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Ecologia Molecolare (1999)

Blackwell Science, Ltd

Filogeografia mitocondriale della testuggine palustre europea, Emys orbicularis (Linnaeus 1758)

P. LENK, U. FRITZ, U. JOGER e M. WINK

Estratto

La filogenia e la filogeografia della Emys orbicularis è stata ipotizzata dalle sequenze di nucleotidi mitocondriali del gene del citocromo b analizzato dall’ordinamento del Dna e dall’analisi eteroduplex dell’RNA. All’interno della famiglia di Emydidae la classe monotipica Emys è associata ai taxa vicino-artici delle Emydoidea blandingii  e Clemmys marmorata. L’analisi di 423 individui di E. orbicularis , originati interamente nella propria zona di distribuzione, ha rivelato una significativa differenziazione intraspecifica in 20 aplotipi diversi con distribuzioni geografiche distinte. L’analisi di massima parsimonia ha prodotto una filogenia a stella con sette lignaggi principali che possono rispecchiare separazioni nel tardo Pliocene. La distribuzione dell’aplotipo esaminato da test parziali di Mantel e l’analisi di variazioni molecolari hanno rivelato una significativa conseguenza delle ere glaciali. Questa prospettiva ipotizza l’esistenza di svariati rifugi glaciali e una considerevole espansione della distribuzione nell’Olocene modulata da caratteristiche climatiche. Un ulteriore sostegno è ricavato dall’avvento di parapatria a lungo termine nei rifugi glaciali.  

Parole chiave: citocromo b, Emys orbicularis, DNA mitocondriale, parapatria, filogeografia, Pleistocene

Ricevuto 2 Febbraio 1999; revisione ricevuta 10 Giugno 1999; accettato 29 Giugno 1999

Introduzione

La fauna di testuggini palustri del paleoartico occidentale è composta da solo quattro specie ed è impoverita se paragonata all’Asia Orientale o al Nord America dove le famiglie Bataguridae e Emydidae sono abbastanza varie. Le Mauremys caspica,  M. leprosa, e M. rivulata sono le uniche rappresentanti europee della famigliaBataguridae, mentre al contrario la Emys orbicularis è un membro delle Emydidae del Nuovo Mondo. Tra le testuggini palustri, la E. orbicularis vive in una delle più grandi aree che include zone del Nord Africa, il Mediterraneo e regioni dal clima mite dell’Europa e del Medioriente fino al Mar d’Aral. Malgrado la sua vasta distribuzione la E. orbicularis è stata considerata per decenni come una specie monotipica. Sebbene una variazione di colore fosse nota da tempo (Arnold & Burton 1978), solo di recente è stata proposta una suddivisione intraspecifica in 13 sottospecie da Fritz e collaboratori (come recensito in Fritz (1998)). Mentre la zona nordica della distribuzione è abitata esclusivamente da specie designate, la maggior parte dei taxa intraspecifici avviene nel sud: Nord Africa (una sottospecie), penisola iberica (due), Sardegna (una), Corsica (una) , Francia meridionale – Italia orientale (una), Italia meridionale (una non descritta ufficialmente), costa dell’Adriatico e dell’Egeo (una), restante Asia Minore e Georgia (tre più una non descritta ufficialmente), regione Caspica (due). Questa diversità ci incoraggiò a risolvere la fitogeografia molecolare di questa specie. L’impatto del clima freddo del Pleistocene sulla fauna e flora olartica furono sostanziali e molte specie si estinsero o persero vaste aree della loro precedente distribuzione. Rettili termofili europei erano sensibili alle basse temperature e potevano sopravvivere solo in aree ristrette e con clima favorevole nelle estremità meridionali dell’Europa e nelle zone vicine, come descritto da Reinig (1937) e De Lattin (1949). Secondo i loro punti di vista gli effettivi schemi di distribuzione di molti organismi europei dipendono in larga misura dalla posizione dei rifugi glaciali e dal percorso della ricolonizzazione post-glaciale. Malgrado modelli molecolari contribuiscano notevolmente alla comprensione dei processi biogeografici, studi esaurienti sulla fauna europea sono ancora limitati (per gli animali: Wallis & Arntzen (1989), Taberlet & Bouvet (1994), Cooper et al. (1995), Santucci et al . (1998), come riassunto in Taberlet et al. (1998)). Studi sui rettili, termo-sensibili e meno mobili di altri organismi terrestri, sono finora carenti. Tuttavia del lavoro è già stato compiuto sulla fitogeografia molecolare e la filogenia delle testuggini in altre parti del mondo (Lamb et al. 1989; Avise et al1992; Bowen et al . 1992, 1994; Allard et al . 1994; Osentoski & Lamb 1995; Walker et al . 1995, 1997; Encalada et al .1996). Questi studi hanno dimostrato i meriti del DNA mitocondriale (mtDNA) nell’analisi degli schemi filogeografici delle testuggini, malgrado stime e divergenze evolutive tendono ad essere basse se paragonate ad altri vertebrati (Avise et al . 1992; Martin & Palumbi 1993). Uno studio preliminare (Lenk et al . 1998) basato su 187 esemplari ha già identificato una struttura intraspecifica significativa nella E. orbicularis di aplotipi localizzati geograficamente. Nel seguente studio presentiamo un campione di 423 individui comprendenti la maggior parte della distribuzione della specie. La relativamente vasta e fitta scala degli esemplari permette l’uso delle analisi statistiche globali per fornire una struttura per un’analisi dettagliata della storia della specie. I metodi usati sono stati l’ordinamento del DNA e l’analisi heteroduplex dell’RNA; quest’ultima è stata precedentemente adattata per quest’uso. (Lenk & Wink 1997).

Materiali e metodi

Campionamento e tecniche di laboratorio

I campioni sono stati ottenuti da 423 esemplari di Emys orbicularis e sei specie imparentate di testuggine palustre vicino-artica (genera Clemmys, Emydoidea, e Terrapene) appartenenti alla sottofamiglia emydinae (Gaffney & Meylan 1988). Sangue e tessuti muscolari (da animali conservati sotto etanolo) sono stati prelevati e raccolti come descritto in Haskell & Pokras (1994) e Arctander (1988). Tutto il DNA genomico è stato estratto seguendo i protocolli standard di proteinase K e fenolo–cloroformio (Sambrook et al. 1989). La metodologia della reazione a catena della polimerasi (PCR) è stata usata per ingrandire un frammento contenente la sequenza target (1036 nt del gene con citocromo b e 38 nt di tRNA Thr) seguendo una procedura descritta precedentemente (Lenk et al.1998). Gli iniettori usati sono stati mt-A (Lenk & Wink 1997) combinati con CR12H (Lenk & Wink 1997) o H-15909 (5AGGGTGGAGTCTTCAGTTTTTGGTTTACAAGACCAATG-3). Prima dell’ordinamento del DNA i risultati del PCR sono stati esaminati per identificare sequenze identiche che potevano essere assegnate ad aplotipi particolari. L’analisi heteroduplex dell’RNA è stato usato con l’aiuto del Mismatch Detect II Kit (Ambion 1418) come descritto in Lenk & Wink (1997). I risultati del PCR di almeno un esemplare per località sono stati ordinati come descritto in Lenk et al . (1998) o utilizzando il kit di ordinamento del ciclo di iniettori di etichettamento fosforescente Thermo Sequenase con 7-deaza-dGTP (Amersham Life Science, RPN 2438/RPN 2538) insieme ad un elaboratore in sequenza automatizzato (Pharmacia, ALF-Express). Gli iniettori di sequenza erano mt-A, mt-B, mt-C, mt-D (Wink 1995), L-14943 (Lenk et al. 1998), L-15601 (5-CCATTCTACGCTCAATCCC-3), e H-15909. Tutte le sequenze sono state lette ed allineate manualmente. I dati della sequenza del nucleotide qui registrati compariranno nel DDBJ/EMBL/GenBank

Nucleotide Sequence Database sotto il numero di collocamento nos AJ131407–AJ131432.

Analisi Filogenetica e statistica

Il programma pacchetto mega (Kumar et al. 1993) è stato usato per valutare le distanze genetiche e calcolare le statistiche di sequenza. Ricerche di massima parsimonia e massima verosimiglianza sono state effettuate attraverso l’approccio di ricerca euristica di * 4.0 (Swofford 1998) usando l’algoritmo di scambio dell’albero di bisezione-riconnessione. Per la massima parsimonia sono state applicati i parametri di default. Le assunzioni del procedimento di massima verosimiglianza sono state specificate per permettere sei tipi di sostituzioni (Lanave et al.1994) e una variazione percentuale infra-sito con distribuzione gamma (Yang 1994) con quattro categorie (parametri di forma da valutare per il set di dati). Tutti i calcoli sono stati condotti con composizioni variabili dell’outgroup: tutte le specie vicino-artiche insieme, separate o senza l’outgroup. Delle analisi bootstrap (500 repliche) sono state svolte per esaminare la robustezza delle biforcazioni ad albero con l’algoritmo di massima parsimonia. Per avere un’idea delle tendenze filogeografiche che potrebbero aver determinato l’espansione post-glaciale, il presente modello di distribuzione è stato analizzato usando test parziali di Mantel (Mantel 1967; Thorpe 1991). La struttura parziale filogeografica con schemi previsti da diverse ipotesi, mentre simultaneamente si escludevano gli effetti disorientanti dell’intercorrelazione tra ipotesi (Thorpe et al. 1994). Primo, le identità genetiche delle località sono state rilevate per un input in un formato di matrici di distanza (basato sulle distanze patristiche di un albero senza radice di parsimonia). Sono state raggruppate località geograficamente distanti meno di 50 km. Vari modelli di distribuzione putativi sono serviti come ipotesi di verifica rappresentanti gli stadi finali di un processo di colonizzazione. Queste ricostruzioni sono state fatte assegnando ciascun lignaggio a un rifugio specifico, definendo i più probabili percorsi di colonizzazione per evitare barriere fisiche (Fig. 1) e utilizzando scenari alternativi per controllare le ricostruzioni di colonizzazione. I scenari erano: (1) l’andamento di espansione costante attraverso tutti i lignaggi e i percorsi; (2) come (1), ma allo stesso tempo i lignaggi nordici ipotizzati categoricamente superiori nell’area nord di distribuzione; il confine nord controllato temporaneamente da un fattore variabile parallelo alla latitudine geografica (3); radialmente (4); con inclinazione di 45 (5); o 45 d’inclinazione (6) rispetto alla latitudine geografica (Fig. 1). La posizione sul percorso dove due fronti s’incontrano segna il confine di distribuzione tra due gruppi campione adiacenti. Le identità teoretiche di tutte le località sono state ri-campionate secondo queste ipotesi e matrici di distanza alternative sono state calcolate come descritto sopra. Associazioni tra queste e la matrice dipendente sono state esaminate con test parziali di Mantel con 10 000 permutazioni usando un programma sviluppato da R. Thorpe. Una procedura Bonferroni (Rice 1989) sequenziale è stata applicata a tutti i valori –P, per correggere il numero di test simultanei. La struttura genetica della popolazione è stata dedotta dall’analisi della variazione molecolare (amova ; Excoffier et al. 1992) fornito nel programma pacchetto arlequin 1.0 (Schneider et al. 1997) usando entrambe le statistiche dell’aplotipo (basate solo sulle frequenze dell’aplotipo) e statistiche di sequenza (che incorporano divergenze di sequenza tra aplotipi). Il programma calcola equivalenti di statistiche-F e componenti di variazione in entrambe le modalità. Schemi spaziali ritenuti significativi nei test parziali di Mantel sono stati usati per definire gruppi campione. Sono stati esaminati componenti di variazione e valori tra gruppi campione geografici, tra le popolazioni all’interno dei gruppi campione geografici e tra le popolazioni con 10 000 repliche.

