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Lunedì, 22 Dicembre 2014 20:46

Lo Speratore (Elvio Giordano)

Lo Speratore (Elvio Giordano)

Premessa
Spesso, quando è il momento di effettuare la speratura delle uova, capita di farsi scivolare l'ovetto di mano allentando la presa in quanto si è troppo concentrati a guardare cosa si vede in trasparenza. E poi l'uovo è comunque a rischio caduta in quanto vien tenuto con una sola mano (o con sole due dita) mentre con l'altra si tiene una torcia o un'altra fonte di luce direzionale. In caso di mancata presa, se si è fortunati si riprende l'uovo al volo, ma il brusco movimento non giova sicuramente all'embrione, nei casi meno fortunati si fa una bella frittata.
Questo semplicissimo dispositivo consente di ridurre al minimo i rischi di farsi scivolare gli ovetti di mano.

Materiale
* Una scatoletta in plastica
* Una normale lampadina da almeno 40W
* Un portalampade
* Uno spezzone di cavetto elettrico
* Una spina elettrica maschio
* Un cacciavite a stella o a croce
* Un cacciavite a taglio o a spacco
* Un paio di forbici da elettricista
* Un trapano
* Una punta da 8mm
* Una punta (anche detta fresa) da almeno 20mm

Costruzione
Si prenda una scatoletta in plastica di almeno 15x10x6cm di dimensioni. Si prestano molto bene allo scopo le cosiddette "scatole di derivazione per esterno" che usano gli elettricisti, quelle grigio chiaro per intenderci. Possono andar bene quelle della "Gewiss" o della "Legrand" o di qualsiasi altra marca, l'importante è che sia in plastica. Io ho usato una Gewiss, codice GW 44205.
Ora si colleghi elettricamente il cavetto al portalampada usando cacciaviti e forbici.
Dopo aver aperto il coperchio della scatola svitandolo, si proceda effettuando un forellino di almeno 8 mm in una delle pareti laterali della scatola, oppure, se si usa, come me, una scatola corredata di gommini passacavo, basterà fare un forellino nel gommino. Dopo aver infilato il cavo si adagi semplicemente nella scatola la lampada con il relativo portalampada.
E' anche possibile usare una lampada alogena, quelle che si usano incassare nei soffitti e che fanno una luce particolarmente bianca. Questa dovrà essere però corredata di trasformatore che dovrà anch'esso essere sistemato all'interno della scatola.
Quest'ultima, in tal caso, dovrà avere dimensioni maggiori.
All'altro capo del cavo si può ora collegare elettricamente la spina da inserire nelle prese di casa.
A questo punto è necessario operare sul coperchio della scatola.
Si effettui un foro sul coperchio con la punta/fresa scelta. Il diametro del foro deve comunque essere di poco inferiore a quello delle uova, questo per evitare che possano passarci attraverso.
Si richiuda la scatola.


Inserendo la spina alla rete elettrica si otterrà un fascio di luce in uscita dal foro sul coperchio.
Ora gli ovetti potranno esser adagiati ad uno ad uno sul foro e potranno esser ispezionati comodamente senza nemmeno più toccarli. In più, nel prelevarli dall'incubatrice e nello spostarli sul foro, potranno esser usate tutte e due le mani, usando l'una per sostenere l'uovo e l'altra come ulteriore sicurezza al di sotto della prima.
Vedi disegni seguenti.

E' possibile adagiare sul fondo della scatola un pezzetto di carta stagnola (che fa da specchio) per aumentare l'intensità del fascio di luce.
E' anche possibile effettuare più fori, se ve n'è la necessità; per esempio per confrontare lo sviluppo embrionale fra diverse uova avendole sott'occhio contemporaneamente.
Vi è anche la possibilità di effettuare più fori di diverso diametro nel caso si operi con uova di diverse dimensioni.

Lunedì, 22 Dicembre 2014 20:43

Semplice incubatrice (Carmen Mele)

Semplice incubatrice (Carmen Mele)

Costruire un'incubatrice "casalinga" con materiali poco costosi, è molto semplice e alla portata di tutti.
La mia è collaudata da ben tre anni, e in questo tempo ho avuto il 100% delle nascite da uova fecondate.
Bisogna innanzitutto procurarsi un frigo portatile, di quelli rigidi da campeggio... chissà quanti di noi ne hanno uno buttato in cantina...

Se però proprio non riusciamo a recuperarlo, possiamo sempre comprarlo, il prezzo varia dagli 8 , ai 12, 13€.
Sul fondo mettiamo 5 bicchieri capovolti e riempiamo d'acqua fino al livello dei bicchieri.
Quattro serviranno per tenere la vaschetta, ed uno per controllare il livello dell'acqua.
Nell'acqua metteremo un riscaldatore per acquari: io consiglio uno da 50W, anche se da me ad Agosto fa talmente caldo che nemmeno uno da 30 va bene e sono costretta a spegnere addirittura l'incubatrice: le uova si schiudono ugualmente.

A questo punto bisogna vedere quante uova dovremo incubare: io ho iniziato con una vaschetta che poteva contenere una quarantina di uova, era un semplice contenitore per gelato, con dentro uno o due cm di sabbia sterilizzata nel microonde.

La poggiate sui 4 bicchieri e lasciate il quinto bene in evidenza in modo da controllare il livello dell'acqua.
Dovrete poi procurarvi un termometro con sonda: li potete trovare nei negozi di ricambi auto, oppure nei supermercati più forniti, sempre nel reparto auto.
Non costa molto neppure questo.
Mettete la sonda sulla sabbia e chiudete il coperchio lasciandolo spiragliato da un lato: questo serve sia per aerare l'interno, sia per evitare che la condensa ricada sulle uova.
La temperature deve rimanere stabile intorno ai 32 gradi, se volete ottenere più femmine, solo a questo punto potrete inserire le uova.
La durata d'incubazione si aggira intorno ai 55, 57 giorni.
Quest'anno ho avuto il bisogno di avere un'incubatrice che contenesse più uova: ho trovato in commercio quello che faceva al caso mio un ripiano forato portacorrispondenza!!

Sopra si può sistemare una o più vaschette da gelato, contenenti la sabbia e le uova, o anche solo quei contenitori portauova di quaglia che si trovano facilmente al supermercato con le uova dentro: un contenitore da sei può contenere, aperto, 12 uova, ed in un ripiano ci stanno ben 60 uova...

Quando le uova sono più di quelle che ci stanno in uno strato, procedo a sistemarle "a strati": prendo le uova che sono state deposte per prime da sotto, e le metto sopra quelle che sono state deposte per ultime, così che le prime a schiudersi saranno quelle bene in vista.
Spero che i miei consigli vi siano utili.

L'uovo di tartaruga dalla deposizione alla schiusa (Maurizio Bellavista)

L'uovo è un microcosmo autosufficiente in termini di richiesta di nutrienti, ha cioè tutto quello che gli serve per far crescere al suo interno, sino alla schiusa, un essere perfettamente formato. Questo assunto, tuttavia, nasconde un mistero che merita di essere indagato e che, nel caso delle tartarughe, assume un ulteriore valore aggiunto: essendo molte specie minacciate in natura, l'incubazione artificiale delle loro uova riveste sempre maggiore importanza. Il tutto potrebbe apparire banale in quanto è molto facile far nascere una piccola tartaruga ma, come si vedrà, per quanto autosufficiente in termini energetici, lo sviluppo dell'embrione è influenzato enormemente da molti parametri. La temperatura, l'umidità nonché, a monte, le dimensioni relative, l'età della madre e le condizioni di salute di entrambi i genitori possono condizionarne il futuro.

Partiamo innanzitutto a descrivere l'uovo e le strutture che lo compongono.

