri il bidone con l'acqua trattata dei cannolicchi o dell'argilla. Una volta riempito il bidone non resta che posizionarlo sotto la vasca e collegare il tubo di ingresso al giunto restante.
 Accendendo la pompa il bidone comincerà a svuotarsi; infilate il tubo di uscita sotto il livello dell'acqua, in fondo alla vasca, e spegnete la pompa. L'acqua comincerà a scendere dal tubo di uscita verso il bidone e il tubo di entrata comincerà a cacciare aria facendo delle bolle; appena il bidone è quasi pieno riaccendete la pompa e vedrete che il tubo di entrata comincerà ad aspirare correttamente e quello di uscita ad espellere. Nel bidone resterà invece una camera d'aria tra il livello dell'acqua ed il tappo.

Alcuni accorgimenti
I filtri esterni a bidone hanno innumerevoli vantaggi ma vanno "rodati" per bene. Già dai primi giorni noterete che il livello dell'acqua all'interno del bidone non è sempre uguale. In alcuni momenti, infatti il tubo di entrata non aspirerà abbastanza acqua da compensare la portata della pompa; inoltre man mano che il filtro si riempie la sporcizia comincia a fare resistenza alla caduta dell'acqua e a lungo andare può capitare cha la pompa resti completamente all'asciutto. Dopo alcune settimane, al contrario può capitare che la pompa venga in parte otturata da qualche particella che "ostinatamente" è riuscita a passare indenne dai vari strati; in questo caso la pompa sputerà fuori meno acqua di quanta ne entra. Per questo ho previsto le due valvole a farfalla, una in entrata ed una in uscita, in modo da poter regolare in ogni momento la giusta portata dei due tubi. Queste due valvole possono anche, se usate contemporaneamente, diminuire la portata sia in entrata che in uscita, qualora avessimo acquistato una pompa troppo potente e sproporzionata alla vasca. Tenete pure conto che la portata in entrata ed in uscita dipende anche dalla sezione del tubo usata.

Inoltre state ben attenti perché se l'aspirazione è troppo forte una tartaruga molto piccola potrebbe rimanere attaccata al tubo e morire annegata: per evitare il problema basta attaccare un piccolo imbuto al tubo, in modo da diminuire la pressione ma non la portata.
Ultimo accorgimento, la disposizione dei tubi: li potete mettere paralleli sullo stesso lato della vasca o di fronte, uno su un lato, uno sull'altro; io preferisco la seconda soluzione perché crea un flusso continuo che aiuta a trasportare la sporcizia verso il tubo di aspirazione.
 Consiglio inoltre di posizionare il tubo della pompa non troppo in basso nella vasca per due motivi: se questo tubo è immerso e va via la corrente l'acqua torna indietro; se invece non è immerso l'acqua fa un salto dal tubo al livello della vasca che rompe il pelo dell'acqua ed elimina la sgradevole patina che si crea ogni tanto in superficie.

Sabato, 13 Dicembre 2014 15:30

Progetto TCI Angonoka 2014

Resoconto missione

  

Il 16 agosto arriva una mail da Ampijoroa, nata la prima Astrochelys yniphora !

 

 

Che bello,  penso subito che quest’anno sarà un anno con tante nascite e soddisfazioni …… ma attendiamo gli sviluppi.

Poco tempo dopo arriva un’altra mail,   c’è un problema,    l’efficientissimo(fin’ora)  sistema di allarme da noi installato, ha un problema, non riescono ad inserirlo, scatta subito in allarme e quindi non è utilizzabile.  Il sistema attuale è formato da 4 settori che si sono sommati negli anni,  in quanto le zone da proteggere sono aumentate un po’ alla volta.  Le comunicazioni per fortuna sono più veloci del solito,   sempre via mail in quanto nel centro di riproduzione di Ampijoroa (che si trova al’interno della foresta di Ankarafantsika, Madagascar) non arriva il telefono,  ma è presto spiegato il motivo,   sono riusciti a installare un ruter Wi-Fi su una grande pianta,

dove da lì si riesce a ricevere un debole segnale di un trasmettitore che è stato installato per servire un villaggio a 5-6 Km di distanza.  Dopo 2 giorni di tentativi, riesco, dall’Italia a far isolare il settore in avaria e far partire gli altri tre, almeno provvisoriamente;   per fortuna quello difettato è l’ultimo installato che protegge la zona di quarantena e quindi meno importante degli altri 3 che proteggono una unica grande recinzione.

Siccome in settembre era prevista la nostra visita,  la riparazione è di conseguenza programmata a fine settembre.