Fig. 1 Un modello per ricostruire il processo di colonizzazione post-glaciale come usato per i test parziali di Mantel. Mostra le località approssimative dei rifugi glaciali (grigio)  e percorsi di colonizzazione putativi (linee in grassetto) che sono stati definiti considerando la fisiogeografia della distribuzione della specie. Il riquadro in alto a destra mostra i limiti temporanei per controllare i fronti d’espansione lungo i percorsi secondo gli scenari 3-6 (vedi testo). La modalità di spostamento è indicata dalle frecce.

Risultati

Variazione dei nucleotidi e distanze genetiche

Sono stati osservati venti aplotipi, basati sul citocromo b e sequenze di tRNA Thr tra i 423 esemplari di Emys orbicularis. Di 1074 siti allineati, 50 erano variabili con 47 transizioni e tre transversioni; 46 siti sono stati informativi dal punto di vista della parsimonia. Divergenze di sequenza (Tamura & Nei 1993) tra gli aplotipi distribuiti da 0.09% a 1.71% (Tabella 1). Quando sei specie di testuggini palustri vicino-artiche sono state incluse, 242 siti sono diventati variabili includendo 183 transizioni, 37 transversioni, e 22 posizioni con transizioni più transversioni; 132 siti sono stati informativi di parsimonia. Stime di distanza genetica (Tabella 1) si sono distribuite tra 5.79% (Clemmys Muhlenbergi e C. insculpta ) e 11.45% (C. guttata e E. orbicularis). Gli elementi leggeri avevano le seguenti composizioni di nucleotidi: A, 30.4–31.6%; C, 29.9–31.7%; G, 11.7–12.5%; e T, 25.3–26.9%. Il forte pregiudizio contro la guanina è tipico del mitocondriale ma non dei geni nucleari (e.g. Desjardins & Morais 1990). Non sono state rilevate cancellazioni, aggiunte o inversioni.

Tabella 1

Tabella di distanza genetica dei lignaggi della Emys orbicularis e di sei specie imparentate. Per la E. orbicularis sono stati selezionati gli aplotipi che sono apparsi ancestrali ai rispettivi lignaggi secondo l’albero di parsimonia. Le stime di divergenza genetica (Tamura & Nei 1993) sono presentati nella parte sotto a sinistra, il numero assoluto di sostituzioni e il numero di transizioni (tra parentesi) nella parta alta a destra. La diagonale presenta le stime di divergenza massima in un lignaggio. (Tamura & Nei 1993)

Relazioni filogenetiche

Le analisi di massima parsimonia e massima verosimiglianza hanno prodotto alberi molto concordanti. Nel clade delle Emys sette dei lignaggi principali, indicati con numeri romani, erano inequivocabilmente rilevati da entrambi i metodi. Ciascun lignaggio includeva da uno a molteplici aplotipi strettamente imparentanti, di cui la monofila era supportata da alti valori bootstrap. Tuttavia solo una debole risoluzionecladogenetica è stata ottenuta tra questi lignaggi come indicato rispettivamente o da rami interni corti o da un basso supporto  bootstrap (Fig. 2). L’unica eccezione è stata il cladecomprendente i lignaggi I e II che erano stati definiti come un gruppo monofiletico. Malgrado un minor supporto da analisi bootstrap il lignaggio III tendeva a prendere una posizione basale nella E. orbicularis in tutte le ricostruzioni. Se erano soggetti all’analisi di massima parsimonia solo gli aplotipi della Emys, si produceva un unico albero senza radice di massima parsimonia di 55 scalini (Fig. 3). Esso mostrava una filogenia a stella con sei rami lunghi. Biforcazioni secondarie significative appaiono nei rami che portano ai lignaggi I e II. Tra tutti i lignaggi basali, la V mostrava la minor lunghezza del ramo. Le C. marmorata e Emydoidea blandingii si mostravano come i parenti più prossimi della E. orbicularis. Le tre specie rappresentavano un clade monofiletico ben supportato. Tuttavia la posizione della C. marmorata era in conflitto in entrambi i metodi. La massima verosimiglianza la collocava come un taxon sorella della Emys (non mostrata), mentre la massima parsimonia indicava una relazione più stretta con la E. blandingii . Altri membri della specie Clemmys e Terrapene si collocavano nei cladi basali, indicando che la Clemmys rappresenta un gruppo parafiletico e che questa specie potrebbe richiedere una revisione tassonomica. Se erano utilizzati degli outgroup variabili si otteneva lungo i rami III o IV lo stesso ordine intraspecifico ma con diverse posizioni delle radici (Fig. 3). Le C. marmorata o E. blandingii, i parenti più stretti, producevano sistematicamente alberi con il lignaggio III come ramo basale. Tuttavia tutte le posizioni delle radici erano per la maggior parte acentriche, se paragonate con la divisione basale dei lignaggi principali della E. orbicularis. Il radicamento dell’outgroup ha portato a una significativa riduzione del ramo basale che appariva innaturale (forse a causa di molteplici inversioni come indicato da indici di consistenza sorprendentemente diverse nelle Fig 2 e 3). Per questa ragione la posizione basale del lignaggio III (Fig. 2) rimane problematica malgrado sia supportata da 63% repliche bootstrap.

 

Fig. 2 Un filogramma di consenso della regola del 50% di maggioranza dimostrante i risultati dell’analisi di massima parsimonia se tutte le specie vicino-artiche venissero poste come un outgroup. Inizialmente vennero trovati i 21 alberi più corti con 378 scalini in lunghezza (CI: 0.72, HI: 0.28, RI = 0.74, RC: 0.53). I valori bootstrap provenienti da 500 repliche sono indicati a ciascun nodo dell’albero o gli schemi di biforcazione alla destra.

 

Fig. 3 Un albero di parsimonia senza radice esclusivamente di tutti gli aplotipi di Emys orbicularis. E’ stato ottenuto un unico albero di maggiore parsimonia di 55 scalini in lunghezza (CI: 0.91, HI: 0.09, RI: 0.96, RC: 0.87). Ciascun scalino tra due cerchi rappresenta una sostituzione di nucleotide. Cerchi neri e simboli indicano rispettivamente aplotipi mancanti e esistenti. Le frecce indicano le potenziali posizioni delle radici quando sono state usate specie di outgroup diversi.

La distribuzione geografica degli aplotipi

Come indicato in Fig. 4 l’estesa sequenza di polimorfismo rilevata nelle E. orbicularis era caratterizzata da molti aplotipi localizzati. Erano situati nell’Europa dell’est e in Asia minore (lignaggio I), Europa centrale e Balcanico centrale (II), Italia meridionale (III), intorno al Mar Adriatico (IV), la costa sud-occidentale del Mediterraneo (V), la penisola iberica e il nord Africa (VI) e la regione Caspica (VII). Alcuni lignaggi mostravano una suddivisione su scala più sottile: nell’albero di parsimonia (Fig. 3) l’aplotipo VIc del nord Africa appariva ancestrale rispetto all’aplotipo VIa, b, d della penisola iberica; gli aplotipi IVc e IVb della Grecia sud-occidentale erano spazialmente separati dal IVa che occupava la rimanente distribuzione del lignaggio IV: nella Germania dell’est il diffusissimo aplotipo IIa era rimpiazzato dal discendente putativo IIb; in Asia minore Ic e Id sembravano occupare la parte più centrale, mentre Ib e Ia erano limitati alla costa. Il V era il solo lignaggio che non mostrava una suddivisione geografica.

Test parziali di Mantel

Siccome le calibrature temporali avevano suggerito, sulla base di distanze genetiche, (vedi sotto) un’origine per ciascuno dei sette lignaggi, sarebbero dovuti esistere sette diversi aplotipi dopo l’ultima fase fredda almeno nei rifugi meridionali. Sulla base delle loro limitate distribuzioni cinque dei sette lignaggi potevano inequivocabilmente essere assegnati a rifugi specifici (Penisola iberica, Italia, Grecia, Asia Minore, regione Caspica). L’assegnamento per due lignaggi (II, V) rimaneva ambiguo. Perciò prima di esaminare scenari alternativi dovevano essere analizzati gli arrangiamenti glaciali dei lignaggi mitocondriali. Sono stati allora proposti ed analizzati simultaneamente sotto ciascun scenario sette potenziali arrangiamenti (tipi a–g; Table 2). E’ stata trovata una congruenza attraverso tutti gli scenari per rifiutare l’ipotesi basata sul tipo di arrangiamento (Tabella 3). L’assegnazione del lignaggio V a un rifugio italiano e del II a un rifugio Greco, come suggerito sotto l’arrangiamento del tipo a, ha prodotto l’unico modello con un’associazione rilevante al rimanente schema filogeografico. Quando le associazioni delle sei ipotesi di espansione sono state esaminate simultaneamente sotto l’arrangiamento di tipo a, tutte le ipotesi sono state rifiutate tranne una, come indicato nella tabella 3, in basso. Perciò l’unico scenario che manteneva un significato in combinazione col tipo di arrangiamento era il 4. La struttura genetica della popolazione secondo l’ipotesi 4 (vedi Fig. 4) suggerita con l’amova ha rilevato una significativa divisione geografica come evidenziato sia dalla frequenza dell’aplotipo che dalla sequenza statistica. Tuttavia sulla base della sequenza di statistica era evidente una cospicua differenziazione di popolazione come indicato sui ST  e componenti di variabilità (Tabella 4). Mentre il 38.8% del totale della variazione era spiegata dalle differenze di frequenza dell’aplotipo tra gruppi, il valore comparabile era del 62.1% quando veniva considerata la divergenza di sequenza. Al contrario, la variazione tra popolazioni era più alta quando erano considerate le frequenze di aplotipo. Questo significativo cambiamento era causato da  numerosi aplotipi strettamente imparentati in molti cladi che fornivano una minore differenziazione di sequenza, ma contribuivano notevolmente alla diversità dell’aplotipo. Quindi la E. orbicularis è una specie che mostra schemi di divergenza discontinui nella distribuzione geografica. Questo è probabilmente dovuto a barriere estrinseche a lungo termine al flusso genetico corrispondente alla categoria Ia di Avise et al . (1987).

Fig. 4 Distribuzione geografica di 313 aplotipi di Emys orbicularis. I numeri vicino ai simboli indicano la frequenza di aplotipi per località (simboli senza numeri rappresentano singoli esemplari), i simboli nei riquadri segnano le popolazioni polimorfiche, i cerchi tratteggiati indicano località inesatte. Linee tratteggiate segnano la divisione di distribuzione secondo l’ipotesi 4a usato per l’amova. Il riquadro in alto a sinistra indica i simboli degli aplotipi, il riquadro in alto a destra mostra la distribuzione recente della E. orbicularis. Oltre a questi 313 esemplari sono stati ottenuti dati da altri 110 provenienti da località della Spagna: Menorca (V19), Mallorca (V12, IIa8); Italia: Castel Porziano (IVa15, V5); Francia: Camargue (IIa), Lyon (IIa); Danimarca, diverse località Ia6, Ib, IId); e Germania, diverse località (Ia14, Ib, IIa10, IIIa, IIIb, IVa11, V2, VIa), ma non erano utilizzabili per analisi filogeografiche (vedi Lenk et al. (1998)) e quindi sono state escluse.