La forma può essere da perfettamente sferica fino ad arrivare a strutture molto allungate. Ciò ne influenza la superficie esterna in quanto, a parità di volume, quello racchiuso in un corpo sferico è compreso in un'area minore. Infatti, ad area minore corrisponde una minore superficie di scambio con l'ambiente circostante che rende meno suscettibile l'uovo alle condizioni esterne. Inoltre, il rapporto superficie-volume è favorevole, a parità di forma, alle uova di maggiori dimensioni: il volume cresce alla terza potenza, mentre la superficie al quadrato. Un uovo di grandi dimensioni genererà quindi un piccolo più grande e con maggiori probabilità di sopravvivenza. Non vi è necessariamente correlazione diretta tra dimensioni medie della specie e dimensione delle uova che vengono deposte, tuttavia nella medesima specie vi è stretta correlazione e un maggior numero delle stesse per ogni ovatura .

Relazione tra lunghezza del piastrone e dimensioni medie delle uova in Trachemys scripta elegans.

 Esistono specie, per esempio, che depongono un solo grande uovo, pesante fino ad un quarto delle dimensioni della femmina, ed altre invece che arrivano al centinaio e lo superano. Naturalmente le due specie hanno strategie riproduttive differenti: la prima punta su di un nascituro che possa da subito contare su dimensioni tali da renderlo meno predabile; la seconda sul numero elevato di piccoli per avere la certezza che almeno una parte riusciranno a scampare alla predazione. Le dimensioni relative delle uova non variano di molto, contrariamente a quelle degli adulti di specie differenti, e partono di solito da un asse maggiore di circa 2,5 cm di lunghezza fino ad arrivare a 6/7 cm. Si noti infatti quale differenza invece sussiste per esempio tra una Testudo hermanni ed una tartaruga delle Galapagos.
L'uovo ha un rivestimento di carbonato di calcio, nella forma di aragonite, che si deposita sulla membrana dell'uovo all'interno degli ovidotti della femmina, partendo da strutture puntiformi detti centri di aggregazione.

Schema dell’uovo (A) e dettaglio del guscio (B) con unità di base.

Questi depositi si allargano e si uniscono sino a formare una struttura continua che ha, in ambito microscopico, un numero di pori atti allo scambio gassoso con l'ambiente esterno. Questi ultimi hanno lo scopo di permettere la respirazione dell'embrione e lo scambio di acqua. Nelle tartarughe si hanno due tipologie di gusci: quelli scarsamente calcarei, che conservano una certa elasticità della membrana dell'uovo e che possono espandersi o restringersi, appartengono solitamente a specie acquatiche e semi-acquate che vivono in ambienti umidi; quelli fortemente calcarei, rigidi e dalle dimensioni immutabili, appartengono a specie
che vivono in ambienti più aridi. La struttura di base rimane comunque identica in entrambe le tipologie descritte, quello che varia è cioè quanto carbonato di calcio viene a depositarsi al di sopra della membrana dell'uovo. La disposizione e la forma delle unità di aragonite donano all'uovo la capacità di distribuire un eventuale peso, come la pietra di volta fa in un arco. Quindi, assumendo una forma che si avvicina ad un tronco di cono con la base maggiore rivolta verso l'esterno, questo spiega, inoltre, la facilità con la quale il piccolo riesce a bucare l'uovo, ma al contempo la resistenza che esso dimostra allo schiacciamento.
All'interno del guscio e della membrana dell'uovo si trova l'albume, che a sua volta avvolge il tuorlo, rivestito da una membrana propria. Nella superficie del tuorlo, in quello che è definito polo animale, si trova l'embrione ad un primitivo stadio di sviluppo.
Le uova dei rettili e quelle degli uccelli sono fortemente telolecitiche, hanno cioè una enorme quantità di nutrienti in relazione alle dimensioni relative del polo animale della cellula uovo (fig. 1), e lo sviluppo successivo si svolgerà in questa parte sotto forma di segmentazione parziale e discoidale.
Tuorlo, albume e guscio calcareo sono riserve di nutrienti e sali minerali indispensabili allo sviluppo dell'embrione. La composizione chimica di queste strutture è rispettivamente di proteine, grassi (saturi, insaturi e steroli) e micronutrienti (vitamine e sali minerali). L'uovo, almeno sino alla fecondazione, è un'unica cellula con una riserva enorme di nutrienti. Ma come si arriva da qui alla nascita del piccolo animale? Dopo la deposizione inizia la fase di incubazione.

Sviluppo embrionale e strutture accessorie.

Dal polo animale l'embrione sviluppa delle strutture accessorie: il corion, che si estende immediatamente sotto la membrana dell'uovo, e l'amnios, che racchiude il liquido amniotico nel quale si trova immerso l'embrione. Questo ricrea l'ambiente di sviluppo ideale, che fino all'avvento delle uova dei rettili era possibile solo in acqua. E' questo che ha permesso ai progenitori dei rettili di affrancarsi dall'ambiente acquatico e di poter iniziare a colonizzare le terre emerse. A questo punto, quello che manca all'embrione è una struttura che permetta lo scambio gassoso con l'ambiente esterno: la respirazione. Questa struttura prende il nome di allantoide, è fortemente vascolarizzata, e si va a sviluppare tra corion e amnios, subito al di sotto della membrana dell'uovo. Da questo punto in avanti lo sviluppo dell'embrione evolverà metabolizzando le riserve energetiche contenute nell'uovo fino al punto in cui, terminate, si avrà la schiusa.
All'inizio dicevamo che lo sviluppo dell'embrione è fortemente influenzato dalla temperatura di incubazione, dall'umidità ambientale, dalle dimensioni dell'uovo, dalle condizioni di età e di salute della femmina.
Le uova deposte da una giovanissima femmina sono generalmente meno fertili e solitamente più piccole di quelle deposte da una più matura.

Fecondità in funzione dell'età in Trachemys scripta elegans.

Piccole dimensioni hanno lo svantaggio di uno sfavorevole rapporto superficie/volume e quindi di essere molto sensibili ai cambiamenti dell'ambiente esterno: ciò può compromettere negativamente lo sviluppo dell'embrione. In questo caso il successo di schiusa sarà certamente più basso.

Successo di schiusa per piccole e grandi uova di Pseudemys picta incubate a differenti condizioni di umidità

Passiamo adesso ad analizzare un parametro fisico di notevole importanza: l'umidità. La giusta umidità permette all'embrione di svilupparsi nel modo migliore, consentendo di mobilitare e metabolizzare i nutrienti contenuti nell'uovo nel modo più completo.
Non è superfluo ricordare che tutte le reazioni chimico-biologiche avvengono in acqua, e una sua carenza ne pregiudica la buona riuscita. L'uovo scambia passivamente e attivamente acqua con l'ambiente esterno tramite i pori del guscio per contatto e in forma gassosa (vapore acqueo). Numerosi studi indicano che esso scambia attivamente acqua solo nella parte centrale del periodo d'incubazione, il terzo medio, riuscendo a compensare eventuali ma pur piccole differenze, in modo da mantenerne un contenuto ottimale. Questo comporta che durante la prima e la parte finale dell'incubazione l'uovo sia molto più sensibile all'umidità relativa
dell'ambiente esterno. Quanto sono pignole le femmine di tartaruga nello scegliere il sito di nidificazione? Questo è uno dei motivi!
Il giusto grado di umidità fa si che si sviluppino tartarughini che riusciranno ad utilizzare appieno le risorse nutritive contenute nell'uovo, più grandi, e che in seguito avranno una sopravvivenza ed un tasso di crescita maggiore.

Massa delle uova di Trachemys scripta incubate a tre differenti concentrazioni di vapor d'acqua. Dato in funzione del tempo di incubazione.