In Italia prepariamo una scheda elettronica di ricambio,  in caso sia la scheda difettosa,  anche se pensiamo che le probabilità maggiori siano dovute a dei cavi elettrici sotterrati.

Qualche giorno dopo la nostra grande mostra (TARTARUGHE BEACH),  siamo nuovamente in partenza per il Madagascar ed una volta arrivati, con calma prepariamo i materiali necessari per la riparazione.

Il 29 settembre si parte per la foresta,  portandosi dietro anche un grosso rotolo di buon cavo elettrico.   Le prime prove rilevano subito il mal funzionamento di due cavi che servono per i proiettori a Led e per il contatto di protezione della porta della quarantena;  non sappiamo se sia dovuto a dei topi o con molta probabilità alla scarsa qualità dei cavi di produzione cinese………  Sta di fatto che una volta sostituiti i cavi

sembra che funzioni,  l’allarme si inserisce regolarmente,   ma alle prove dei test qualcosa non funziona,   la scheda elettronica della quarantena non rileva le vibrazioni della rete,   cioè quello per cui è nata.  E’ stata l’ultima scheda inserita,  quindi la più nuova,   ma poco conta,   la sostituisco con una nuova di riserva e finalmente tutto funziona regolarmente.

Ormai si è fatto sera,  manca poco al calare del sole e ci rilassiamo un poco;   inizio a chiedere se l’incubatrice funziona regolarmente e il responsabile Ernest mi dice che dopo la nascita del 16 agosto,  non ne sono avvenute altre,  cosa che mi fa subito preoccupare e cerco di chiedere particolari sul funzionamento,  solo allora mi espone i suoi dubbi,   mi dice che la notte c’è troppa umidità all’interno dell’incubatrice !   Mi allarmo subito,  il fatto è molto grave e serio. Purtroppo mi dice che è così da diversi mesi………. Cavolo, queste cose non devono succedere,    se c’è un problema devono avvisare subito,    spesso una soluzione temporanea si trova,   così si evita il peggio,   ma se non si interviene si rischia di compromettere tutto il lavoro di un anno.   Purtroppo il nuovo sistema di deumidificazione che sembrava efficientissimo,   non funzionava più,  si è rotto un componente elettronico, anche se nuovissimo,  si chiama cella di Peltier,   serve per raffreddare un’aletta di alluminio che col passaggio di aria forzata produce gocce di acqua,   queste gocce vengono poi convogliate all’esterno e di fatto riduce l’umidità togliendo acqua all’interno dell’incubatrice;   un sistema semplice, a basso consumo ed efficace,  ma non doveva rompersi……. Purtroppo!

Il giorno dopo ritorno in città,   e con l’aiuto dell’amico Maurizio Bellavista,  pensiamo ad una soluzione provvisoria,   una piccola ventola che forzi aria dall’esterno,  così riduce la percentuale di umidità velocemente.   Qua il pezzo di ricambio è impossibile da recuperare e se me lo devo far arrivare dall’Italia passa probabilmente più di un mese,    troppo se voglio sperare di salvare qualche uovo.

Purtroppo sono poco ottimista,   credo che la lunga permanenza di livelli molto alti di umidità all’interno dell’incubatrice abbia compromesso tutte le uova.

Nel frattempo ho acquistato anche un ventilatore da posizionare vicino il compressore del refrigeratore,  in quanto si riscalda troppo e tende di conseguenza a raffreddare poco.

In attesa del successivo appuntamento per il secondo viaggio in foresta,   porto avanti un altro piccolo progetto che vorrei fare;   ripulire le spiagge della città,   sono veramente uno schifo,  piene soprattutto di plastica.  La plastica,  per prima cosa uccide le tartarughe marine e siccome non si distrugge mai, si polverizza, viene mangiata dai piccoli pesci che a sua volta vengono mangiati dai pesci più grossi,  e all’apice della catena alimentare ci siamo noi umani che ce la mangiamo, con la conseguenza di tanti tumori.

L’idea mi è venuta in quanto nella spiaggia che frequento conosco quasi tutti i bambini del piccolo villaggio di pescatori e vorrei insegnargli a rispettare l’ambiente,  cosa sicuramente quasi impossibile in Madagascar,  ma mi piacciono le sfide impossibili e credo che solo partendo dai bambini si può ottenere qualcosa,   i grandi sono irrimediabili,  gettano tutto, dappertutto.  Acquisto quindi 40 T-Shirt di color arancio,  dove gli faccio stampare la scritta: “association Mahajanga ville propre” (associazione Mahajanga città pulita)  e do appuntamento a tutti i bimbi la domenica 5 ottobre,  ovviamente con il permesso di alcuni genitori.  Distribuisco le 40 T-Shirt; impresa mega titanica,  tutti le vogliono,  grandi e piccolissimi,  ma le taglie acquistate sono per bimbi di 9-12 anni.