 

Tabella 2 Sette potenziali tipi di arrangiamento spaziale (a–g) di lignaggi mitocondriali durante l’ultima glaciazione (come mostrato in Fig. 1) come utilizzato per i test parziali di Mantel.

Tabella 3 Test parziali di associazione di Mantel per esaminare il processo di espansione post-glaciale: insignificanti probabilità di ipotesi per la regressione parziale tra la composizione genetica spaziale e ipotesi causali. Le ipotesi sono presentate da tipi diversi di arrangiamenti di lignaggi mitocondriali nei rifugi glaciali (a–g; Tabella 1) in combinazione con scenari putativi che modulano l’espansione post-glaciale (1–6, Fig. 1). Ciascun test di Mantel implica 10 000 randomizzazioni. * indica significato P < 0.05 dopo una correzione sequenziale di Bonferroni. Le sei colonne della tabella in alto presentano i risultati di sei test parziali di Mantel per esaminare l’arrangiamento di lignaggio più probabile durante l’ultima glaciazione. Potrebbero essere ottenute associazioni significative alla presente distribuzione di aplotipi in quelle ricostruzioni che sono state basate su un solo tipo di arrangiamento. La parte inferiore mostra le probabilità di scenario 1–6 basate sull’arrangiamento di tipo a. La ricostruzione basata sullo scenario 4 e l’arrangiamento di tipo a è l’unica ipotesi che mantiene un’associazione rilevante rispetto al presente schema di distribuzione degli aplotipi.

Tabella 4 Variazione mitocondriale in Emys orbicularis secondo le frequenze di aplotipo e sequenze di divergenza. Il livello di variazione genetica delle tre fonti, tra gruppi, tra popolazioni nei gruppi e nelle popolazioni sono state esaminate dall’amova. Sono indicate le componenti di variazione e le percentuali di variazione di ciascun livello gerarchico. La parte inferiore della tabella contiene gli indici di fissazione e i significati degli indici di fissazione oltre ai componenti della variazione dopo i test di permutazione.

Discussione

L’origine della Emys orbicularis

Un’analisi filogenetica di alcune testuggini del genere emydid (Bickham et al. 1996) basata su sequenze di 16S rRNA ha già rivelato che la specie monotipica Emys è un gruppo sorella delle Clemmys marmorata ed Emydoidea blandingii. Le nostre scoperte basate sui geni di citocromo b e di tRNAThr avvalorano questo studio identificando le C. marmorata e E. blandingii come i più vicini taxa rimasti alle Emys, malgrado filogeni basati morfologicamente non sono concordanti (Gaffney & Meylan 1988; Burke et al. 1996). Poiché la E. orbicularis è l’unica rappresentante nel vecchio mondo della famiglia di testuggini palustri Emydidae altrimenti rigorosamente appartenenti al nuovo mondo, è plausibile un centro di radiazione vicino-artica per questo gruppo (Fritz 1998). I resti fossili più antichi di Emys in Kazakhstan sono databili al medio Miocene (12 milioni di anni; Chkhikvadze 1989). L’incesto putativo di questa specie, tuttavia, doveva superare il Ponte di Bering molto prima, perché divenne climaticamente invalicabile circa 20 milioni di anni fa. Questa ipotesi è in gran parte d’accordo con le ipotesi basate su serpenti (Szyndlar 1991) e anfibi fossili (Maxson et al. 1975). Hutchison (1981) propose che gli antenati della Emys entrarono in Asia dai 15 ai 29 milioni di anni fa. Supponendo che le  Emys, C. marmorata, e Emydoidea, si differenziarono 20 milioni di anni fa, può essere ottenuta una percentuale di sostituzione del 0.3–0.4% di divergenza di sequenza per un milione di anni. Questo valore è in accordo con altre scoperte sull’evoluzione dell’mtDNA delle testuggini (0.4% divergenza di sequenza/milioni di anni; Avise et al. 1992; Bowen et al. 1993; Lamb & Lydeard 1994). Secondo questa calibratura la divergenza che porta ai lignaggi rimanenti di Emys avvenne circa 3.0–4.1 milioni di anni fa, visto che la media della distanza genetica tra i sette lignaggi è di x¯p = 1.23%. Considerando che la E. orbicularis vive in aree del Mediterraneo e in climi miti, le condizioni tropicali dell’era del Pliocene erano sfavorevoli e impedirono un’espansione precedente attraverso l’Europa. Tuttavia si instaurò in Europa un clima più favorevole con cambiamenti di stagione più significativi 3.2 milioni di anni fa (Suc 1984). E’ possibile che questo importante cambiamento provocò una radiazione improvvisa, come dimostrato dalla filogenia a stella in Fig. 3. In effetti la divergenza di sequenza media tra i lignaggi principali (1.23%), quando calibrata contro 3.2 milioni di anni suggerirebbe una percentuale di evoluzione del 0.38% per milioni di anni che concorda con la nostra calibratura precedente.

La storia quaternaria della E. orbicularis

Durante le oscillazioni climatiche del Pleistocene la distribuzione della E. orbicularis diventò probabilmente frammentaria con isolati lungo una sottile fascia attraverso la Francia meridionale. Questa fascia è stata plasmata dai climi freddi al nord (Frenzel 1967) e da sbarramenti creati da habitat inappropriati (il mar Mediterraneo e i deserti del nord Africa) verso sud. L’Europa meridionale tuttavia è spesso composta da blocchi di montagne e insenature marine che possono contribuire a una distribuzione frammentaria e ad un isolamento genetico. La E. orbicularis rispecchia questa situazione in una massima diversità di aplotipo su un transect da Ovest ad Est che si estende attraverso l’Europa meridionale e il Medioriente (Fig. 4). Test parziali di Mantel (Tabella 3) indicano che l’Italia meridionale (V e III) e la Grecia (IV and II) servirono simultaneamente come rifugi per due lignaggi distinti. In teoria, due ragioni sono possibili: (i) i suddetti rifugi ospitavano assembramenti polimorfici e uno smistamento di lignaggio durante l’espansione avrebbe prodotto le attuali popolazioni polimorfiche; (ii) i rifugi erano suddivisi in sottorifugi allo/parapatrici che erano già costituiti da popolazioni polimorfiche. Questo è forse più probabile del mantenimento di un’unica popolazione polimorfica in rifugi glaciali. Vista l’eredità unigenitoriale dell’mtDNA, Avise et al. (1987) discussero che l’evoluzione degli aplotipi si auto-diminuisce a causa dell’eliminazione continua dei genomi mitocondriali paterni in ogni nuova generazione. E’ da aspettarsi che questa tendenza sia osservata durante i periodi di distribuzione frammentaria e di riduzione della densità di popolazione (Hewitt 1996). La vicarianza di lignaggi relativamente vecchi in Italia e in Grecia non solo conferma l’ipotesi dei rifugi (e.g. Hewitt 1996) della specie europea per sopravvivere alle glaciazioni, ma propone anche una significante estensione di queste popolazioni e una loro stabilità per lunghi lassi di tempo. Fluttuazioni nelle popolazioni causate da cambiamenti climatici aumentano il rischio di estinzioni e sostituzioni da parte di assemblaggi adiacenti e quindi avrebbero contribuito alla perdita della diversità genetica. Tuttavia questi lignaggi vicarianti in Italia e in Grecia sostengono la prospettiva di condizioni durevolmente favorevoli nelle estremità meridionali fin dal Pliocene. Barriere effettive dovrebbero rievocare tali rotture genetiche. L’Italia e la Grecia sono state frammentate da montagne ed insenature marine almeno dal Pliocene (e.g. Schröder 1986; Doutsos et al. 1987; Santucci et al.1996) agendo possibilmente come barriere al flusso genetico. Eppure corridoi costieri avrebbero potuto incoraggiare uno scambio genetico e neppure gli stretti marini rappresentano barriere assolute per le E. orbicularis come indicato da aplotipi strettamente imparentati (Fig. 4) da entrambe le parti dello Stretto di Gibilterra (3.5–3.0 milioni di anni fa; Rögl & Steininger 1983). Wright (1978) e Endler (1977) discussero che l’evoluzione poteva agire nelle specie con popolazioni semi-localizzate legate da un basso flusso genetico. Quindi ipotizziamo che l’osservata vicarianza sia stata mantenuta sotto condizioni allo/parapatriche. Il sinergismo della bassa mobilità e un ridotto scambio genetico appare abbastanza forte da evocare una distinzione genetica e prevenire l’amalgamarsi di raggruppamenti genetici.

La sovrapposizione di zone di mtDNA 

I nostri dati dimostrano che è possibile un’estesa simpatria mitocondriale tra lignaggi mitocondriali adiacenti, inclusa una zona nella penisola iberica nord-orientale e una nei Balcani meridionali. In generale, l’mtDNA di testuggini palustri e di terra non rivela una zona estesa di sovrapposizione ed è di regola una solida struttura geografica (Lamb et al. 1989; Lamb & Avise 1992; Osentoski & Lamb 1995; Walker et al. 1995). Tuttavia alcuni di questi studi hanno mostrato che aplotipi strettamente imparentati possono condividere una stessa distribuzione. Nella E. orbicularis è stato osservato uno schema simile nella regione dell’Egeo dove si incontrano aplotipi Ia, Ib, IIa, e IV. La massima sovrapposizione è stata trovata tra aplotipi imparentati come Ia/Ib e IIa/Ib (Fig. 4). Lignaggi più distinti (II, V, and VI) s’incontrano in una zona di contatto secondaria nella Spagna nord-orientale (Fig. 4). IIa è originata dalla regione dell’Egeo e la V dall’Italia meridionale. Entrambi i rifugi sono abbastanza lontani dalla penisola iberica nord-orientale. Questo indica che il lignaggio iberico indigeno VI si è sviluppato in minima parte, mentre gli aplotipi alloctoni II e V sarebbero penetrati nella penisola iberica dopo aver superato i Pirenei. Non è lo scopo di questo studio paragonare le diverse zone di contatto della E. orbicularis, ma vorremmo evidenziare che questa significativa sovrapposizione è situata lontano dai putativi rifugi centrali meridionali. Forse sono derivati da estesi movimenti di distribuzione tra forme con diverse origini e storie (vedi sotto). 