L'umidità relativa ottimale si colloca sopra l'80% e non supera il 90%. Il substrato sul quale sono incubate le uova influenza lo scambio di acqua e quello della temperatura. Senza entrare nel dettaglio, vi sono molti modi di riporre in incubazione le uova di tartaruga. Tuttavia, il substrato usato maggiormente è quello a base di vermiculite in quanto ha la caratteristica di assorbire acqua, creando un'umidità relativa proporzionale al grado di miscela effettuato. Solitamente si dà acqua in proporzione 1:2 di peso con la vermiculite. Naturalmente il tutto, con le uova, va riposto in contenitori di plastica forati nella parte del coperchio, a loro volta
posizionati in una camera climatica alla temperatura prescelta. Ma quale è la temperatura più idonea all'incubazione? Qui si apre un dibattito che dà la possibilità di chiarire tutta una serie di importanti implicazioni relative alla temperatura di incubazione. Nella gran parte dei generi di tartarughe e nei rettili in generale, è la temperatura di incubazione a determinare il futuro sesso del nascituro.

 Sex Ratio in funzione della temperature in generi e classi differenti di rettili con determinazione del sesso temperatura dipendente.

Ma, tralasciando per il momento questo importantissimo dato di fatto, va sottolineato che temperature basse e temperature troppo alte possono influenzare in modo negativo lo sviluppo embrionale. In termini pratici, in entrambi i casi, ci sarà un minore successo di schiusa, tendente allo zero agli estremi, nonché una incidenza di malformazioni crescenti ed un minore tasso di sopravvivenza e di crescita dei nascituri. Quindi il range dovrà essere già per questo fatto ristretto. Ricordate quanto detto prima circa la scrupolosa scelta del sito di
deposizione da parte delle femmine?

A questo punto, ma in modo semplicistico, potrei concludere dicendo che, nel caso di Testudo hermanni boettgeri, alla temperatura di incubazione di oltre 32° C si avrà la nascita di femmine:

Sex Ratio in funzione della temperatura di incubazione in Testudo hermanni boettgeri.

scendendo progressivamente aumenteranno il numero di maschi, fino ad arrivare al 100% a temperature inferiori ai 30° C. Perché dico sarebbe semplicistico? Perché ogni specie ha il suo grado di sensibilità alla
temperatura, derivato dall'adattamento all'ambiente in cui vive. Ciò implica che vi sia una temperatura alla quale si avrà la nascita, in ugual misura, sia di maschi che di femmine diverse anche tra popolazioni differenti della stessa specie. Questa è definita temperatura perno.

Variazione latitudinale della temperatura perno in due specie di acquatiche americane: Chelydra serpentina e Trachemys scripta.

Anche qui semplifico, in quanto molte specie ne hanno due, una più alta e una più bassa, ed i maschi nascono a temperature di incubazione intermedie. Ma che valore ha la temperatura perno? E' quella temperatura alla quale il genotipo dell'uovo, cioè i cromosomi sessuali, riesce ad esprimersi. In parole semplici, prendendo ad esempio Testudo hermanni che ha digametia sessuale femminile (nei mammiferi è maschile), un uovo con i due cromosomi della coppia sessuale differenti, alla temperatura perno genererà una femmina .
Se si abbassa progressivamente la temperatura di incubazione, tutte le uova con i due cromosomi della coppia sessuale uguali genereranno maschi, mentre tra quelle con la coppia differente (geneticamente femminili) una parte genererà maschi in numero maggiore e proporzionale a quanto ci si allontana da quella perno. Si arriverà ad un punto in cui tutte le uova daranno nascite di sesso maschile. Stesso
discorso, ma invertito, se si alza la temperatura di incubazione. E' chiaro a questo punto quali implicazioni abbia la scelta della temperatura di incubazione, e va ribadito con decisione che la temperatura perno è una variabile conosciuta per poche specie perlopiù acquatiche, e che varia non solo tra specie differenti, ma anche tra popolazioni geografiche della medesima.

 Variazione della temperatura perno in popolazioni geografiche differenti di Chelydra serpentina.

Si tratta di un adattamento all'ambiente di origine. Ulteriore implicazione è che solo in un ristretto ambito di temperatura intorno a quella perno, i piccoli avranno uno sviluppo ottimale ed un tasso di crescita maggiore dopo la nascita. Questo ha notevole importanza nell'incubazione artificiale. In natura, dove per natura intendo nelle popolazioni originarie, la femmina sceglie (quindi influenza lo sviluppo delle
uova) il sito di deposizione migliore e, nel caso di Emys orbicularis, si riscontra un bassissimo tasso di inversione sessuale. Ciò sta a dimostrare che la scelta ricade certamente in un sito che permette di fare esprimere alle uova il reale sesso genetico o, quantomeno, si è avuta un adattamento tale da permettere di avere ciò in quella particolare condizione climatica. Anche in questo caso, tuttavia va ribadito, le condizioni di incubazione possono variare successivamente alla deposizione in modo imprevedibile in funzione del tempo meteorologico.
Nell'incubazione naturale si hanno regolari fluttuazioni di temperatura giornaliere: si è visto che è la durata della temperatura media ad influenzarne lo sviluppo sessuale. Un buon programma di allevamento non può sottovalutare quanto sopra detto e si dovrà cercare la temperatura più prossima alla temperatura perno per quella particolare specie, sottospecie o variante geografica. La mia personale esperienza mi ha portato ad imbattermi in questa importante e complessa realtà. Molti manuali di allevamento consigliano temperature di incubazione spesso ricavate da una lettura errata di studi scientifici ed io per primo, all'inizio della mia esperienza nell'allevamento delle tartarughe, ne ho seguito le indicazioni. Quale ne è stato il risultato? Adesso mi trovo con un numero molto sbilanciato di animali con lo stesso sesso. Ma di questo me ne sono potuto accorgere con certezza solo dopo 4/5 anni dalla nascita. In questo periodo di tempo il danno è stato notevolissimo, in quanto le nascite sono state numerose, ed ho potuto porre rimedio alla cosa solo tardi. L'unico modo inconfutabile per sessare un nascituro è quello di sezionarne gli organi riproduttivi, quindi non consigliabile: chi si vanta del contrario ha solo il 50% di probabilità di azzeccare una previsione! Una curiosità: le popolazioni sarde di Testudo hermanni hanno una temperatura perno differente
rispetto a quelle di origine toscana. Non mi stupirebbe che così fosse anche peraltre popolazioni! Per intendersi, già tra 30/31° C nascono solo femmine, mentre da uova deposte da esemplari di origine toscana nascono in numero doppio i maschi. Certamente è un ambito da approfondire.
Il mio personale parere è quindi quello di lasciare incubare le uova dove la femmina le ha deposte, purché il posto si trovi nella fascia tirrenica d'Italia ad ovest e lungo la costa in quella adriatica, dove cioè vi sono o c'erano già popolazioni naturali. Sconsiglio ciò più a nord e nei rilievi in quanto le poche nascite darebbero un numero sbilanciato di maschi. L'unica accortezza da avere è quella di creare un recinto apposito, di dimensioni adeguate e protetto dai predatori, esposto al sole dall'alba al tramonto, e fornito di un substrato di almeno 20/25 cm di sabbia fine (di lavaggio rena) da giardino. I nati in queste condizioni saranno molto vitali e capaci di svernare senza particolari accortezze nello stesso recinto di nascita. In caso sia necessario riporre le uova in incubatrice è comunque importante lasciare spento il termostato per alcune ore, magari durante le ore più calde della giornata, al fine di assicurare delle fluttuazioni di temperatura che ricreino l'incubazione naturale.
Tornando alla temperatura, c'è da dire un'ultima cosa importante: dividendo il periodo di incubazioni in tre parti uguali, essa ne influenza la determinazione del sesso esclusivamente nel terzo medio.
Nelle tartarughe la durata dell'incubazione delle uova varia solitamente tra generi diversi, mentre appare tipicamente sovrapponibile tra le specie che li compongono. Si va dai circa 30 giorni di alcuni generi di acquatiche a guscio molle, finanche a superare abbondantemente i 200 giorni di alcuni generi di acquatiche e terrestri tropicali. In un range di temperatura vitale la durata dell' incubazione è inversamente
proporzionale alla temperatura.