Avevo acquistato anche dei grossi sacchi per la raccolta dell’immondizia e partiamo,    di immondizia ce n’è una quantità esagerata e a fine mattinata,  quando vedo i bambini che iniziano a dare segni di cedimento, dovuto al caldo che sta aumentando,   ci fermiamo,  abbiamo raccolto una trentina di grossi sacchi, pieni soprattutto di plastica,   il tutto portato nel contenitore dell’immondizia poco fuori al villaggio.

E’ bello vedere i volti degli adulti increduli su quanto facciamo,  alcuni però si complimentano con noi e soprattutto i pochi bianchi residenti, se pur stupiti ci ringraziano.  A fine lavoro, metto tutti i bimbi in fila e gli distribuisco caramelle varie, gomme da masticare, biscotti e ciupa-ciupa.  Ovviamente è il momento che preferiscono !

Nel frattempo riesco a farmi ricevere dal nuovo sindaco della città,  che sembra compiaciuto dell’idea,  ora vedremo però che ci darà una mano,   gli ho chiesto che renda obbligatorio l’installazione di un po’ di bidoni per l’immondizia, inesistenti qui sulle varie spiagge,  altrimenti quando me ne andrò, il mio lavoro non sarà servito a nulla,  sarebbe una “meteora” e tornerebbe tutto come prima in pochi giorni.

Attendo quindi che vengano a riprendermi in città per fare le nuove modifiche all’incubatrice.

Seconda puntata in foresta,  il 9 ottobre e subito all’arrivo almeno una buona notizia,  vediamo due uova bucate,  stanno per nascere due baby,  di cui una ancora con il sacco vitellino .

Inizio subito a fare le modifiche,  è primo pomeriggio e dentro la stanza dell’incubatrice c’è un caldo infernale,  quasi 38°C, ma soprattutto senza un filo di aria, il che da una sensazione di gran caldo.   Prima cosa installo la ventola per far circolare più aria sul compressore e il radiatore del sistema di refrigerazione che si scalda veramente troppo e nel fermare il tutto,

mi accorgo che il sistema di raffreddamento ha superato la soglia di temperatura massima per cui lo scambiatore è in tilt e non produce freddo.  Una volta installata la ventola provvedo a raffreddare il compressore con acqua fresca (per modo di dire,  qua c’è solo caldo), con l’aiuto di una spugna  e quando sento la temperatura del compressore diminuita,   almeno ora ci si tiene le mani sopra,   accendo il programmatore e il sistema di raffreddamento inizia a funzionare regolarmente;  ora con la ventola non dovremmo più arrivare al punto di stallo del compressore.

Poi installo una ventolina a 12Volts (l’ho cercata a 220Volts in città ma non l’ho trovata) con il suo alimentatore,  che viene attivata quando sale l’umidità.

Immettendo piccole quantità di aria,   oltre ad abbassare l’umidità,  crea ricambio di aria che fa solo bene alle uova.

Ora attendiamo che la temperatura e l’umidità vadano a regime e testiamo bene tutto il sistema. Tutto funziona benissimo,   ci rimane di verificare il funzionamento nelle varie ore della giornata. 

Anche la mattina successiva verifichiamo che  i dati impostati sono regolati benissimo,  quindi ora funziona tutto bene.    Rimane solo la speranza che non siano troppe le uova compromesse,  ma questo lo sapremo più avanti.   Mi resta un po’ di tempo prima della partenza per il rientro in città e faccio un po’ di foto molto interessanti,  fra cui riprendo l’accoppiamento di due adulti di Astrochelys yniphora,

un carapace vuoto

e anche alcuni baby di Eritmochelys madagascariensis di circa 2 anni di età.

Un amico mi chiama e mi spiega che in città c’è un francese che sta costruendo un parco con tanti animali,   in effetti era da tempo che sentivo parlare di questa cosa,  ma ora è lui che chiede collaborazione per le tartarughe e quindi prendiamo appuntamento per una prima visita. Le tartarughe non sono tante,  soprattutto Astrochelys radiata

adulte e tre baby, tutte bellissime,  ed una bella femmina di Astrochelys yniphora 

di 35 anni, rimasta sempre sola,  oltre ad alcune Pyxis aracnoides

e P. planicauda.