La via della re-immigrazione

In generale, gli schemi filogeografici sono considerati il risultato di un processo plurifattoriale, essendo piuttosto arbitrari e variabili tra le specie (Taberlet et al. 1998). Il nostro studio rappresenta un tentativo di riconoscimento delle tendenze nella filogeografia della testuggine palustre europea, applicando allo stesso tempo modelli filogeografici semplici con un numero limitato di variabili. Test parziali di Mantel ipotizzano che popolazioni al centro dell’antica distribuzione, i Balcani meridionali, siano stati favorite o nella loro potenziale d’espansione, nei loro confini di distribuzione settentrionale o in entrambi. Questo scenario implica un fattore ecologico ottimale nel centro che diminuisce nel perimetro di distribuzione. Ma quali sono i parametri causali? Supponiamo piuttosto che i rettili termo-sensibili siano stati affetti dal clima. Tranne per il gradiente di temperatura dipendente dalla latitudine, un secondo gradiente relativo alle condizioni climatiche si instaurò attraverso l’Europa durante il periodo post-glaciale (Kutzbach & Guetter 1986). Mentre il regime di temperatura annuale nell’Europa orientale mostra cambiamenti stagionali significativi, l’influenza atlantica nell’Europa occidentale ha un effetto compensatore che risulta in estati più fresche. Perciò le temperature estive nelle regioni climatiche continentali offrono condizioni termali più adatte ai rettili (Hecht 1928; Spellerberg 1976) e, di conseguenza, potrebbero aver favorito un’espansione post-glaciale. Nelle regioni più orientali, tuttavia, le condizioni favorevoli sono contrastate da climi continentali estremi come l’aumento dell’aridità. Le popolazioni balcaniche come fonte principale della ricolonizzazione dell’Europa non è l’unica caratteristica della E. orbicularis. Altri organismi come la Zootoca (Guillaume et al. 1997) o la Corthippus (Cooper et al. 1995) ovviamente condividono alcuni schemi di distribuzione e percorsi di re-immigrazione con la E. orbicularis. E’ rilevante che solo le testuggini con il lignaggio I e II che si sono differenziate più tardi rispetto agli altri lignaggi (i.e. nell’era del Pleistocene) hanno sviluppato strategie per sfruttare estati brevi ma calde. Nelle zone nordiche della distribuzione di solito depositavano un’unica grande covata all’anno (JabLo~ski & Jab~Lo~ska 1998), mentre due o più covate sono comuni nelle regioni meridionali (Bannikow 1951; Kotenko & Fedorchenko 1993; Fritz et al. 1995). La caratteristica è parallela a tratti morfologici rilevanti. Malgrado una colorazione scura o una grande massa corporea possono essere trovate in alcune sottospecie meridionali di E. orbicularis, le zone nordiche di distribuzione sono abitate esclusivamente da forme grandi e di colore scuro attribuibili alla sottospecie orbicularis (Fritz 1992).

Conclusioni

I rettili terrestri e palustri sono, a causa delle loro limitate capacità di dispersione e la dipendenza dalla temperature, indicatori sensibili per lo studio dei processi biogeografici. Le deduzioni dall’organizzazione geografica di modelli genomici contribuiscono sostanzialmente sia alla geografia storica che alla biogeografia degli organismi. Come descritto sopra, solo alcuni studi filogeografici trattano intere distribuzioni di specie in tutta l’Europa. In questo contesto la Emys orbicularis sembra essere una delle specie di vertebrate più frammentate nella regione paleoartica occidentale. Deduciamo questo da alcuni tratti caratteristici della loro storia, come la bassa competizione tra specie di testuggini palustri, relativamente basse capacità dispersive e un’alta longevità che potrebbe proteggere le popolazioni locali dall’estinzione durante disturbi a breve termine dell’habitat. Le ere glaciali hanno avuto dei notevoli impatti sulla fitogeografia della E. orbicularis, incluso un ricorrente ritiro dall’Europa centrale. Si suppone che i rifugi siano localizzati nell’Europa meridionale e nel Medioriente. Il nostro studio ha confermato che durante l’ultimo pleniglaciale la Emys era effettivamente presente in tutte le penisole meridionali europee, ma che ipotetici rifugi a nord 40N latitudine sono infondati. Quindi, non è stata trovata nessuna prova che delle regioni, ad esclusione di minuscole aree nell’estremo sud dell’Europa e nella vicina Asia, fossero climaticamente adatte per le Emys durante il pleniglaciale. L’attuale distribuzione degli aplotipi ipotizza  un’espansione post-glaciale che differisce sostanzialmente dai modelli simmetrici d’immigrazione che implicano una struttura filogeografica dipendente semplicemente dalle distanze migratorie o un gradiente di temperatura da sud a nord. Invece, la E.orbicularis mostra la tendenza a una modalità di espansione centrifuga probabilmente causata da un declino di fattori ecologici nel perimetro di distribuzione. La profonda divergenza genetica tra i lignaggi mitocondriali principali indica che erano già avvenuti sorprendenti processi di speciazione. Si potrebbe discutere che almeno i lignaggi III, V e VI rappresentano specie distinte, come i dati morfologici (Fritz 1998) e molecolari corrispondono attraverso le aree di distribuzione delle sottospecie. Per risolvere questa questione tassonomica, la Emys deve essere studiata nel suo complesso usando loci nucleari con particolare enfasi sulle zone di contatto dei lignaggi identificati in questo studio.

Ringraziamenti

Questo studio è stato sostenuto da sovvenzioni da: Deutsche Forschungsgemeinschaft (Jo 134/7–1, Wi 719/181), Deutsche Gesellschaft für Herpetologie und Terrarienkunde, Naturschutzbund Deutschland, DAAD, e Boehringer Mannheim. R. Thorpe ha gentilmente fornito un programma computerizzato per i test parziali di Mantel. Siamo molto in debito con i seguenti scienziati e colleghi per aver fornito campioni e sostenuto le ricerche sul campo: T. Amann; C. Ardizzoni; H. Artner; A. Bertolero; P. Beyerlein; N. Braitmayer; H. Bringsøe; J. Buskirk; A. Capolongo; D. Capolongo; G. Damer; V. Ferri;

M. Grabert; H. J. Gruber; S. Hanka; U. Heckes; P. Heidrich; N. Jablo’nska; A. Jablo’nski; N. Jendreztke; C. Keller; B. Kemmerer; V. Keuchel; K. Klemmer; Z. Korsós; V. LaCoste; R. Mascort; W. Matzanke; J. Mayol; F. Meyer; S. Mitrus; B. Opuoba; V. F. Orlova; A. Sanchez; B. Sättele; N. Schneeweiß; A. Seidel; E. Snieshkus; E. Taskavak; S. Tripepi; C. Utzeri; M. Veith; R. Wicker; M. Zemanek; M. Zuffi. Ringraziamo Bob Wayne e due recensionisti anonimi per i loro commenti sul manoscritto. 

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Questo studio fa parte del PhD di Peter Lenk dedicato alla micro-evoluzione, alla filogenia e alla genetica di conservazione della testuggine palustre europea. Ha condotto il lavoro molecolare nei laboratori di Michael Wink. Peter Lenk sta anche lavorando sulla microevoluzione di alcuni serpenti colubridi europei e la filogenia molecolare di serpenti Viperini. Uwe Fritz è Direttore Delegato e Curatore del Dipartimento di Erpetologia del Staatliches Museum für Tierkunde Dresden e ha fornito la maggior parte dei campioni. Il suo interesse particolare è la tassonomia e la variabilità dei chelonidai Paleartici e dall’Asia sud-orientale. Ulrich Joger, Curatore dei Vertebrati all’Hessian State Museum, Darmstadt, Germania insegna anche zoologia ed ecologia desertica all’Università di Darmstadt. Progetti di ricerca correnti includono la filogenia molecolare di mammiferi, rettili e anfibi, l’esplorazione erpetofaunistica di molti paesi dell’Africa e dell’Asia, l’ecologia di anfibi e rettili del deserto. E’ interessato all’applicazione di metodi molecolari alla filogenia e alla microevoluzione di molti gruppi di rettili. Michael Wink è Direttore dell’Institut für Pharmazeutische Biologie all’Università di Heidelberg. Oltre a progetti di ricerca in fitochimica e in ecologia chimica dirige un laboratorio per studiare l’evoluzione molecolare e l’ecologia di animali e piante.

 

 

 

Sabato, 05 Luglio 2014 06:09

Malattia ossea metabolica

Interessante articolo sulla Malattia Ossea Metabolica (M.O.M.) delle tartarughe.

 

Lunedì, 30 Giugno 2014 13:09

Resoconto di viaggio 2011

Madagascar 2011

Foto 1


Partenza il 31 marzo,  e dopo 24 ore di viaggio,  con tre cambi di aereo, in tre, Agostino, Luca e Mirko,  appesantiti da sei  enormi valigie piene di materiali e doni, eccoci per la terza volta a Mahajanga, la città dei fiori(foto2,3,4),

Foto 2

Foto 3

Foto 4

La nostra città d'appoggio per il proseguimento del "Progetto TCI Angonoka".  La prima sorpresa è il verde che avvolge tutto il paesaggio(foto 5), 

Foto 5

che ti coinvolge e ti da una carica di ottimismo,   molto diverso dalle due missioni precedenti che erano state organizzate nella loro primavera che corrisponde alla fine della stagione secca,  quindi con la vegetazione spoglia e in attesa dell'arrivo delle prime piogge per esplodere in uno spettacolo  di colori e di vita, infatti sono tantissimi gli animali che ritornano ad essere attivi, come il grosso boa della foto6,  camaleonti (foto7) o strani animali(foto8 e 9).        

Foto 6

Foto 7

Foto 8

Foto 9

Questa volta,  avendo più giorni a disposizione,   ci adeguiamo al ritmo di vita malgascio e "mora mora" iniziamo ad organizzarci,   con il nolo dei quad(foto10),

Foto 10

indispensabili per muoversi con agilità in qualsiasi strada o terreno,  che spesso si trasforma in pozzanghere immense e incredibilmente profonde,   specialmente dopo i residui acquazzoni che quest'anno sembra non vogliano proprio finire, anche se erano previsti,  dato che la stagione delle piogge era iniziata con quasi un mese di ritardo.   Il primo giorno scorre velocemente per qualche piccolo acquisto, come le schede telefoniche malgasce, molto più economiche per telefonare sia in loco che in Europa   e   la visita a qualche amico con relativa consegna di piccoli doni, importanti per mantenere le relazioni in loco e ricevere consigli per i nostri prossimi acquisti specialmente di materiale di cancelleria.
Da uno di questi amici ci soffermiamo per visitare le sue Astrochelys radiata(foto11e12)

Foto 11


Foto 12che tiene in giardino e soprattutto la piccola nata da poco(foto13)  di cui siamo un po’ orgogliosi in quanto nel viaggio precedente gli avevamo dato consigli che sembrano siano stati utili, dato che in tanti anni non era mai riuscito a riprodurne nessuna. 

Foto 13

I giorni successivi sono poi dedicati alla ricerca e acquisto dei materiali che non siamo riusciti a caricare o acquistare per eccesso di peso e volume nelle valigie già piene all'inverosimile .  Con la cifra raccolta di 443 euro,   siamo riusciti ad acquistare una decina di scatoloni di quaderni di varie dimensioni,  righelli, squadre, gommme, temperini, gessi bianchi e colorati e anche due palloni da basket e football,  risultati molto graditi.  In città, abbiamo cercato gli ossi di seppia da usare come integratori alla dieta delle Angokoka, ma sembra che qui nessuno ne sappia nulla, anche se forse da altre parti si potranno rimediare.  Con tutto il materiale reperito,  attendiamo Ernest,  il direttore del centro di recupero di Ampijoroa,  che però non smentisce le abitudini malgasce;   l'appuntamento di  prima mattina,  alle ore 8 si è "leggermente" modificato  con tutta naturalezza alle 11.   Caricato il robusto fuoristrada che ci porterà in mezzo alla foresta di Ankarafantsika,   finalmente si parte,  con le inevitabili piccole preoccupazioni di aver tutto il necessario;  il pensiero va sempre alla situazione in foresta,   dove anche un piccolissimo inconveniente può risultare importante per il proseguimento del programma.  Dopo  poco più di due ore di strada ancora in buone condizioni,  arriviamo a destinazione ed è tanta la frenesia che neppure scarichiamo tutte le valigie e siamo già al lavoro.  Iniziamo subito a dare un'occhiata ai lavori e prendere le prime decisioni sul programma esecutivo,   poi ci dividiamo i compiti,   Luca e Mirko si dedicano alla sistemazione delle linee dei sensori per la protezione del perimetro della nuova recinzione(foto14) e Agostino inizia ad installare la stazione fissa  di  rilevamento delle temperature nella posizione di deposizione delle uova delle Angonoka.   