 Periodo di incubazione in funzione della temperatura in Testudo hermanni boettgeri.

A basse latitudini non è infrequente un fenomeno detto diapausa: esso consiste in un rallentamento estremo dello sviluppo dell'embrione fin quando le condizioni ambientali non sono ottimali, e rappresenta un adattamento all'ambiente. Molte specie a determinate condizioni di temperatura e umidità hanno mostrato di poter rallentare moltissimo lo sviluppo embrionale: ciò è stato studiato negli USA al fine di posticipare le nascite nelle grandi fattorie che allevano tartarughe acquatiche a fini commerciali. Questo al fine di non avere nascite solo in ristretti periodi dell'anno.
A più alte latitudini, nelle zone temperate, lo sviluppo delle uova è vincolato dalla durata della stagione estiva, tuttavia non è infrequente che i piccoli svernino all'interno del nido ed emergano all'aperto all'arrivo della bella stagione.

 Sviluppo embrionale in Chelydra serpentina: lunghezza del corpo e del dorso in funzione dei giorni di incubazione.

Al termine dello sviluppo , il piccolo tartarughino fora le membrane che lo avvolgono finendole di assorbire con l'ultima parte di tuorlo rimasta. Quindi fora il guscio con il dente dell'uovo. Questa, convenzionalmente, corrisponde alla data di nascita e fissa la durata dell'incubazione. Siamo all'ultimo dei 26 stadi di sviluppo osservati nelle tartarughe: dell'uovo non rimane che un guscio vuoto, impoverito di parte del calcio che è servito all'embrione durante il suo sviluppo.

 Piccola Testudo marginata albina a due giorni di vita.

 

Incubatrice di grandi dimensioni (Paolo Zoccatelli)

Premessa
L' incubatrice "frigo portatile", progettata in precedenza, è di piccole dimensioni ed è adatta per un numero ridotto di uova, circa una quarantina.
Mi sono posto il problema di costruirne una di dimensioni molto maggiori che potesse contenere un numero rilevante di uova, che avesse un basso consumo energetico e che costasse molto molto poco.
Per far questo mi sono avvalso dell'aiuto di due miei amici che mi hanno dato una mano sia nella fase di progettazione che di realizzo.

Principio di funzionamento
Il principio di funzionamento è quello del ricircolo di aria calda ( assorbimento di aria più fredda dal basso ed emissione di aria calda in alto).
La temperatura di incubazione viene impostata sul pannellino di due termostati digitali con sonda che, oltre a controllarsi a vicenda, pilotano tutta l'incubatrice
L'umidità viene prodotta in basso utilizzando un vaschetta piena d'acqua ed un riscaldatore per acquari da 150 watt.

Problematiche risolte in fase di progettazione e costruzione

Per prima cosa ho recuperato un vecchio frigorifero che misura 80 cm in altezza, 55cm di larghezza e 55cm di profondità e l'ho svuotato completamente, tenendo solo "la carcassa".

Fase 1 - Temperatura
Il primo problema che ci si pone nella costruzione di una grossa incubatrice a più strati di uova, è quello di ottenere una temperatura ed un'umidità pressoché costante ed identica in tutto l'ambiente, ciò è stato fatto passo passo in funzione dei risultati che si ottenevano nelle varie fasi di costruzione.
La prima cosa era di creare un ricircolo naturale dell'aria, per far questo si è costruita un'intercapedine, in lamierino di alluminio, all'interno del frigorifero, lungo tutta la "schiena", reparto verdure compreso, ad una distanza di 5 cm, con uno spiraglio di 2 cm in basso ed in alto, poi all'interno di questa intercapedine è stato installato un'ulteriore lamierino di alluminio che misura 50x40 cm posto al centro a 2,5 cm.
Il lamierino interno serve da supporto per la parte riscaldante, si tratta di una resistenza adesiva su gomma siliconica da 300 Ohm, con protezione termica, che misura 35x20 cm con spessore di 2 mm, tutta la parte in alluminio serve per dissipare il calore.
La funzione di questa intercapedine è di prendere l'aria più fredda dal basso , riscaldarla e farla uscire dall'alto, creando così un ricircolo naturale.
Il sistema funziona, ma il ricircolo d'aria è insufficiente per avere una temperatura costante infatti fra la parte bassa ed alta c'era una differenza di 6-7 gradi.

Fase 2 – Ricircolo d'aria
Per ottimizzare il ricircolo d'aria avevo pronte 2 soluzioni, la prima tramite una ventolina, la seconda utilizzando una vaschetta porta verdure piena d'acqua riscaldata attraverso un riscaldatore da acquari termostatato a 32 gradi.
Ho optato per la seconda, in quanto oltre a risolvere il problema della temperatura costante mi garantiva anche l'midità nell'ambiente.

Fase 3 – Umidificazione ed illuminazione
Una volta risolto il problema della temperatura e dell'umidità, sono passato alla parte finale, ovvero, come controllare l'incubatrice senza far fuoriuscire il calore e l'umidità.
Per questo ho costruito un telaio in alluminio a tutto frigo con tre finestrelle in plexiglas in modo da garantire la chiusura della porta del frigo stesso ed il controllo nei vari settori.
Poi ho installato dei tondini in acciaio per appoggiare le griglie, ed un vecchi neon da acquari con accensione dall'esterno per avere la luce.
Con questo sistema ho notato che tutta l'umidità ed il "gocciolamento" si forma sulla porta del frigorifero a causa della differenza di temperatura, quindi pur avendo all'interno un'elevata umidità (circa l'80%) non c'è alcuna condensa.

Fase 4 – Ulteriori ottimizzazioni e test
Nel caso vi fossero problemi di temperature ed umidità si può sempre applicare una ventolina da PC per creare un ricircolo d'aria ottimizzato.
Per avere l'esatta misura dei consumi, basta inserire in serie alla resistenza ed al riscaldatore per acquari 2 orologi elettrici, in questo modo si hanno i tempi esatti di funzionamento e si può calcolare il consumo in Chilowatt/ora giornalieri. Il costo di 2 orologi è di 5€. Da una mia stima il consumo è di circa 0,25 Chilowattora al giorno.
Finita la costruzione del prototipo sono passato alla fase di test, ho notato che la resistenza utilizzata per riscaldare l'aria produceva troppo calore in tempi brevissimi e raggiungeva temperature elevatissime.
Per ovviare questo problema e diminuire i consumi ho acquistato un variatore di tensione ad induzione (quelli che si usano per regolare a piacere la luce su un qualsiasi lampadario) ed in questo modo ho alimentato la resistenza con una tensione di 60 Volt invece che 220 Volt.
Il risultato è stato sorprendente, si mantiene la temperatura di 32-33 gradi senza problemi con consumi limitatissimi (facendo il calcolo con la legge do Ohm: P=V*V/R) la potenza assorbita è circa di 12 Watt.

Materiali per la costruzione
Materiali "di ricircolo" che mi sono procurato senza spese
* Un vecchio frigo 80x55x55 cm
* Un termostato con sonda e ralais aperto/chiuso.
* Un secondo termostato con sonda e 4 relais.
* Una resistenza adesiva su gomma siliconica da 300 Ohm e 220 Volt con protezione termica, che misura 350x200x2 mm.
* L' intelaiatura per l'intercapedine ed il supporto per la resistenza in alluminio.
* L' intelaiatura con le finestrelle interne in plexiglas.
* La lampada per acquari.
* Griglie di dimensioni leggermente ridotte rispetto al frigo.
* I supporti per le griglie.
* Vaschetta per l'acqua.
Materiali acquistati per il completamento ed i test
* Un riscaldatore da acquari termostato da 150 Watt. Costo 17€.
* Un variatore di tensione induttivo. Costo 15€.
* Quattro termometri per misure interne. Costo 2€.
* Un termometro/igrometro. Costo 12€.