 

La cosa che mi piace è che il parco è costruito a scopo didattico e di conservazione,  in futuro quando sarà pronto, tutte le scolaresche potranno visitarlo gratuitamente,   quindi ho garantito il mio aiuto a migliorare la sezione delle tartarughe.   Ho già dei conoscenti che detengono alcune Astrochelys yniphora che mi hanno autorizzato a fare un tentativo di accoppiamento.  L’unico dubbio che ho è dovuto al fatto che le 3 A. yniphora detenute in una abitazione privata, sono due femmine ed un maschio

e da quando è morto il secondo maschio, così mi dicono i proprietari, finiti i combattimenti per stabilire la gerarchia, il maschio superstite è molto meno attivo (ovviamente questo è risaputo ed è solo una conferma).  Nella stessa abitazione dove sono detenute le 3 Angonoka,  ci sono anche 5 bellissime A. radiata adulte

ed ho fatto un controllo a due nidi di uova deposte da due femmine di A. radiata,  ma purtroppo in uno non c’era nulla e nell’altro ce n’erano 4 fradice ed una non fertile. La seconda deposizione era troppo vicino ad una piccola pianta che il guardiano annaffia regolarmente e quindi il terreno sabbioso era troppo umido, causando la morte delle uova.

Nel frattempo domenica 12 effettuiamo la seconda giornata della raccolta della plastica,  con oltre trentacinque sacchi raccolti.   Lunedì devo mettermi in contatto con il vicesindaco e vedremo che intenzione hanno,    io nel frattempo cerco di fare un preventivo per installare un grande cartellone da posizionare in entrata del villaggio,  che scoraggi a gettare l’immondizia in spiaggia e a mare.

Siamo ad inizio novembre e arriva la notizia che le piccole nate in incubatrice sono 10,

almeno non è così male come temevo e poi rimangono ancora altre 12 uova in incubatrice ;   inizialmente ne sono state inserite una trentina,  ma alcune si sono rilevate non fertili e sono state tolte.

Le domeniche di raccolta sono diventate 5 e la media dei grandi sacchi di plastica raccolta varia da 30 a 37,   non male;   purtroppo però il comune non ha ancora fatto nulla, se non di passare al sabato a svuotare il grande contenitore dell’immondizia fuori villaggio.  A breve mi rimetterò in contatto coi responsabili in quanto sto cercando di fare una riunione con tutti i pescatori e con chi lavora in spiaggia,   anche se so che è un’impresa impossibile,  voglio spiegargli quanto è pericolosa la plastica in mare,  di quanti pesci e tartarughe uccide e che di fatto preclude il futuro dei loro figli.  Continuo ad avere poca fiducia negli adulti, in quanto i malgasci non pensano mai a domani, qui conta solo il presente.   Comunque nel frattempo ho acquistato 50 cappellini per i miei bimbi ed altre 10 T-Shirt e  mi sto organizzando per fare costruire un carretto da collegare al quad per trasportare meglio i sacchi di plastica raccolta.

Anche se non sono pochi quelli che mi dicono che sto combattendo una guerra persa,  rimango dell’idea che se salvo anche solo una tartaruga marina,   è comunque un successo !!!!!

Una domenica mattina, durante la raccolta della plastica, mi si avvicina un adulto chiedendomi se sono interessato ad un adulto di Astrochelys yniphora…….. ovviamente alzo immediatamente le “antenne”  e mi fingo molto interessato all’acquisto.  Il prezzo parte già da una cifra molto bassa, il che mi fa dubitare fortemente ma qua le sorprese sono sempre all’ordine del giorno;   siccome sono al lavoro con oltre 40 bimbi, che non posso mollare, decido di prendere un appuntamento per la mattina successiva,  però poi nessuno si è fatto vivo all’appuntamento……  Peccato,  avrei dovuto mollare tutto e correre a vedere l’esemplare che forse durante il giorno è stato venduto a qualche straniero ed ora sarà in un giardino a mangiare schifezze di ogni tipo.

Nel frattempo il carretto è pronto e i lavori di raccolta plastica delle domeniche vanno più spediti,  è solo un po’ difficile tenere sotto controllo tutti i bambini.

Mi è arrivata notizia che in un giardino privato ci sono alcune tartarughe fra cui una molto chiara,   quindi vedrò se riesco a verificare la notizia,   potrebbe essere una A. radiata chiara o magari un’altra A. yniphora da salvare .

Tanti sono gli animali che in qualche modo incontro,  e specialmente dopo le prime piogge, serpenti e camaleonti bellissimi,  ma uno mi ha particolarmente colpito, un piccolissimo lemure che credo sia un Microcebus, lemure notturno,

aggrappato ad una T-Shirt di un malgascio, purtroppo legato con una piccola corda,  che pena…. 