Foto 14
I lavori procedono velocemente,   grazie alle passate esperienze e alla buona manovalità di tutto il gruppo. Appena ultimata l'installazione della stazione fissa con la sonda posizionata sui nidi(foto15), 

Foto 15

incarichiamo una persona del centro a rilevare i valori ogni ora per le 24 successive,  in modo da verificare non solo le minime e massime,  ma anche i tempi di variazione e in che orari della giornata si verificano ,   importanti poi per le future valutazioni del programma di impostazione dei valori dentro l'incubatrice.  Purtroppo ci viene segnalato che rispetto all'anno precedente l'energia elettrica,  ora è disponibile solo dalle ore 9,00 alle 21,00 e quindi la nostra incubatrice che è dotata di doppia temperatura diurna/notturna,   l'abbiamo dovuta adattare alla nuova realtà;   abbiamo programmato la seconda temperatura (notturna) per le prime due ore e per le ultime due, in modo da creare una degradazione termica il più lineare possibile.
 La mattina successiva abbiamo verificato che la temperatura minima, internamente è stata ottimale e rispettava il nostro programma.  L'unico valore ancora non corretto è stata l'umidità che si è rilevata subito troppo elevata ed è stato necessario diminuire il valore impostato ed assorbire materialmente l'acqua nelle pareti del vetro dello sportello, oltre ad aprire completamente i fori di areazione laterali.
Nel frattempo i lavori delle linee dei sensori sono quasi finiti e installiamo il sensore magnetico alla porta d'ingresso del nuovo recinto.    Installiamo anche la nuova postazione per i proiettori a Led del nuovo recinto su un palo metallico ben robusto(foto16),

Foto 16

dove Ernest aveva già fatto preparare un cappello di protezione già verniciato  ed installiamo i relativi cavi elettrici. Il terzo giorno installiamo la nuova centralina elettronica e relative modifiche alla vecchia e procediamo alle verifiche di funzionamento che rilevano solo il non funzionamento di uno dei nuovi proiettori Led ,   velocemente poi sistemato.  Finalmente,   dopo le verifiche di corretto funzionamento del sistema totale di sicurezza,  ci rilassiamo un pò  e ci dedichiamo a dissotterrare le uova da posizionare nell'incubatrice (foto17,18 e19). 

Foto 17

Foto 18

Foto 19

Il responsabile del Durrell, Lance Woolander,   decide di spostarne solo 12,  in attesa della decisione degli esperti della sede centrale(foto 20).

Foto 20

Mirko, che è alla sua prima visita al centro,  nel frattempo si spupazza qualche Angonoka(foto21) e scatta qualche bella foto (foto22,23e24).

Foto 21

Foto 22

Foto 23

Foto 24

Verifichiamo anche la possibilità futura di utilizzare dei vecchi pannelli  fotovoltaici(foto 25),  da corredare di nuove batterie, regolatore di carica, inverter  ed un relè che permetta di  sfruttare  questa nuova alimentazione  solo negli orari che la corrente elettrica del centro viene interrotta.  

Foto 25 
Ovviamente questo è solo in previsione futura. L'ultimo pomeriggio è dedicato alla visita della scuola nei pressi del centro per la consegna di tutto il materiale di cancelleria dove Ernest ha già avvisato del nostro arrivo.  Ci attendono, oltre  agli insegnanti, più di cento bambini  dai 6 ai 12 anni (foto dal 26 al 30)

Foto 26

Foto 27

Foto 28

Foto 29

Foto 30

e la cosa che più ci ha colpito è stata l'estrema compostezza di tutti i bambini che anche nei momenti sotto un sole cocente non facevano una piega e rimanevano in riga come dei piccoli soldati, ma sempre con un tenerissimo sorriso stampato sui loro bei visi ;   cosa inimmaginabile coi bambini di casa nostra.  Qui la vita è talmente dura per la povertà estrema che i bambini non possono permettersi di essere capricciosi e i valori all'interno delle famiglie sono ancora molto forti con la scala gerarchica ben salda e gli anziani che ancora sono il fulcro della famiglia .
Precedentemente consigliati, chiediamo di voler procedere alla distribuzione singolarmente di tutto il materiale, onde evitare facili perdite di materiali. Dopo un primo tentativo di effettuare la distribuzione all'interno di una grande aula,  gli insegnanti optano per la ben più fresca posizione sotto un grande albero di mango,  ovviamente tutti in riga rigorosamente. Gli insegnanti iniziano a distribuire i materiali e ben presto, visto la quantità,  ci rendiamo conto che l'operazione sarà lunga ,  ma veniamo immediatamente coinvolti tantissimo sia per le bellissime espressioni dei bimbi(foto dal31 al 34) che per la consapevolezza  dell'importanza della donazione.

Foto 31

Foto 32

Foto 33

Foto 34

Impressionante vedere la compostezza dei più piccoli che pur dopo ore,   stanchi , cercano di resistere al peso dei doni e alla fine crollano, sedendosi  però sempre nell'esatta posizione assegnatagli(foto35,36e37e38) .

Foto 35

Foto 36

Foto 37

Foto 38

Bellissima la scena dove MirKo "cerca di confondersi" coi bimbi effettuando un provvisorio furto di materiale ad un incredulo bimbo(foto39). 

Foto 39

Poi consegniamo i palloni (foto40e41).

Foto 40

Foto 41
Nel frattempo, si è radunata una folla di genitori venuti ad assistere alle operazioni e alla fine una delegazione dei capi villaggi ci porge un rituale di ringraziamenti.   Per ultimo consegniamo agli insegnanti uno scatolone di gessetti bianchi e colorati, da usare nelle lavagne della scuola e del materiale rimasto fra cui gli evidenziatori raccolti e un pò di penne.  Dopo i rituali di ringraziamento,  ci viene comunicato che dobbiamo passare dal capo villaggio per una cerimonia che inizialmente pensavamo fosse un ulteriore ringraziamento;   arrivando ad un piccolo villaggio dove sembrava che ci attendessero con un grande pentolone su fuoco ardente,   con una scena tipica dei primi film di cannibali e devo dire che non riuscivo a trattenere la sgrignarella,  mentre qualcuno cercava di spiegarmi che la cosa era di estrema serietà, veniamo accompagnati all'interno di una caldissima capanna tutta in lamiera bollente nella quale su una grande tavola erano già pronte varie bottiglie di bevande con bicchieri ben poco presentabili e alcune persone pronte ad effettuare una strana cerimonia che ci spiegano si trattava di una sorta di rito propiziatorio per permetterci di effettuare il viaggio di ritorno in città sani e salvi,  in quanto l'ultima volta che degli stranieri erano venuti a portare doni, uno di loro nel viaggio di ritorno verso la capitale Antananarivo era stato assaltato dai banditi e deceduto. Ovviamente quando abbiamo saputo della cosa,  qualcuno di noi ha eseguito un "rito supplementare", tipicamente occidentale.  
Dopo 15 minuti di preghiere in lingua malgascia, quindi indecifrabili, in posizione religiosa,  abbiamo effettuato il brindisi finale e quindi salutato gli abitanti del piccolo villaggio(foto42) .    

Foto 42

Ad ogni modo per tutti è stata un'esperienza toccante e molto profonda,  che ci ha fatto sentire fieri dell'operazione effettuata.  L'ultima sera trascorre velocemente, sotto una stellata incredibile, inimmaginabile alle nostre latitudini, al punto di sembrare irreale,   con la via lattea che evidenzia una tale quantità di stelle che sembra quasi una sorta di foschia,   poi la mattina seguente, alzati di buon ora come sempre, dedichiamo due ore a discussioni sull'incubatrice,  alle ultime verifiche di funzionamento(foto43 e 44),

Foto 43

Foto 44

ultimi ritocchi e verifica di funzionamento dello speratore (foto45).  Prima di partire riusciamo ad assistere all’inserimento dei nuovi mini microchip a delle baby Angonoka(foto46,47 e 48) da poco sequestrate e ritornate al centro.
Foto 45


Foto 46

Foto 47

Foto 48

Impressionante con quanta facilità Ernest inserisce i microchip alle piccolissime baby.
Ultima foto di rito del gruppo e poi si parte(foto49).

Foto 49
Durante il viaggio di ritorno,  rilassati e contenti per il buon esito dei lavori,  ci godiamo il paesaggio e i sempre colorati mercati dei piccoli villaggi lungo la strada(foto dal50 al 56)                                                            
Foto 50

Foto 51

Foto 52

Foto 53

Foto 54

Foto 55

Foto 56
e ogni tanto ci siamo fermati per l’acquisto di frutta, specialmente i buonissimi kunkun (foto57e58) o anacardi.       

Foto 57

Foto 58
Una volta rientrati in città,  trascorriamo un pò di giorni in relax(foto59), in attesa della partenza di Mirko e successivamente di Luca, mentre Agostino ha deciso di restare per  cercare di organizzare una visita al parco di Soalala,  metà difficile e concessa a pochi fortunati,  oltre ad un previsto ritorno al parco per una verifica finale di funzionamento .   

Foto 59
Nel frattempo il Durrell, gentilmente si muove per organizzare la mia visita a Soalala via mare, in quanto ancora la stagione non permette di arrivarci via terra.   Nell'attesa della nuova partenza, non sono mancati episodi  a tema tartarughe,  come  l'incredula richiesta che mi ha fatto un ragazzo una sera al rientro in albergo, che parlando in un modo un pò guardingo mi propone la vendita di una baby di Angonoka(foto 60 e 61),

Foto 60

Foto 61

detenuta in un piccolo astuccio tipo "marsupio"che a dir sua sarebbe stata trovata ai bordi di una strada fuori città, ovviamente è quasi sicuramente una grossa balla in quanto le baby si possono trovare solo nel parco di Soalala e trasportate solo via mare. Ovviamente alla richiesta è scattato il sequestro dell'esemplare da parte mia e l'immediata chiamata al capo della polizia locale che per altro stava arrivando in albergo per cena e proprio per questo motivo il ragazzo se l'è cavata con una strigliata e una "ritirata" strategica e fortunata, in questi casi solitamente si procede all'arresto immediato. L'esemplare è stato affidato a me e successivamente consegnato al Ministero delle Foreste(foto 62) e quindi al Centro di recupero di Ampijoroa; un altro salvataggio del TCI in terra malgascia.    

Foto 62
Poi una mattina,  la bella esperienza del ritrovamento e salvataggio di 53 baby tartarughe di Lepidochelys olivacea(63e 64), uscite da un nido proprio davanti all’albergo,  che per strane coincidenze si erano dirette in direzione opposta al mare, ficcandosi in un bacino acquitrinoso e melmoso(foto65) dove avrebbero avuto ben poche possibilità di salvarsi dai diversi predatori fra cui i temibili corvi locali.

Foto 63

Foto 64

Foto 65
Il rilascio poi è avvenuto due notti successive,  con una emozionante  esperienza condivisa anche da un gruppetto di turisti dell'albergo (foto dal 66 al 69).   

Foto 66

Foto 67

Foto 68

Foto 69
Diverse poi sono stati gli esemplari di tartarughe visitate in altrettanti giardini;  quasi sempre si trattava di stupende Astrochelys radiata(foto70).