Modalità di costruzione
Una volta in possesso dei materiali di costruzione, l'installazione è molto semplice, per l'intercapedine posteriore ed il telaio anteriore con finestrella bastano 8 viti autofilettanti.
Piu complessa e la parte elettrica:
1. Il riscaldatore da acquari và collegato direttamente alla rete elettrica.
2. I due termostati muniti di apposito trasformatore vanno collegati alla rete elettrica e vanno tarati sulla temperatura che vogliamo avere nell'incubatrice.
3. Le sonde collegate ai termostati vanno inserite nell'incubatrice.
4. La luce interna l'ho collegata ad un relais ausiliario del secondo termostato per poterla accendere e spegnere dall'esterno.
5. Il collegamento un po' più complesso è quello della resistenza, questo è il cuore di tutta l'incubatrice.
- partendo da un filo collegato alla rete elettrica si arriva al contatto aperto/chiuso in ingresso al relais del primo termostato;
- l'uscita va collegata al contatto aperto/chiuso in ingresso al relais del secondo termostato. (NOTA: Ho usato 2 termostati perché li avevo e non mi sono costati nulla, li ho collegati in serie a protezione uno dell'altro, nel senso che se uno dovesse bloccarsi, la temperatura salirebbe moltissimo cucinando le uova, a questo punto interverrebbe il secondo interrompendo il circuito)
- l'uscita va collegata in ingesso al variatore di tensione.
- dal variatore di tensione si arriva alla resistenza all'interno dell'incubatrice
- dalla resistenza si ritorna alla rete elettrica ed il collegamento è finito.

Utilizzo
Collegare alla rete elettrica i termostati, la resistenza ed il riscaldatore da acquario.
Inserire le sonde dei termostati, nell'incubatrice scegliendo i punti in cui rilevare la temperatura.
Impostare sui termostati la temperatura voluta (33° per favorire la nascita di femmine).
Se la temperatura scende a 32° il termostato attiva le resistenze che, riscalda l'ambiente in maniera uniforme riportando la temperatura a 33°.
Regolare la tensione della resistenza attraverso il variatore di tensione in modo da avere la temperatura ideale limitando i consumi. Io l'ho portata intoro ai 60 Volt.
Inserire alcuni termometri per rilevare la temperatura in più punti, nel mio caso ho usato 4 termometri + le 2 sonde dei termostati + il termometro/igrometro.

Incubatrice di piccole dimensioni (Paolo Zoccatelli)

Premessa
La mia incubatrice è di tipo amatoriale utilizzata per l'incubazioni di uova di rettili ed in particolare delle tartarughe terrestri. Nella costruzione ho riutilizzato solo materiali di riciclo.

Principio di funzionamento
Il principio di funzionamento è quello del ricircolo di aria calda (simile a quello di un asciugacapelli in miniatura). La temperatura di incubazione viene impostata sul pannellino di un termostato digitale con sonda che pilota la fonte di riscaldamento.
L'umidità viene prodotta utilizzando un vasetto pieno d'acqua che evapora naturalmente; da una misurazione si attesta all'incirca al 60%.

Materiali per la costruzione
- Un vecchio frigo portatile da campeggio
- Un termostato con sonda e ralais aperto/chiuso
- Una ventolina (ho usato quella di raffreddamento dei processori Pentium dei PC) che funziona a 12 Volt in corrente continua o raddrizzata).
- Un trasformatore da 220 a 12 Volt.
- Un raddrizzatore 12 Volt.
- Due resistenze da 20 ohm in ceramica per corrente alternata e tensione di 220 Volt.
- Una piastra di plexigas trasparentea misura del frigo portatile
- un po' di sabbia ed un contenitore per l'acqua che serve solamente per umidificare l'ambiente.

Modalità di costruzione

Installare sulla piastra di plexiglas  le due resistenze ceramiche e la ventolina ad una distanza di pochi centimetri, in modo che l'aria spinta dalla ventolina si riscaldi al contatto con le resistenze.
Sul coperchio di plexiglas fare un piccolo foro per il passaggio della sonda.
La ventolina che ho utilizzato è quella per il raffreddamento dei processori pentium dei PC e funziona in corrente continua a 12 Volt. Per questo motivo ho dovuto utilizzare un trasformatore da 220 a 12 Volt ed un raddrizzatore per portare la corrente da alternata a raddrizzata. Se si riesce a trovare una ventolina che funzioni a 220 Volt non servono più nè il trasformatore né il raddrizzatore.
La scatola grigia di foto2 è in pratica la centralina che governa l'incubatrice, e contiene il trasformatore, il raddrizzatore ed il termostato.
In ingresso (cavo grosso grigio scuro) abbiamo il cavo di alimentazione a 220 Volt, ed internamente alimenta il termostato. A valle del termostato e sotto controllo dello stesso abbiamo il trasformatore, il raddrizzatore e tutti i cavi in uscita.
In uscita abbiamo:
- la sonda del termostato che rileva la temperatura in incubatrice (cavo grigio scuro)
- l' alimentazione a 220 Volt per le resistenze ceramiche (cavo grigio chiaro).
- l' alimentazione a 12 Volt per la ventolina (cavo rosso).


Utilizzo
Mettere 2-3 cm di sabbia sul fondo del frigo.
Appoggiare sul fondo il contenitore per l'acqua, va benissimo un vasetto piccolo.
Appoggiare le uova sulla sabbia.
Inserire la sonda del termostato, la cui parte finale deve appoggiare alla sabbia per rilevarne la temperatura.
Impostare sul termostato la temperatura voluta (33° per favorire la nascita di femmine) ed il gioco è fatto.
Se la temperatura scende a 32° il termostato attiva le resistenze e la ventolina che,
inviando aria contro le resistenze, riscalda tutto l'ambiente in maniera uniforme riportando la temperatura a 33°.

Risultati

L'incubatrice è stata costruita nel 2001 e funziona perfettamente tuttora.
Tutte le uova fecondate si sono schiuse.

L’importanza di uno sbalzo termico nell’incubazione artificiale delle uova di Testudo

foto 1

Scrivo questo breve articolo con l’intento di esporre le mie esperienze con le incubazioni artificiali e di aiutare quanti si cimentano in questa importante pratica che è fondamentale per la nostra passione verso le Testuggini.
Premetto che le mie esperienze sono rivolte verso le specie terrestri ed in particolar modo verso le specie mediterranee (Testudo hermanni,  Testudo marginata e Testudo ibera), ma credo che sia di egual importanza anche per tutte le altre specie se non per la differenza di sbalzo termico per le specie acquatiche  esotiche in relazione alla temperatura di origine.


foto 2

foto 3

La mia ricerca e sperimentazione parte dalla lettura di uno studio di ricerca di un istituto olandese di una decina di anni fa, (del quale però non riesco più a trovarne traccia) il quale parlava proprio dell’importanza di uno sbalzo termico che in fondo poi simulava la condizione che si verifica in natura,   con una diminuzione notturna di diversi gradi centigradi.  Questo studio parlava di evidenti risultati sia su percentuali di schiuse che su diminuzione drastiche di “morti bianche”, quelle in cui troviamo il piccolo morto all’interno dell’uovo, spesso anche totalmente formato ma inspiegabilmente non nato(foto 2) e anche sulla diminuzione di esemplari con scaglie anomale(foto 3). 
Ho eseguito diverse prove e devo dire di essere rimasto stupito sui risultati;   con le condizioni di temperatura diurna ottimale(le prove le ho eseguite sui 32°C – 32,5° C per cercare di ottenere femmine), le schiuse erano sempre del 100% con assenza di morti bianche e scaglie anomale,  anche con quantità di uova sui cento esemplari,   mentre il risultato diminuiva se portavo la temperatura diurna sui 33°C – 33,5°C.
Nota molto importante è che tutti gli esemplari nati con lo sbalzo termico, risultano molto più attivi e sani di quelli nati con valore termico fisso.