Le due tartarughe in realtà sono come quasi sempre delle Astrochelys radiata,  anche se una di recente è sparita dal giardino privato.  Il maschio è rimasto ma di una dimensione notevole e con evidente piramidizzazione,  segno di eccesso di alimentazione. Poco dopo passo da un altro amico e trovo un’altra A. radiata,  abbastanza bella ma anche lei alimentata malissimo,  almeno ora spero che inizino a dargli alimenti giusti o quasi sempre a non dargli nulla, visto che spesso sono in grandi giardini e quindi trovano sufficienti erbe sane.

Il 28 novembre ho in programma, alle 17 una riunione con tutti i pescatori ed operatori della spiaggia del villaggio dove risiedo temporaneamente. Arrivo puntuale e non c’è ancora nessuno,   temo un flop,  ma piano piano iniziano a spuntare fuori tanti personaggi veramente degni di un film,   gente con forti segni del duro lavoro di pescatori, molti sono anziani e sono le persone più importanti del villaggio.  Almeno sono venuti a sentire cosa ho da dire a loro……  in fondo in due mesi di raccolta plastica coi loro figli e nipoti mi sono guadagnato la loro fiducia e non è facile che la diano ad un bianco. In un’ora circa gli spiego,   con l’aiuto di un malgascio che traduce in lingua locale,   il perché della pericolosità della plastica sia per i pesci, per le tartarughe marine e per noi umani e cerco di fargli capire che ora il futuro dei loro figli e nipoti dipende da loro e che devono iniziare a fare qualcosa,  in fondo poi non gettare la plastica, raccoglierla e portarla nel contenitore apposito non è così difficile anche se da sempre sono abituati a viverci sopra.  Ora attendo che prendano una decisione,   se si impegnano,  il TCI gli donerà una decina di grossi bidoni per la raccolta.     Certo che questo è l’ultimo tentativo,  sono poco fiducioso,  ma aspettiamo,   ho visto tante gente continuare a parlare fra loro, segno che almeno ho scosso un po’ le coscienze.  

Arriva anche l’ultima domenica di raccolta plastica coi miei bimbi;  dall’inizio il numero si è un po’ ridotto ma va bene comunque,  sono sempre molto efficienti,  anche se per riempire più velocemente i sacchi, tendono a tralasciare gli oggetti piccoli.  Lo fanno perché in fondo per loro rimane comunque un gioco (e così deve essere) che è collegato al fatto che chi riempie un sacco, ha diritto ad un giro sul quad fino al contenitore dell’immondizia che si trova fuori villaggio.   L’ultima mattina ne raccogliamo un po di meno,  ma in verità dopo oltre due mesi di raccolta, la quantità di plastica in spiaggia è ridotta considerevolmente;  lo dice il fatto che questa volta a fine lavori raggiungiamo una distanza molto superiore al solito,  mai raggiunta e un ristorantino sulla spiaggia premia i miei bimbi con bibite varie e sciroppi preparati al momento.  Tutti sono irrequieti,  sanno che finito il lavoro ci sarà la festa;   ho acquistato circa 25Kg di litchi (un frutto tipico della grande isola) ma che essendo prodotto sulla costa est, qui ha dei prezzi alti per loro.  La festa è arricchita da tante bibite di cui loro vanno matti ,  con distribuzione di tantissimi dolci, snack e grossi palloni gonfiati,  marcati TCI ……….

Riesco a saziarli tutti,  tanto che i dolci non li mangia quasi nessuno,  ma difficilmente arriveranno a sera. 

Ricevo l’OK per i bidoni e ne acquisto 10 in città.  Inaspettatamente qualche donna che gestisce gli ombrelloni e per prima proprio quella che ritenevo la più antipatica,  mi viene a ringraziare,   ora speriamo che non li rubino e soprattutto li utilizzino bene.  E’ rimasto poco tempo e quindi rinuncio all’idea di verniciare i bidoni e mettergli il logo sia della nuova associazione per la raccolta plastica (Association Mahajanga Ville Propre) che del TCI,   magari un altro anno.

Altra visita ad un francese che conosco, perché mi dice che ha delle tartarughe.  Purtroppo mi ritrovo 3 esemplari di Astrochelys radiata di cui uno adulto e due subadulti,

in un piccolo recinto di cemento,  con una piccolissima pozza d’acqua puzzolente,  alimentati malissimo, con tutte le porcherie possibili.  Mi sembra di vedere le tante situazioni che negli anni mi sono capitate in Italia,   esemplari in recinti piccolissimi e alimentate da schifo,  solo che qui in genere ci sono delle Astrochelys radiata.  E le sorprese non finiscono qui,  nella piccolissima pozza d’acqua spuntano fuori 3 Pelomedusa subrufa.