Foto 70
Invece un pò di sorpresa c'è stata nel vedere in un giardino una Pelomedusa subrufa (foto71)  non certo endemica del Madagascar.  

Foto 71

Ho cercato anche di fotografare alcuni esemplari di tartarughe acquatiche che mi avevano segnalato in una risaia nei pressi della città e molto vicino al mare,  ma il tentativo è stato vano,  forse per non aver proposto soldi al mio tentativo di fare un servizio fotografico. 

Dopo circa tre settimane dai primi lavori al Centro di recupero di Ampijoroa,  il viaggio, organizzato dal Durrell per il TCI è pronto e una mattina di buon ora, ancora col buio, si parte con un viaggio di quasi 4 ore con una scialuppa veloce e carica anche del carburante per il ritorno.   Arriviamo al villaggio di pescatori(foto72) dove l'unico piccolo albergo ha già una delle 3 camere riservata a me e dopo il deposito dei bagagli si riparte col battello per Baly Bay.   

Foto 72
Arriviamo in una baia con la marea molto bassa(foto73,74e75),

Foto 73

Foto 74

Foto 75

quindi è inevitabile scendere e percorrere un tratto a piedi  in mezzo alla melma, caratteristica della baia che è famosa per la riproduzione e pesca dei gamberi e granchi;  qui troviamo, oltre a due simpatici bambini che giocavano con delle riproduzioni di piroghe (foto76), 

Foto 76

un piccolo villaggio di pescatori dove dalle capanne si capisce subito l'estrema povertà  e rinnoviamo il rituale col capo villaggio per ottenere  il permesso di passare e visitare l'interno, ricevendo in dono due grossi cocchi come scorta di acqua, visto il forte caldo .  Il capo villaggio si distingue dall'installazione sulla sua capanna da alcuni pannelli fotovoltaici(foto77)

Foto 77

che contrastano nettamente con l'ancestralità della sua abitazione,  che poi ci spiega non funzionano in quanto probabilmente le batterie sono fuori uso .  Ad ogni modo iniziamo la nostra marcia all'interno del parco per la ricerca delle Angonoka in natura, sotto un sole cocente, passando prima una parte di foresta bassa con poche grandi piante, tipiche della fascia costiera, con prevalenza di basse palme,   poi arriviamo in una grande radura umida dove attraversiamo una larga palude melmosa(foto78),

Foto 78

ovviamente a piedi scalzi e veniamo attaccati da una marea di insopportabili papatacci che probabilmente ci hanno scambiati per zebù, visto che solitamente sono loro che attraversano questa laguna. Inizia poi la foresta tipica della zona (foto79), 

Foto 79

dove seguiamo un piccolo sentiero che dopo una lunga marcia ci porta ad un piccolo accampamento dove vivono alcuni malgasci che fungono da guardie del parco.  Qui non mancano i simpatici lemuri sifaka(foto80)

Foto 80

che ogni tanto sbucano dalle piante. Questa è l'unica zona dove sono stati rilasciati 40 esemplari tutti dotati di radio-controllo e mi rendo subito conto che è una zona ben protetta ed è quasi impossibile eludere il controllo dei pochi locali,   infatti qui non sono mai stati segnalati furti di esemplari,  a differenza di altre zone del parco dove invece sono più a contatto dei residenti del villaggio di Soalala e più difficili da controllare dalle poche guardie del parco.    Nell'accampamento incontriamo anche un ragazzo che sta lavorando per riparare l'antenna ricevente indispensabile per ritrovare gli esemplari in mezzo alla fittissima foresta ,   dove ci fa attendere un pò per permettere di solidificare alla colla in precedenza applicata.   Poco dopo partiamo per uno strettissimo sentiero che inevitabilmente diventa inesistente in quanto lo strumento ricevente ci porta sempre più in mezzo alla fitta foresta(foto81),

Foto 81

ma poco dopo ecco spuntare la prima Angonoka(foto82)

Foto 82

che evidenzia un pò di piramidizzazione tipica degli esemplari di cattività, ma l'esemplare stava mangiando e sembrava in ottima forma. Poco dopo ecco i primi problemi alla riparazione dell'antenna che inevitabilmente ci fa rallentare le operazioni di ricerca;   infatti ci permette il ritrovamento di un solo ulteriore esemplare e siamo costretti a desistere dalla ricerca in quanto senza lo strumento è veramente difficile(foto83).     

Foto 83
Al ritorno una botta di fortuna  e vediamo una bellissima femmina che pascolava vicino al nostro sentiero(foto84,85 e 86)  e riesco così ad effettuare delle bellissime riprese e foto.    
Foto 84

Foto 85

Foto 86

Dopo ancora un pò di ricerche, decidiamo  di riprendere la via del ritorno che ci riporta nuovamente all'accampamento dove ci rifocilliamo un pò prima della dura marcia finale. Arrivati al villaggio di pescatori, dove una folla di abitanti e bambini(foto87)

Foto 87

ci stava aspettando, acquisto dei grossissimi granchi da far cucinare per la serata e dopo i rituali saluti                                                              agli abitanti che si erano radunati per noi,  si riparte con il battello(foto88) che però grazie alla marea alta, questa volta è vicinissimo e ci evita la melma.

Foto 88
Arrivati al villaggio di Soalala rimane ancora il tempo di una visita nella zona delle mangrovie dove al tramonto c'è uno spettacolo creato da tantissimi uccelli acquatici che si appollaiano per la preparazione della nottata(89e90).

Foto 89

Foto 90


La giornata è stata intensissima e dura, ma la voglia di visitare culture così estreme e differenti dalla nostra è tale che mi permette di scattare le ultime foto nel villaggio prima del tramonto(foto91), 

Foto 91

in attesa che la proprietaria dell'albergo prepari la cena coi granchi consegnati.  Purtroppo la cena nascondeva una spiacevolissima sorpresa per me,   che nell'atto di gustare i buonissimi granchi,  durante un apparente normalissimo morso,  mi si tranciava di netto un incisivo e mi scaturiva una reazione di adrenalina pur non avendo male, probabilmente dovuta allo shock  del fatto,  oltre alla preoccupazione di sapere che nel villaggio non c'è ne un dentista ne dei medicinali. Inevitabile così la decisione di anticipare il ritorno a Mahajanga la mattina successiva sempre con partenza ancora col buio(foto92),

Foto 92

dopo poche ore di mal riposo  che riserva 4 ore di mare abbastanza agitato e quindi con continui forti colpi che finiscono per sfiancare  tutti i componenti della scialuppa .  Rientrato in città la ricerca di un dentista non si presenta facile ma devo dire che alla fine il lavoro provvisorio eseguito da un bravo dentista locale è stato soddisfacente e ha cancellato i  momentanei   pensieri di rientro anticipato.  
A circa 45 giorni dall'arrivo in Madagascar,   ritorno al centro di recupero per un problema imprevisto, con il solito viaggio verso la foresta. Per fortuna il problema era di lieve entità, in pratica un piccolo errore nella progettazione dell'ampliamento che non teneva conto di un limitatore di controllo della carica della batteria che in caso di allarme permetteva l'inserimento delle due potenti sirene e dei 7 proiettori a LED solo per circa 3 secondi e poi arrestava il sistema.  Sistemato il sistema di allarme, procedo alla verifica delle temperature e dell'incubatrice,  risultata importante in quanto nella stazione fissa esterna che rileva le temperature minime e massime nella posizione delle uova, l'incaricato a rilevare quotidianamente le temperature,  per errore aveva modificato l'impostazione dello strumento e negli ultimi 10 giorni aveva rilevato i dati di temperatura dell'aria, anzichè quella della sonda che rileva quelle nei nidi a terra;  cosa prontamente verificata dai tabulati salvati.
Nel corso degli ultimi giorni di permanenza sulla grande isola,  ho effettuato il tentativo di ritrovare un'altro esemplare di Angonoka che mi è stato segnalato in un giardino di una famiglia locale,  una femmina adulta bracconata a Soalala e per altro mi hanno detto che erano in attesa di un maschio,  ma l'abitazione è ubicata all'interno di un quartiere periferico molto affollato e difficile da individuare anche conoscendo la via esatta,  ora rimane la sola speranza che la polizia locale riesca a fare delle indagini positive con gli indizi lasciati da me.  Peccato,  sarebbe stato un recupero molto importante per la salvaguardia di una specie così in pericolo di estinzione.
Ora dopo una lunga permanenza piena di belle esperienze,  salutiamo ancora questa bella isola con il solito augurio di buon ritorno, ma il mal d'Africa ha colpito ancora e penso ci siano pochi dubbi!

Agostino Montalti  (presidente Tarta Club Italia)
Giugno 2011

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Lunedì, 30 Giugno 2014 13:04

Guarda chi si rivede

Guarda chi si rivede !

 

Lunedì di Pasqua 2011, mentre tutta la città si è riversata in spiaggia come da tradizione, scelgo di fare un tour in quad, addentrandomi in mezzo alla natura, anche alla ricerca di alcuni luoghi visitati due anni prima, in occasione della prima visita a Mahajanga, bella città a Nord-Ovest del Madagascar, che guarda sul grande canale del Mozambico.

Come ben sapevo le piste sono a doc per il quad e entusiasmanti sono i vari guadi di ruscelli ancora con l'abbondante acqua della stagione delle piogge appena finita. A differenza del 2009, con la stagione secca al culmine, ora la natura è ricca di vita e colori e mi si presenta con un nuovo aspetto. Non è facile ritrovare le vecchie piste ma poco importa, quelle nuove sono entusiasmanti e perfette per il fuoristrada . Ritrovo comunque alcuni luoghi simboli della zona, fra cui il "Lac sacre", una sorta di piccolo lago sacro, dove i locali vanno a fare cerimonie e pregare, caratterizzato dalla presenza di strani grossi pesci fra i quali alcuni si fanno addirittura toccare, in un'acqua trasparente e dolce.

Ritrovo anche i bellissimi lemuri della specie Sifaka, a mio parere fra i più belli della grande isola, intenti a riposarsi sotto le fresche foglie di alcuni grandi alberi di mango e qui al momento, preso dall'emozione di avvicinarli così tanto da riuscire a dargli dei pezzetti di mela ben graditi e fra scatti di foto e video, non mi accorgo di un particolare che invece scopro visionando successivamente i filmati sul PC ; uno degli esemplari adulti si distingueva perchè gli manca l'occhio sinistro e subito la cosa mi fa ricordare che i primi lemuri sifaka avvistati due anni prima, a circa un chilometro di distanza da quel luogo era una coppia con un piccolo a cui mancava un occhio e che mi ricordavo molto bene per la tenerezza che faceva. La curiosità mi porta subito a cercare nelle tantissime foto del viaggio 2009 e con sorpresa vedo che l'occhio mancante del piccolo è il sinistro.

A questo punto è evidente che il tenerissimo piccolo Sifaka di due anni prima è cresciuto ed è ora diventato un bellissimo adulto; anche se gli manca un occhio è comunque di grande bellezza e devo dire che il fatto di averlo riconosciuto e rivisto a distanza di due anni mi ha fatto molto piacere.

Buona fortuna amico mio!