Detto questo,   per prima cosa provai ad inserire una sonda di un termostato  in un nido di uova deposte in cattività,   circa a 10-12 cm sotto il livello del suolo ed esattamente in mezzo alle uova deposte.       

foto 4

Lo strumento utilizzato era in grado di verificare le temperature minime e massime del nido(foto 5).        

foto 5

Le prove furono fatte in condizione di bel tempo,   nel periodo di inizio agosto  e quindi circa a metà incubazione .  
Queste prove rilevarono uno sbalzo termico fra minima e massima di circa 5°C .
Mi posi subito il quesito di come riuscire ad effettuare questo sbalzo termico all’interno di una incubatrice artificiale e in grandi linee verificai due possibilità:

  1. La più precisa e perfetta sarebbe quella di utilizzare un termo programmatore del tipo che si utilizzano nelle abitazioni per regolare la temperatura dell’ambiente,  che permettono la regolazione termica ora per ora,   quindi con la possibilità di effettuare una degradazione scalare e costante che crea una ambientazione perfettamente uguale all’esterno. Purtroppo però qualche anno prima ebbi una brutta esperienza con un termo programmatore il quale bloccò il suo relè interno e fece funzionare continuamente il riscaldatore di un piccolo terrario portando la temperatura interna ad oltre 40°C per molte ore,  cosa che mi creò seri problemi con due piccole G. sulcata,   quindi optai per la successiva soluzione ;   anche se ora credo che in commercio esistano dei prodotti più affidabili.
  2. La seconda soluzione è quella di inserire sull’alimentazione del sistema termico (non su quello eventuale di ventilazione) un semplice timer,   meglio se di tipo meccanico, di quelli con i cavallieri che permettono comunque di regolare manualmente ora per ora; in commercio ce ne sono anche che suddividono anche ogni mezzora o quarto d’ora(foto 6).

Ora rimane solo fare qualche prova per verificare quanto tempo dobbiamo staccare l’alimentazione del sistema termico ,   gradualmente ,   staccando per un’ora la prima notte. Ovviamente ci si deve procurare un termometro (possibilmente con sonda) che verifichi le temperature minime e massime all’interno dell’incubatrice.
Quindi la mattina successiva si verifica lo sbalzo termico della notte;   il mio consiglio è di arrivare a 5°C inferiori alla temperatura diurna impostata .    
Se la differenza termica è ancora poca,  si aumenta il tempo di stacco dell’alimentazione fino al risultato che si vuole ottenere.   
Ricordiamo però che, sia la temperatura della stanza in cui è posta l’incubatrice, sia l’isolamento termico con cui è costruita l’incubatrice,  influenza molto questo range,   quindi ogni qualche giorno (almeno una volta a settimana) è bene ricontrollare la minima notturna e se serve, modificare il tempo di stacco. La stanza dove tengo le mie incubatrici varia la temperatura con un aumento costante fino alla fine dell’incubazione estiva delle Testudo mediterranee, quindi  partivo da uno stacco di circa 2 ore per arrivare a circa 12 ore nel periodo più caldo.

Ora stiamo sperimentando questo sbalzo termico sull’incubatrice che il Tarta Club Italia ad aprile 2011 ha portato nel centro di riproduzione delle rarissime Astrochelys yniphora in Madagascar , che fa parte del “Progetto TCI Angonoka”(foto 7). 

foto 7

L’incubatrice al momento ha un  sistema elettronico che permette di impostare solo due temperature,   una diurna ed una notturna,   ma stiamo studiando insieme alla ditta F.I.E.M.  un nuovo programmatore professionale che ci permetta di regolare ora per ora e possa controllare la cella di Peltier che provvede sia a riscaldare che rinfrescare  (in caso di eccesso di temperatura nell’ambiente dove è sistemata l’incubatrice).   Al momento il range impostato è di circa 4°C,   ma la sperimentazione è ancora lunga,  in quanto non conosciamo esattamente le temperature  notturne dei nidi nei siti originali del Parco di Soalala(unica zona del Madagascar dove vivono le bellissime Astrochelys yniphora);  conosciamo solo quelle dove è ubicato il centro di riproduzione che dista qualche centinaio di kilometri.

Al momento della stesura di questo documento,   sono nate le prime 3 Angonoka al mondo,  in incubazione artificiale e questo ovviamente rende onore al lavoro del Tarta Club Italia(foto 8 e 9).

La prima Astrochelys yniphora nata al mondo con incubazione artificiale



La prima Astrochelys yniphora nata al mondo con incubazione artificiale

Agostino Montalti (presidente Tarta Club Italia)

Lunedì, 22 Dicembre 2014 20:18

Recinti

Una collezione di fotografie a tema.

Lunedì, 22 Dicembre 2014 20:15

Laghetti

Una collezione di fotografie a tema.

La Vaschetta per le Emergenze (Agostino Fiorentino)

 
In questo articolo vi spiegherò come realizzare una semplice vaschetta da utilizzare per le emergenze, puoi capitare di dover separare delle tartarughe o metterle in quarantena.

Lista Materiali:
1. Bacinella (Io l’ho fregata a mia moglie :-D )
2. Due barre filettate da 6
3. Alcuni dadi da 6
4. Pezzo di Legno o Plexiglass
5. Viti
6. Silicone
7. Rete in Plastica
8. 1 rubinetto con guarnizione e dado

La prima cosa che ho fatto è stata quella di tagliare le barre filettata in pezzi da 25cm e con una lima ho smussato le due estremità arrotondandole in modo da poterci avvitare i dadi, successivamente con un trapano e una punta da sei ho fatto sei fori sulla parte alta della vaschetta.
Poi ho preso un pezzo di compensato, ma si può usare anche il plexiglas (io non lo avevo disponibile) l’ho inserito a metà vasca in modo da creare una parete divisoria, pian piano ho iniziato a tagliare i lati e a sagomarlo in modo da dargli la stessa forma della vaschetta.
Quando ho raggiunto la forma corretta, ho messo del silicone lungo i bordi esterni della tavoletta del silicone e ho inserito la tavoletta di legno nel centro della vaschetta, e dall’esterno della vaschetta i con delle viti l’ho bloccata, poi ho siliconato bene tutti i punti di contatto.
Dopo 24 ore ho riempito un lato della vasca per controllare che l’acqua non passasse da nessuna parte, io non ho avuto nessun problema, ma se ci sono delle perdite, bisogna svuotare la vaschetta, attendere che si asciughi bene e rimettere il silicone su tutti i punti di contatto.
Dato che la mia tavoletta era di legno, per evitare che col tempo marcisse, gli ho steso su tutta la superficie a contatto con l’acqua un velo di silicone, (ho utilizzato una piccolo pezzo di plastica come spatola) in modo da renderlo immune all’ acqua.
Poi su un lato ho messo una altro pezzo di legno (anche qui si puo usare il plexiglas) a mò di scivolo per permettere alle tartarughe di salire sulla zona asciutta.
Il legno l’ho vissato sia alla vasca con delle viti e sia sul legno divisorio, naturalmente anche questo pezzo di legno, l’ho siliconato in modo che non marcisse, infine con del silicone ho incollato anche un pezzo di erbetta sintetica.
Proseguendo ho avvitato su un lato di ogni pezzo di barra filettata un dado, ho infilato le barre nei fori e ho avvitato internamente un altro dado.
I dadi servono a bloccare la plastica della vaschetta e a tener dritto i pezzi di barra da 25cm. Fatto questo, ho rivesto le barre filettate con della rete in plastica, in modo da evitare fughe, bloccando la rete sulle barre filettate con del filo di ferro plastificato.
Più un pezzo di rete di plastica che metto sulla parte alta per proteggere le tarte da eventuali uccelli.
Come ultima cosa ho fatto un foro nella parte dove và l’acqua e ho montato un rubinetto a sfera (con due guarnizioni una interna e una esterna che fanno da tenuta) per cambiare l’acqua.
Alla fine ho riempito un lato della vasca con argilla espansa, e devo dire che le tarte la gradiscono molto.
Lunedì, 22 Dicembre 2014 20:06

Allestire un acquaterrario (Stefano Redaelli)

Allestire un acquaterrario (Stefano Redaelli)

L'acquaterrario è la soluzione alternativa all'allestimento di un laghetto artificiale per chi non ne fosse possibilitato o per quelle specie che richiedono un'allevamento a temperature costanti tutto l'anno. Deve essere abbastanza grande in relazione alle dimensioni e alla quantità di animali ospitati. E' importante sapere che ogni specie richiede un allestimento particolare, sta all'allevatore documentarsi (consultando il web e le apposite schede di allevamento) sul tipo di stabulazione ideale per la specie allevata in particolare sul livello dell'acqua o per la presenza dell'area emersa e la sua estensione.
Di seguito verranno spiegate in dettaglio tutte le parti essenziali per poter allestire un acquaterrario idoneo ad ospitare delle tartarughe: area acquatica (riscaldamento e filtraggio) e area emersa (allestimento, illuminazione UVB/UVA e riscaldamento).