Come al solito provo a spiegare al guardiano e al padrone come dovrebbero essere alimentate,  ma mi da la sensazione che una volta uscito da lì,   le tartarughe continuino a mangiare le stesse cose,  visto che l’addetto è il guardiano ……. I malgasci hanno la “testa dura”.  Prima di partire dalla casa, vedo uno spettacolo veramente triste,   due lemuri in una gabbia piccolissima,  messa su un balcone,  come arredamento che io ritengo “macabro”.

Resoconto  delle nascite nel centro di riproduzione di Ampijoroa, al momento della nostra partenza:  11 baby in incubatrice (ma ci sono ancora uova all’interno)  e 53 in terra, con alcune uova ancora da schiudere.  Tutto sommato ottima stagione.

Nel frattempo una collaboratrice della nuova associazione,  una signora anzianotta, mi parla di una popolazione di Astrochelys yniphora nella sua città di origine,  che rimane molto più a nord di tutte le zone conosciute,   ovviamente la cosa mi incuriosisce non poco;   mi sono assicurato di spiegargli bene che non si sbagli a confonderle con altre specie ma lei insiste di conoscere bene le Angonoka e che la ci sono ancora di tutte le dimensioni. Per sicurezza l’ho chiamata a casa per fargli vedere le foto delle Angonoka e delle A. Radiata e lei insiste che sono Angonoka e che la le chiamano tutti così;   mi rimane un unico piccolo dubbio che le chiamino così ma che siano un’altra specie,  anche se è difficile che sia una popolazione di A.radiata ,  che sono originarie dell’estremo sud del Madagascar.      Sarebbe una bella scoperta,   una piccola popolazione rimasta isolata ;   la cosa verrà sicuramente valutata dal TCI.

 

Agostino Montalti

Venerdì, 10 Ottobre 2014 14:05

Libri consigliati

 

Venerdì, 10 Ottobre 2014 11:05

Uffici CITES

Elenco appendici

Nuovo elenco delle Appendici I, II e III
Valido dal 12 Gennaio 2005 
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Lista degli Stati parte

C.I.T.E.S.
Lista degli Stati Parte 
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Notiziario

Notizie dalla CITES
La protezione delle specie in via di estinzione si avvale di un nuovo strumento di controllo del commercio

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Uffici CITES

Elenco degli uffici CITES 
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Venerdì, 10 Ottobre 2014 10:53

Regolamenti (CE)

  1. Convenzione di Berna
  2. Regolamento 1332/05
  3. Regolamento 1497/03
  4. Regolamento 1808/01
  5. Regolamento 2724/2000
  6. Regolamento (UE) N. 750/2013 (modifica la 338/97)

 

Convenzione di Berna

Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna) firmata a Berna il 19 settembre 1979 ratificata in Italia con la L. 5 agosto 1981, n. 502 (G.U. 11 settembre 1981, n. 250)
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Regolamento 1332/05


REGOLAMENTO (CE) N. 1332/2005 DELLA COMMISSIONE, del 9 agosto 2005, che modifica il regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio
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Regolamento 1497/03

REGOLAMENTO (CE) N. 1497/2003 DELLA COMMISSIONE del 18 agosto 2003 che modifica il regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio

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Regolamento 1808/01 

REGOLAMENTO (CE) n. 1808/2001 DELLA COMMISSIONE del 30 agosto 2001 recante modalità d'applicazione del regolamento (CE) n.338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio

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Regolamento 2724/2000

REGOLAMENTO (CE) N. 2724/2000 DELLA COMMISSIONE del 30 novembre 2000 che modifica il regolamento (CE) n.338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio 
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Regolamento 338/97

Regolamento (UE) N. 750/2013 (modifica la 338/97) 
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Venerdì, 10 Ottobre 2014 10:35

Modulistica

  1. Richiesta certificazione allegato "A" annesso2
  2. Istruzioni compilazione annesso 2
  3. Modulo inserimento microchip
  4. Denuncia di Nascita all. A
  5. Denuncia di Nascita all. B
  6. Schede identificative
  7. Istruzioni compilazione scheda identificativa
  8. Spostamento definitivo
  9. Spostamento temporaneo o decesso


Richiesta certificazione allegato "A" annesso 2
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Istruzioni compilazione annesso 2

Specie animali dell'allegato "A" nate ed allevate in cattività ai sensi dell'art.54 del Reg. (CE) 865/06
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Modulo inserimento del microchip

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Denuncia di Nascita all. A

Denuncia di nascita in cattività per specie animali dell'allegato "A" (art. 8 bis della L. 150/92 e s.m.)
(da effettuarsi entro 10 giorni dalla nascita utilizzando una scheda per ogni evento di nascita da una coppia di genitori della stessa specie)
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Denuncia di Nascita all. B