Agostino Montalti

Madagascar 12-05-2011

Aggiornamento Settembre 2011: Video di alcuni Lemuri avvistati nell'ultima missione del Tarta Club Italia (per tutti gli altri video clicca quì)

 

 

 

 

 

Lunedì, 30 Giugno 2014 12:58

Cronache dal Madascar - Parte 2

Cronache dal MADAGASCAR, la nostra avventura

 

GIORNO 8

Ranohira è una piccola cittadina con poche case e molte capanne e con qualche caratteristico negozietto fra cui l’immancabile “carne fresca”(foto65).Gli abitanti sono famosi anche per i sgargianti colori dell’abbigliamento(foto66). Intera giornata dedicata al Parco Nazionale “Isalo”, considerato uno dei più importanti ed affascinanti del Paese per le sue formazioni rocciose(foto67-68-69) e per i grandi canyon attraversati da piccoli corsi d’acqua, oltre che per le piscine naturali formatesi con l’erosione del tempo. Veniamo accompagnati da una nuova guida in un percorso di trekking della durata complessiva di circa 8 ore che ci riferiscono particolarmente impegnativo per la distanza e le alte temperature sotto le quali dovremo camminare; perciò decidiamo di suddividerlo in due parti in modo da dare la possibilità a tutti di partecipare decidendo, a metà percorso, se continuare o rientrare in albergo. Martina e Viviana, le solite pigrone, scelgono l’alternativa nr.3: un’intera giornata a fare niente passeggiando per il villaggio alla scoperta di un piccolo centro massaggi del quale hanno approfittato e che hanno consigliato agli sportivi per sciogliere i muscoli nel dopo-trekking.

Lejla e i ragazzi sono invece partiti la mattina presto per vistare il parco e le varie piscine naturali(foto70-71-72) con le relative cascate, dove hanno fatto il bagno. Nonostante il caldo si faceva sentire la lunga passeggiata ci ha permesso di vedere tante piante(foto73-74) e animali come scorpioni(foto75), insetto stecco(foto76), veramente difficile da individuare, cavalletta dai bellissimi colori(foto77), lemuri catta(foto78) e fulvi(foto79-80-81), abbiamo avuto la fortuna di vedere da molto vicino gli unici due lemuri sifaka bianchi(foto82-83-84-85) dell’immenso parco.

 

Molto rinfrescante il bagno alla piscina azzurra; brrrr che fredda l’acqua! Alla sera, di corsa a vedere la Regina dell’Isalo(foto86), una conformazione rocciosa che raffigurerebbe una foto 85 regina, ma soprattutto lo spettacolo del tramonto fra le rocce colorate(foto87-88-89-90). Al ritorno in albergo, uno dei frequenti desolanti spettacoli del fuoco che brucia quel po’ che c’è sul terreno già arido(foto91).

GIORNO 9

Ci mettiamo in viaggio ancora una volta, di buon mattino, con il nostro mitico minivan, dove sulla strada incontriamo rare e desolate capanne(foto92-93), solitamente a fianco di una pianta di mango, qualche baobab(foto94) e qualche venditore di mango ancora non maturi(foto95), per raggiungere prima Tulear, dove faremo una breve sosta per visitare il mercato delle conchiglie, e poi Ifaty, dove visiteremo il Parco delle tartarughe “Sokake”. Percorriamo circa 200 Km attraverso piccoli villaggi nati durante gli anni settanta a seguito della scoperta dei giacimenti di pietre preziose e zaffiri.

Per curiosità ci fermiamo presso un rivenditore mussulmano di pietre che ci accoglie in un salone arredato con divani in pelle, una grande scrivania di legno ed un tavolino di cristallo. Senz’altro l’impressione che vuole dare è di lussuosa ricchezza: a noi sembra più un povero arricchito anche un po’ losco, vista la serie di muscolosi ed aitanti ragazzotti che gli girano intorno (body guard o gigolò?). Poco prima di Tulear (che dista 30 Km da Ifaty) ci fermiamo per una visita ad un grazioso parco (Arboretum) che ospita tante piante endemiche del sud(foto96-97-98-99), dove vediamo anche il piccolo lemure Microcebus murinus (foto100), qualche immancabile camaleonte(foto101) e anche qui c’è una piacevole sorpresa: un bel recinto con tante stupende A. radiata (foto102) giusto come “antipasto” della scorpacciata che ci faremo il giorno successivo al Sokake. Lungo la strada vediamo da lontano innumerevoli cimiteri che sono considerati tabù per gli stranieri(foto103) Arriviamo a Tulear, città situata a sud-ovest dell’isola, all’altezza del Tropico del Capricorno, e visitiamo il particolare mercato delle conchiglie(foto104).

Ne troviamo di tutti i tipi, colori e dimensioni, grezze o lavorate a creare oggetti e paesaggi. Filippo ne rimane affascinato e ne fa scorta: che siano arrivate integre dentro la valigia fino in Puglia? Riconosciamo anche alcuni piccoli serpenti e qualche coccodrillo imbalsamato in vendita, sistemati vicino ad un paio di carapaci di tartaruga marina(foto105-106-107), lucidati e pronti per qualche turista. Proseguiamo verso Ifaty, cittadina di pescatori e sede di una delle barriere coralline più belle al mondo, estesa per circa 300 Km. Pensavamo si trattasse di pochi minuti di viaggio ma la strada nazionale n°9 è un disastro ed essendo sul mare, con il forte vento(foto108) sembrava una vera tempesta di sabbia che accumulava cumuli sulla strada; poco dopo infatti c’è il primo insabbiamento(foto109) che con la spinta di tutti riusciamo ad uscirne, ma dopo poco, nei pressi di un piccolo villaggio di pescatori il minivan è definitivamente bloccato(foto110).

In pochi minuti quasi tutto il villaggio viene a vedere la situazione, compreso due maiali neri, e con pochi spiccioli ci prendono su di peso il mezzo(foto111), che comunque constatiamo che non è utilizzabile in un percorso del genere, ma per fortuna che c’è campo per il cellulare per chiamare soccorsi all’albergo che ci invia una vecchia ma robusta Jeep a salvarci(foto112). Poi la guida ci dice che le buche sulla strada le fanno i pescatori per chiedere soldi a chi aiuta ad uscire da queste specie di “sabbie mobili” . Nonostante il forte ritardo riusciamo a sistemarci in albergo, giusto in tempo per uno spettacolare tramonto(foto113) e ci prepariamo alla giornata di domani nuovamente dedicata al fantastico mondo delle tartarughe con la visita al parco “Sokake”.

GIORNO 10

A Ifaty alloggiamo in un bel resort, Hotel Bamboo(foto114-115-116) a ridosso di una incantevole spiaggia poco distante dalla famosa foresta spinosa caratterizzata dalle presenza di una moltitudine di specie vegetali per lo più endemiche che hanno sviluppato meccanismi di adattamento a lunghi periodi di siccità tra cui diverse specie di Baobab(foto117-118-119-120). Per andare al parco scegliamo un mezzo di trasporto molto spartano e caratteristico: due carri trainati da due coppie di zebu(foto121); splendida idea se non fosse che gli zubu hanno la diarrea……

Nel bel mezzo di questa foresta sorge il Parco “Sokake”(foto122). Questo è, infatti, l’habitat naturale di due specie di tartarughe: l’ Astrochelys radiata(foto123-124-125-126) e le Pyxis aracnoides(foto127-128-129).

La seconda è chiamata dai locali Kapidolo, o tartaruga fantasma, in quanto la si rinviene spesso vicino i luoghi di sepoltura delle tribù locali. E’ una specie difficile da osservare e studiare allo stato naturale per via delle piccole dimensioni ( 15/16 cm) e dalle abitudini legate al clima estremo che induce questi animali ad essere attivi solo durante la stagione delle piogge; è quindi, indispensabile, per il futuro di questa specie, l’allevamento in un centro specializzato in loco. Qui sono allevate e riprodotte con successo sia le tre sottospecie geografiche di Pixys (P. arachnoides arachnoides, P. arachnoides brygooi e P.arachnoides oblonga) sia le A. radiata di cui il Parco dispone di numerosi esemplari di cui alcuni sono animali confiscati. Ovviamente il centro è dedicato soprattutto alle A. radiata, con tanti recinti dedicati e suddivisi in base alle esigenze di riproduzione e di età. Da poco tempo, il Centro ha la possibilità di incubare alcune uova in 6 incubatrici artificiali (foto130) alimentate da pannelli fotovoltaici; in questa fase iniziale le incubatrici sono regolate a temperature diverse al fine di studiare i parametri più favorevoli alla schiusa mentre altre sono lasciate incubare nel terreno. Mentre la Pixys planicauda, vista nel Centro Durrel, vive sulla costa centro occidentale del Madagascar in una fascia costiera ristretta tra Morondava e Belo Tsiribihina, le tre sottospecie di Pixys Arachnoides , invece, vivono sulla fascia costiera meridionale a nord di Tulear (P. a. brygooi), a sud di Tulear (P. a. arachnoides) e nell'estrema parte meridionale fino a Taolagnaro (P. a. oblonga). Siccome le nostre visite ai due centri (Angonoka e Sokake) è stata in qualche modo privilegiata e favorita dal fatto che eravamo li con l'intenzione di collaborare, quindi ci è stato permesso di entrare all'interno dei recinti, avvicinarsi moltissimo e fare foto e video incredibili, ma la cosa più bella era sicuramente la situazione di euforia che si creava e che faceva si che sembravamo tutti dei bambini nel paese delle meraviglie.

GIORNO 11

Ancora un ennesimo volo interno per raggiungere nuovamente Tana, punto cruciale per gli spostamenti all'interno dell'isola in quanto punto nevralgico nei trasporti. Arriviamo nella prima mattinata, e dopo una breve sosta in albergo saliamo in un minivan procuratoci dall'Agenzia Viaggi malgascia cui ci siamo affidati come contropartita per alcuni piccoli contrattempi che avrebbero potuto evitarci. Visitiamo la città nei suoi punti fondamentali: il lago centrale(foto131-132), circondato da bellissime piante in fiore(foto133) il belvedere sopra la collina, il centro, l'ex Palazzo della Regina(foto134) l'attuale Sede degli Uffici del Primo Ministro ed il Mausole(foto135). Giriamo in lungo ed in largo, sempre felici ed allegri dentro il nostro pulmino. La sera in quattro decidono di andare a mangiare nel locale più "in" della città, dove un famoso cuoco serve ottimi e sofisticati piatti in una delicata e tranquilla atmosfera franco/coloniale; alla fine il conto è di sole 30 euro a testa. 

GIORNO 12

Il volo è previsto per il primo pomeriggio quindi la mattina ci facciamo accompagnare in un grandissimo mercatino dedicato solo ai souvenir turistici(foto136-137), dove si notavano gli effetti della recente crisi politica; in pratica senza turisti. Qui tutti hanno fatto il pieno di regali fino al possibile da trasportare, visto che i prezzi erano veramente bassi specialmente dopo lunghe trattative. 

Dopo di chè si parte per un breve volo della durata di poco più di un ora per raggiungere l'isola turistica di Nosy-Be. Ci trasferiamo in albergo(foto138), un residance semplice e un po' spartano ma vicino al mare ed in buona posizione.

GIORNO 13

Di nuovo il mare! Antananarivo è stata solo una meta di passaggio per poterci imbarcare nel volo che ci avrebbe portato a Nosy Be(foto139-140-141-142-143-144-145), isola verde raggiungibile via cielo o via mare.


Si trova a circa 15 km dalla costa nord-ovest del Madagascar, nelle calde acque del Canale di Mozambico, fa parte di un arcipelago formato da diverse isole di dimensioni diverse che si estendono per una lunghezza di 30 Km ed una larghezza di 19 Km. Nosy Be è definita anche l'"isola dei profumi" per l'abbondanza delle piante che vi si possono trovare: lichi, ylang ylang, mango, ananas, banane.