RISCALDAMENTO
Il riscaldatore è l'elemento fondamentale per la sopravvivenza delle vostre tartarughe. Poiché le tartarughe sono animali a sangue freddo incapaci di termoregolare il loro corpo, l'unico modo per garantirgli una temperatura adeguata è il riscaldatore. Si tratta di in termostato isolato (esistono anche a serpentina) che viene immerso nell'acquario e grazie ad un regolatore interno è in grado di mantenere la temperatura costante in base a quella impostata. È importante consultare le schede di allevamento o il web per poter stabilire la temperatura più adatta per l'allevamento delle singole specie. Temperature troppo alte potrebbero nuocere alla vostra tartarughina, a temperature troppo basse non sono in grado di attivare a pieno il proprio metabolismo mostrando apatia (falso letargo) e nei peggiori dei casi potrebbero ammalarsi e morire. Si può tenere sotto controllo la temperatura con degli appositi termometri (è consigliato quello a immersione col fissaggio a ventosa). Esistono diversi tipi di riscaldatori la cui potenza deve varia a seconda della capacità dell'acquario (dai 25W ai 300W). Mentre il prezzo del termometro è circa 2,5€ quello del riscaldatore varia tra le 15€ e le 20€ in relazione alla potenza e alla marca. Va posizionato in una parte nascosta dell'acquario per evitare che le tartarughe vengano a contatto e possano romperlo e vicino all'uscita della pompa di riciclo dell'acqua in modo da favorire una diffusione costante dell'acqua riscaldata. Possono essere posti sia orizzontalmente completamente immersi in acqua, sia verticalmente rispettando la tacca del livello minimo d'acqua (solitamente in prossimità del cappuccio nero). Prima di toglierlo dall'acqua è necessario staccarlo dalla presa e lasciarlo raffreddare qualche minuto per evitare di farlo scoppiare. Sono riscaldatori che funzionano solo in acqua, accenderli fuori può provocare una rottura dei suoi componenti.
Per capire il wattaggio necessario alle nostre esigenze basta confrontare questa semplice tabella di guida. Scegliere la riga della tabella in base alla differenza di temperatura che si vuole ottenere dell'acqua e quella dell'ambiente (ex acqua 25°C casa 20°C si guarda la prima riga) La colonna invece si sceglie in base al numero di litri di acqua contenuti nell'acquario. L'incrocio delle due scelte da il wattaggio necessario.

FILTRAGGIO
Anche il filtro deve essere alloggiato all'interno della vasca, anche se ne esistono di esterni molto costosi ma notevolmente più efficienti. Il prezzo oscilla tra le 15€ e le 100€ a seconda dei modelli e della capacità di filtraggio. Un buon filtro vi permette di pulire completamente l'acquario poche volte l'anno (anche se è buona norma cambiare un po' di acqua ogni tanto, magari dopo averla lasciata decantare una giornata per fare evaporare il cloro) risparmiando tempo e fatica e mantenere i parametri chimici dell'acqua nella norma. Anche la pompa di filtraggio, come il riscaldatore, va accesa durante l' immersione, altrimenti si brucia.

 

FILTRI INTERNI
Esistono due tipologie di filtri interni:
* quelli già assemblati tipo Duetto o Fluvial che hanno un sistema di riciclo composto da due filtri di spugna e un vano per il carbone attivo, con una pompa, tutto in un unico blocco. Sono abbastanza piccoli e adatti per acquari di piccolissime dimensioni, garantendo una autonomia dei filtri di circa 2 settimane dopo di che vanno sostituiti visto il notevole carico biologico che producono le tartarughe rispetto ai pesci per cui sono progettati questi filtri interni.

* Quelli ricavati sfruttando parte dell'acquaterrario (un terzo della capacità creando un divisorio di vetro con dei fori diaspirazione per l'acqua. La figura rappresenta un tipico sistema filtrante di questo tipo. Si crea una sezione a parte che a sua volta viene suddivisa in scomparti in comunicazione tra loro, tenendo presente che il livello dell'acqua deve essere all'incirca quello della linea rossa. Si possono distinguere così tre scomparti: nel primo l'acqua viene prelevata dai fori dientrata per poi essere trasportata lentamente passando dall'alto nel secondo scomparto composto a strati: un primo filtro di lana di perlon in grado di trattenere lo sporco più grosso (filtraggio meccanico), un secondo scomparto che contiene al suo interno i batteri che aiutano ad eliminare lo sporco costituito da una spugna o da un sacchetto di cannolicchi (filtro biologico), ed infine un terzo stato filtrante di zeofil e carboni attivi che tolgono gli odori più cattivi e li colore giallo dell'acqua, il cloro, ecc con un filtraggio di tipo chimico. Questi ultimi due hanno durata di due settimane e necessitano perciò di essere cambiati. Nell' ultimo scomparto si trova un motorino che è in garantisce il circolo e espellendo da un tubicino l'acqua appena filtrata: è l'elemento fondamentale del vostro filtro e bisogna assicurarsi di acquistarne uno con una portata d'acqua per minuto molto elevata, garantendo così un ottimo riciclo. In questo vano può anche essere inserito il riscaldatore.

FILTRI ESTERNI
E' sicuramente la soluzione ideale, anche se più costosa (tra i 50 e i 100€), e più efficiente in termini di pulizia. I filtri esterni sono costituiti da diversi stadi come quelli appena descritti ma il vantaggio è che sono posti all'esterno dell'acquario. Hanno la classica struttura a bidoncino e riciclano l'acqua grazie alla pompa ma anche grazie al sistema dei vasi comunicanti. Essendo esterni hanno il pregio di essere facilmente pulibili staccandoli dalla loro sede senza dover intervenire sull' acquario portandoli in luoghi adeguati a queste operazioni.

1. Offre una maggiore igiene e soprattutto una qualità di filtraggio ben superiore ai filtri interni.
2. Aumenta lo spazio all'interno dell'acquaterrario di ben 1/3 non dovendo riservane una parte per il filtro interno.
3. E' molto silenzioso.
4. Ha il vantaggio di ridurre fatica e tempi di pulizia: con una levetta si può staccare il filtro dai tubi di aspirazione, che si chiudono inmodo da non lasciare uscire l'acqua, e si può facilmente operare solo sul bidoncino.
5. E' possibile poi cambiare completamente l'acqua semplicemente aprendo i tubi di aspirazione e raccogliendola con una bacinella sfruttando la legge dei vasi comunicanti.
6. Niente più schiene spezzate per svuotare le vasche o bevute d'acqua per aspirare dai tubi.
7. Va posto al di sotto del livello dell'acquario per la storia dei vasi comunicanti.
8. Essendo progettati per i pesci, è necessario acquistarli sovradimensionati visto la notevole quantità di sporco prodotta dalle tartarughe.