Denuncia di nascita in cattività per specie animali dell'allegato "B" (art. 8 bis della L. 150/92 e s.m.)
(da effettuarsi entro 10 giorni dalla nascita)
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Schede identificative

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Istruzioni compilazione scheda identificativa

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Spostamento definitivo

Movimentazione di esemplari appartenenti a specie animali dell'allegato "A" del Reg. (CE) 338/97
Richiesta di certificato ai sensi dell'art.9.2 Reg. (CE) 338/97

Utilizzare una scheda per ogni evento di spostamento di esemplari appartenenti alla stessa specie
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Spostamento temporaneo o decesso

Dichiarazione di spostamento temporaneo o decesso

per specie di animali dell'Allegato "A" - Art.9.2, spostamento temporaneo o decesso

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Venerdì, 10 Ottobre 2014 10:31

Leggi regionali

LR 5/2005

Regione Emilia-Romagna
Legge Regionale n. 5 del 17 febbraio 2005
Norme a tutela del benessere animale.

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Venerdì, 10 Ottobre 2014 10:26

Assistenza legale

Come tutti sappiamo, le nostre tartarughe sono tutelate da una normativa internazionale molto complessa e severa che mira a salvaguardare un patrimonio di inestimabile valore che, per la sua bellezza ed unicità, deve essere preservato per le future generazioni. 

 

Purtroppo nel nostro paese, a causa dello scarso interesse generale e della cattiva informazione, la materia è rimasta vittima di leggi mal formulate ed interpretazioni selvagge, divulgate a macchia di leopardo sul territorio tramite discutibili circolari pensate da politici e funzionari dello stato che, evidentemente, avevano a cuore interessi molto diversi dalla tutela del patrimonio naturale.

 

È proprio a causa di queste interpretazioni bizzarre che, sovente, normali cittadini, ben lungi dall’essere dei criminali, si trovano coinvolti in operazioni di sequestro, intercettazioni telefoniche, a pagare ingenti multe, o addirittura imputati in procedimenti penali, ed altre “angherie”, che fino a pochi anni fa si sentivano solo riferiti a mafiosi o altri temuti delinquenti. … Tutto questo perché? - Perché si è venduto un neonato di testudo hermanni …..!!!!! oppure, perché si è portata una tartaruga alla fiera di Cesena senza ottenere il “permesso di spostamento” ?? – Vi sembra questa la volontà di un legislatore internazionale che aveva il nobile intento di evitare l’estinzione delle tartarughe?

 

Certo che no,…. ed è proprio per questa dissennata applicazione delle leggi che bisogna combattere, affidando le nostre iniziative e le nostre difese ad esperti avvocati che conoscono le problematiche e che siano in grado di fare comprendere alla magistratura (l’unico organo deputato all’interpretazione delle leggi) quale sia il vero significato e la ratio della Convenzione di Washington che, se da una parte, mira ad impedire il commercio di animali selvatici, dall’altra, ha voluto salvaguardare gli scambi tra privati ed associazioni scientifiche, … forse l’unico vero mezzo con cui si può veramente combattere l’indiscriminato commercio illegale.

 

L’unico modo per correggere le leggi fatte male è: l’interpretazione giurisprudenziale, quindi, il futuro del nostro hobby dipende dai processi che subiamo “oggi” ed è per questo che non prossimo lasciare il destino dei nostri animali nelle mani di chi non ne sa nulla, di chi non conosce i veri problemi degli allevatori e di chi sottovaluta gli effetti devastanti che possono avere sull’interpretazione delle norme: ..il pagare multe ingiuste, …l’accettare decreti penali di condanna, prescrizioni o un patteggiamenti (strade semplici che l’ordinamento offre per evitare difficili e costosi processi, in cambio di uno sconto di pena) senza aver mai acquistato in animale al mercato illegale o aver mai prelevato animali in natura.

 

Il Tarta Club Italia consiglia i seguenti studi legali che, per la loro esperienza e contestuale vicinanza al mondo degli allevatori, si sono distinti per aver ottenuto numerosi successi ponendo le basi per un’interpretazione più razionale delle norme che riguardano le nostre Tartarughe:

 