AREA EMERSA

ALLESTIMENTO
A seconda della specie è necessario allestire un'area emersa opportunamente attrezzata; consultate le schede di allevamento per capire meglio le abitudini di ogni singola specie. La maggior parte delle specie passa gran parte della giornata proprio qui, soprattutto nei mesi estivi, a prendere il sole oppure riscaldandosi con le lampade per rettili e beneficiando dei raggi UVB. Bisogna fare attenzione che le
tartarughe riescano ad accedervi senza fatica fuoriuscendo dall' acqua per cui l'ideale sarebbe creare una specie di rampa di risalita.
Poichè al di sopra dell'area vengono collocate le lampade di riscaldamento e i neon è bene che risultino ad una adeguata distanza per evitare che le vostre tartarughe le possano raggiungere e quindi ustionarsi. Eventualmente possono essere protette con delle retine. Un accorgimento particolare è quello di creare anche una zona sabbiosa o di terriccio se avete delle coppie che depongono le uova per permettere la deposizione.

IN SUGHERO
Per crearla possiamo utilizzare del sughero non trattato che si trova in tutti i negozi di animali. Se ne sagoma una rettangolo in modo che vada a costituire circa 1/3 della superficie acquatica disponibile. E' possibile lasciarlo solo galleggiare oppure può essere conveniente fissarlo: si possono utilizzare delle ventose opportunamente fissate con il silicone al sughero ma il metodo migliore è quello di creare dei ganci in alluminio che, dopo essere stati incollati con silicone al sughero, verranno fissati al lato superiore dell' acquario piegandoli. Questi due metodi permettono di modificare a piacimento la posizione della piattaforma in base all' altezza dell' acqua. Ricordatevi di posizionarla in modo che una parte sia parzialmente immersa in modo da creare una pedana di risalita agevole. È sconsigliato fissare il sughero incastrandolo tra i vetri: con l'acqua può gonfiarsi e provocare il distaccamento delle lastre di vetro con le relative disastrose conseguenze...

STRUTTURA FISSA
Si può creare utilizzando delle piccole lastre di vetro o di plexiglas che vengono attaccate alle pareti dell'acquaterrario con del silicone. È consigliato per acquaterrari di tartarughe adulte che non cresceranno più e dunque non è più necessario aumentare l'altezza dell'acqua.
La base può essere ricoperta con sassi opportunamente siliconati o con del sughero o un tappetino sintetico. Permette di aggiungere una vaschetta removibile con del terriccio o sabbia per la deposizione. Come prima, la pedana di risalita non deve essere scivolosa.

 

ALTRE TIPOLOGIE
Possono essere costruite altri tipi di superfici emerse a seconda dei gusti: si possono utilizzare delle radici di mangrovia che escono parzialmente dall'acqua, anche se è consigliato solo per le tartarughine piccolissime data la poca libertà di movimento che permette questa soluzione. Si possono utilizzare anche delle pietre messe in pila una sull'altra anche se c'è il rischio che queste cadano schiacciando le tartarughe e tra di esse si accumulano facilmente lo sporco e i batteri.
Insomma... sbizzarritevi con la fantasia...

 

ILLUMINAZIONE E RISCALDAMENTO

Per l'allevamento dei vostri animali avete bisogno di due tipi di lampade essenziali:
1. un neon che emette raggi UVB (vitali per le tartarughe) e UVA.
2. una lampadina spot per riscaldare la zona emersa.

 

ILLUMINAZIONE: NEON UVB - UVA
Per poter assimilare il calcio le vostre tartarughe hanno la necessità di poter esporsi quotidianamente ai raggi diretti del sole che ne aiutano il metabolismo e favoriscono il sistema immunitario. L'esposizione deve essere diretta e la luce non deve essere "filtrata" da alcun vetro o plexiglas. Se questo non è possibile (durante i mesi invernali) si possono acquistare Neon UVA - UVB per rettili in grado di svolgere le funzioni dei raggi solari, producendo raggi senza però riscaldare. È necessario accenderlo per 10-12 ore al giorno e tenerlo ad una distanza massima di circa 30cm, oltre la quale perde la sua efficacia. I raggi non devono in nessun modo essere filtrati da plastica, vetro o plexiglas in quanto perderebbero tutta la loro efficacia.
La lunghezza d'onda dei raggi UVA aumenta l'appetito, l'attività fisica, aiuta a indurre i comportamenti riproduttivi ed è favorevole al benessere psicologico delle vostre tartarughe.
La lunghezza d'onda dei raggi UVB garantisce la capacità di regolare i livelli della vitamina D3. Solo con la loro presenza è possibile la sintesi della vitamina D3 ad opera dell'organismo della tartaruga che permette il corretto fissaggio del calcio nelle ossa. L' emanazione dei raggi UVA- UVB del neon rimane efficace per circa sei mesi poi è necessario sostituirlo anche se il neon in apparenza funziona correttamente.
Ci sono diversi tipi di questi neon, cambia la quantità di raggi emessa; le percentuali di emissione di questi raggi sono indicate sui neon stessi; possiamo trovare: 2% 5% 7-8% che è il massimo; indicati anche come 2.0 5.0 7.0 e 8.0.A seconda della specie può bastare un 2.0 o un 5.0 o oltre: per Apalone e Chelydre è sufficiente un 2.0 in quanto sono animali che vivono in profondità e notturni; tartarughe africane necessitano invece di percentuali di UVB il più elevate possibile.

le marche sono molteplici, ecco le più comuni:
* Reptisun della ZooMed (la migliore ma abbastanza costosa)
* Reptistar della Sylvania (come la Reptisun ma costa ben la metà)
* Reptile D-light 8% della National Biological Corp
* Reptasun della Fluker

Esistono poi i neon compatti tipo Arcadia D3 che sono neon per rettili in tutto e per tutto (non scaldano, emettono UVB/UVA) ma sono "arrotolati" e hanno il classico attacco E27 (filetto grande) per poter essere montate su un normale portalampada senza bisogno di starter e centralina. Ricordano nella forma le lampadine a risparmio energetico. Questo tipo di lampada puòessere posto anche a distanze maggiori (massimo 50cm).

RISCALDAMENTO: LAMPADA SPOT
In combinazione con il neon UVA- UVB che non fornisce calore, per favorire la termoregolazione delle tartarughe è necessario riscaldare anche l'aria circostante l'area emersa. Per fare ciò possono essere utilizzate delle normali delle lampadine tipo "spot". È consigliato mettere le lampadine in un angolo del acquaterrario in modo da creare zone di temperatura lievemente differenti per permettere alla tartaruga, qualora sentisse troppo caldo, di scegliere il luogo con la temperatura che più le aggrada. Il loro periodo di accensione deve emulare quello del sole e vanno poste ad una distanza di circa 50cm o comunque a seconda del wattaggio in modo da garantire una temperatura non omogenea e non troppo elevata rispetto a quella dell'acqua, intorno ai 30-32 gradi come punta massima. Fare riferimento alle schede per il dettaglio delle temperature delle singole specie.
Dato che sono in funzione per la maggior parte del giorno esistono dei porta-lampadina in ceramica in grado di sopportare il calore meglio dei normali portalampade e permettere con comode clip di agganciarle all'acquaterrario. Sono inoltre dotate di griglia di protezione per evitare che gli animali si ustionino con un eventuale contatto. Sono accessori costosi ma non indispensabili e con un pò di fai da te si possono creare ottime soluzioni.

Poichè di notte solitamente le tartarughe dormono in acqua non è necessario che la zona emersa sia illuminata e riscaldata con queste lampadine, tuttavia se avete specie notturne o che dormono all'asciutto allora potete dotarvi di lampade INFRARED che riscaldano l'area emersa emettendo una luce debole rossiccia che vi permette di osservare le vostre bestie di notte. Solitamente sono comunque indicati lievi abbassamenti di temperatura durante la notte.

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