Articolo Agosto 2015, Avv. Pietro Campanini

Cari associati e cari lettori, mi permetto di segnalare una nuova sentenza emessa dal Tribunale di Roma, non oggetto di impugnazione, pertanto divenuta definitiva. La particolarità della stessa è: che viene finalmente sancito un principio che il Tarta Club Italia ha sempre ribadito con forza fin dalle prime applicazioni delle restrittive interpretazioni fornite dall’ufficio centrale CITES, ossia che: “nell’ambito di una cessione di esemplari di allegato A, la richiesta di un rimborso spese non costituisce reato”. È l’applicazione di un principio di logica e di buon senso che fino ad oggi non aveva trovato cittadinanza nel variopinto panorama di attuazione della legge 150/92. In buona sostanza la causa aveva avuto inizio allorquando un allevatore, trovandosi nella difficoltà di allocare le proprie neonate, aveva pubblicato annunci on line, chiedendo un rimborso spese da 60 a 80 € per la richiesta dei relativi certificati di spostamento (i quali, non richiedono alcuna prova di discendenza, quindi rilasciati senza particolari formalità). La battaglia è stata portata avanti dai funzionari dell’ufficio centrale CITES i quali hanno sostenuto fino all’ultimo che, anche il pagamento di un solo centesimo, avrebbe configurato il reato. La sentenza 1843/15 del Tribunale di Roma chiarisce bene che il rimborso delle spese burocratiche (la sentenza parla di € 60, ma in realtà, in atti, vi era la prova di € 80) per l’emissione dei certificati di spostamento non integra il reato di cui all’art. 1 L. 150/92 in quanto è escluso lo scopo commerciale. Dalla sentenza peraltro si ricava un altro principio, ossia, che non è vietato porre annunci e pubblicizzare in qualche modo la disponibilità a cedere animali, il ché a mio avviso, è estensibile anche a chi, partecipando ad una fiera, decida di cedere il prodotto del proprio allevamento amatoriale. Naturalmente, anche in questo caso, una volta trovato il possibile cessionario, occorrerà fare la richiesta di spostamento secondo il normale iter. Oltre a questa interessante sentenza, al fine di chiarire alcuni dubbi sollevati dalla presidenza del Tarta Club Italia, segnalo il seguente arresto della Cassazione Penale Sez. III, Sent., 01.10.2013 n. 40591 secondo il quale l’importazione di esemplari ad uso personale senza alcun certificato CITES comporta una violazione di carattere meramente amministrativo e non penale. In particolare nella sentenza impugnata viene evidenziata una distinzione tra "esemplari" (per i quali vige un sistema vigilato di circolazione) e "parti, prodotti o derivati delle specie previste negli appositi allegati da A a D" (per i quali il regime limitativo non trova applicazione). Secondo l'interpretazione fornita dall’autorevole Collegio, tale regime di circolazione vigilata per gli esemplari, trova una specifica deroga quando si tratti di esemplare destinato ad un uso soltanto domestico, ove il regime derogatorio troverebbe applicazione tout court. Letteralmente la citata sentenza esprime il seguente concetto: "L'importazione di animali appartenenti a specie protette è vietata quando venga posta in essere in violazione delle formalità previste dalla normativa internazionale ed interna. Essa è tuttavia consentita in casi eccezionali, rientranti tra quelli catalogati come "deroghe". Tra queste vanno annoverate le importazioni di esemplari per uso personale o domestico e tutti i casi di transito o trasbordo, quando gli animali siano sotto i controlli doganali". (Nella specie la Corte ha osservato che non era stata presa in considerazione l'esistenza delle deroghe, come evidenziato dal ricorrente, il quale assumeva la regolarità dell'importazione di esemplare destinato ad uso personale o domestico mancando la finalità della commercializzazione). Secondo la Cassazione la deroga al regime sanzionatorio per gli esemplari ad uso personale discende dall’art. 7 L. 150/92, il quale richiama il regolamento n. 338/97 e sue successive modifiche, secondo il quale il regime derogatorio non prevede distinzioni tra esemplari e oggetti per uso domestico e che dunque determina la piena legittimità di una importazione per fini soltanto personali di esemplari non destinati alla commercializzazione, così “lasciando intendere come il discrimen, ai fini della punibilità, debba essere individuato non tanto nella distinzione tra esemplari e parti o prodotti derivati, quanto nella finalità cui è destinata l'importazione o detenzione dell'esemplare” (corsivo è tratto letteralmente dalla citata sentenza). Se pertanto non è richiesto alcun CITES per chi importa ad uso personale esemplari di specie protetta (salvo che non abbia violato norme dello stato esportatore), a maggior ragione non potrà essere sanzionato chi detiene una tartaruga senza alcun certificato CITES, purché si tratti di uso personale e domestico (senza vendita o spostamenti) – resta fermo l’obbligo di dimostrare l’origine legale, naturalmente!!. Questa sentenza va nello stesso senso del precedente provvedimento del GIP di Reggio Emilia del 17/02/2013 già oggetto di un mio precedente articolo e di animate discussioni sul forum.

Parma, 31/08/15

Avv. Pietro Campanini

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