Noi ci siamo sistemati un po' fuori dalle classiche mete turistiche, in un residence appena fuori dal centro di un piccolo paese limitrofo a La Ville, di nome Ambatoloaka, dove è possibile toccare con mano la vita degli abitanti dell'isola. Nei giorni in cui siamo rimasti abbiamo preferito non fare mare nel senso classico con lunghi pomeriggi al sole ma abbiamo deciso per un paio di escursioni in barca alla scoperta di alcune isole abitate solo da indigeni, lemuri ed altri animali. La prima escursione ci vede partire di buona mattina verso l'isola di Nosy-Komba, dove caratteristiche sono le lavorazioni artigianali che abbiamo trovato: tipiche maschere di legno derivate dalla più classica cultura africana, manufatti eseguiti utilizzando semi di piante grandi come meloni, tovaglie ricamate ad intaglio o dipinte con immagini di tartarughe marine(foto146), lemuri(foto147-148-149), camaleonti(foto150) e serpenti(foto151).


Seguendo la nostra guida durante la prima escursione ci siamo fermati a dar da mangiare ai lemuri alcuni pezzetti di banana: quei piccoli delinquenti di lemuri con le loro zampette si sono dimostrati straordinariamente veloci nel prendere il pezzetto di frutta offerto, portarselo alla bocca, riallungare la zampa per riceverne ancora... e poi ancora... e poi ancora! In cambio si sedevano sulle nostre spalle e si lasciavano fotografare tranquilli: abbiamo dei bellissimi primo-piano. E sorpresa: tartarughe ! In piccoli recinti erano alloggiate un po' di belle Astrochelys radiata(foto152) , una Geochelone gigantea(foto153-154) e alcune Kinixis belliana nogueyi(foto155-156).


Poco prima di pranzo risaliamo in barca per dirigerci nella vicina isola di Nosy-Tanikely dove ci tuffiamo subito per fare snorkeling e dopo un buon pranzo ci rilassiamo in spiaggia e dopo andiamo a visitare il centro dell'isola dove oltre al faro e tanta vegetazione vediamo una colonia di pipistrelli(foto157-158).

GIORNO 14

Il penultimo giorno abbiamo visitato l'affascinate isola Nosy-Irania(foto159-160-161-162-163-164) dove con la bassa marea si unisce con un'altra isoletta a fianco tramite una lingua di sabbia bianchissima.

Qui prima di un buonissimo pranzo organizzato dall'equipaggio della barca ci immergiamo per una bella nuotata per fare snorkeling e vedere un po' di bellissimi pesci e stelle marine di tutti i colori. Purtroppo delle tartarughe marine che solitamente frequentano l'isola, neppure l'ombra, solo l'avvistamento di una piccolissima probabilmente di pochi giorni. Breve visita al piccolo villaggio di pescatori e si riparte per il ritorno . Il vento che spinge alle spalle crea un po' di onda che al momento di scendere dalla barca fa si che un'onda "biricchina" travolge Ago che fa fare il bagno alla sua fotocamera!

GIORNO 15

Mattinata libera dove bivacchiamo fra spiaggia e valigie da riuscire a chiudere, molti per riuscirci regalano indumenti e oggetti agli abitanti di alcune capanne adiacenti al residence, in attesa della partenza per il pomeriggio per Tana. Arrivati in capitale verso sera tardi, il volo è previsto per l'1,30 quindi non alloggiamo in albergo. Qualcuno decide per un ultima puntata in città per consumare un ultimo pasto malgasco.

GIORNO 16

Attendiamo il nostro volo, partenza prevista alle ore 1:30 di notte. Bivacchiamo in aeroporto velati da quel po' di malinconia tipica della fine dei viaggi: abbiamo passato insieme tante giornate, a volte allegre e a volte più faticose, in alcune occasioni ci siamo dovuti sopportare a vicenda ma molto più spesso abbiamo fatto squadra. In conclusione una bella vacanza, senza dubbio senza le comodità dei turisti classici ma piuttosto molto "turisti fai da te... ahi ahi ahi!" e forse anche questo ha contribuito a fare del nostro viaggio una divertente ed indimenticabile avventura!

Ciao Ciao Madagascar!

GIORNO 17

E' da poco passato mezzogiorno e siamo finalmente in Italia. Dopo un breve scalo a Parigi abbiamo preso l'ultimo volo previsto, giunto all'aeroporto di Bologna in perfetto orario. Saluti veloci e una promessa: organizzare presto un ritrovo per scambiarci foto e impressioni.

E Agostino è riuscito nell'impresa !

Scritto da Viviana Sangion, le foto sono di tutto il gruppo.

 

 

 

Giovedì, 26 Giugno 2014 14:45

Cronache dal Madascar - Parte 1

Cronache dal MADAGASCAR, la nostra avventura

23 ottobre – 7 novembre 2009

 

IL PAESE

 

 

Prima di svelare le incredibili avventure che abbiamo vissuto è meglio fare mente locale sulle principali caratteristiche del Madagascar, giusto una breve panoramica che illustri meglio il luogo che ci ha ospitato per due settimane.

Il Madagascar è una Repubblica, ex colonia francese, che si estende per circa 578.000 Km q., si tratta della 4° isola più grande del mondo. Un tempo definitiva "l'isola verde" per la sua maestosa vegetazione, oggi è più appropriato chiamarla "l'isola rossa" data la cattiva abitudine dei malgasci di incendiare boschi e foreste per fertilizzare il terreno: peccato che piova troppo poco, e una volta arso il terreno questo non produce più niente. Distruggendo il loro habitat, anche gli animali muoiono o se ne vanno per non tornare più. I malgasci forse non si rendono conto, ma come ha detto qualcuno stanno bruciando il loro futuro.

La parte centrale è montuosa e perciò un po' più fredda, sulle coste si prende il sole in spiagge ancora poco frequentate dai turisti.

La lingua ufficiale è il malgascio con tutti i suoi dialetti, ma non è raro trovare chi parla francese, soprattutto dove il turismo è un po' più diffuso.

La moneta corrente è l'Ariary, il cambio è di circa 2.800 Ariary per un euro.

La popolazione ha origini differenti a seconda della zona in cui ci troviamo: africani, creoli, mulatti, bianchi... molte le coppie miste tra bellissime ragazze isolane e uomini francesi molto meno attraenti.

La maggior parte della popolazione rurale è analfabeta e alleva animali (zebù, capre, pecore, polli, tutti animali molto magri), mentre i bambini di città riescono ad andare a scuola e ad imparare un mestiere nei vari Istituti professionali. I più fortunati arrivano a frequentare l'Università, ci hanno parlato molto bene dei corsi tenuti nella capitale, Antananarivo.

Cosa si mangia? Riso, patate, crevettes (gamberetti), angusta (aragosta), zebù e tanta frutta! Banane, mango, papaia e ananas. Tante e varie le spezie, ottime le bacche di vaniglia, profumati e colorati i fiori di ylang ylang.

... ma di tutto questo a noi interessava poco, noi volevamo vedere...

LE TARTARUGHE!

I PROTAGONISTI

Siamo partiti in nove, eccoci!

Da destra in piedi: Martina , Loris, Viviana, Lejla,Claudio,Iuri,Michele e Filippo. In basso: AgostinoAgostino: il Presidente. Da vero romagnolo sempre pronto alla battuta, organizzatore del viaggio. Mezzo matto per le tartarughe (come del resto quasi tutti gli altri), è riuscito a scattare una media di duecento foto al giorno, credo sia stato costretto a rottamare la sua macchina fotografica dopo il viaggio... per cogliere un'immagine particolare è quasi riuscito a decapitare Loris!

Michele: compagno di stanza di Ago. Il nostro interprete di menù al ristorante, nessuno osava ordinare prima che Mik avesse tradotto tutte le pietanze una per una, ascoltato da una platea in religioso silenzio. Memorabili i suoi "avec le pomme de terre"...

Loris: il Geologo. Ci ha aiutato a capire i vari tipi di rocce e minerali presente nel Paese, sempre discreto e disponibile. Grande appassionato di animali e natura, aveva già partecipato al precedente viaggio del Tarta Club Italia alle Galapagos, quindi sapeva a cosa stava andando incontro...

Filippo: appassionato di tartarughe d'acqua e gran dormiglione. Filo riesce a dormire in ogni dove: minivan, branda, jeep, motoscafo, piroga, forse anche mentre guida il quad. E poi telefona: Filo riceve telefonate anche quando nessun altro ha campo, lui sì!

Iuri, Martina & Lejla: la premiata ditta Valeri ha lasciato il segno. Vasta la conoscenza di piante ed animali, stare ad ascoltarli è davvero interessante. Iuri in particolare ha saputo indicare il nome specifico di buona parte delle specie animali e vegetali che abbiamo incontrato lungo il tragitto. Lejla ha evitato il crollo delle economie locali acquistando l'inverosimile: un passaparola indigeno la anticipava in ogni villaggio. Nei momenti di relax i capelli di Martina sono stati i più piastrati in assoluto, mentre lei valutava come terminare l'ultimo capitolo della sua tesi di Laurea.

Claudio & Viviana: Lui vero amante degli animali, le tartarughe sono la sua passione: si venderebbe anche la fidanzata per salvare un nuovo animale! Il viaggio in Madagascar ero un suo sogno da tanto tempo, flora e fauna unici al mondo lo incuriosivano da sempre. Lei ha scoperto di odiare alcuni animali, ad esempio gli scarafaggi morti dentro il letto in albergo. Oggi ama il cemento e vuole andare in vacanza a Tokyo.

Bene, eccoci pronti a raccontare!

GIORNO 1

Partenza dall'aeroporto di Bologna venerdì 23 ottobre all'alba. Tutti presenti tranne Filippo... che stesse telefonando?! Al check-in finalmente lo vediamo arrivare, ora comincia il viaggio! Il boeing AirFrance ci aspetta con le sue 13 ore di viaggio da passare tra spuntini, film, musica e racconti. I più provati sono i fumatori, impossibilitati a dare sfogo al loro vizio per così tanto tempo. Arriviamo ad Antananarivo (la capitale) alle 10 di sera e necessitiamo del visto d'entrata: per evitare inutili code da buoni italiani in vacanza decidiamo di contattare un ragazzo del posto che tramite amici di amici riesce a farci saltare la fila. Quindi andiamo a cambiare valuta: per poco più di trecento euro ci consegnano una mazzetta e mezza di Ariary, ci siamo sentiti ricchi! Sbrigate queste pratiche ci sistemiamo nell'albergo Le Lac Hotel(foto3) che dista 5 minuti dall'aeroporto, situato ai bordi di un lago, in attesa del primo volo interno(foto4) che ci avrebbe condotti a Mahajanga la mattina successiva, ovviamente ancora all'alba.

GIORNO 2

Poco prima delle otto del mattino siamo già a Mahajanga e dopo 15 Km di strada bianca(foto5), sterrata, raggiungiamo il villaggio Antsanitia(foto6), resort sulla spiaggia limitrofo ad un caratteristico piccolo villaggio di pescatori dove vivono circa 500 anime. 

Durante il tragitto abbiamo una prima visione della vera vita africana: la gente di campagna vive in piccole baracche di legno e fango con il tetto in foglie di banano(foto7-8), aggregate in gruppi di tre o quattro. Allevano piccoli animali e vendono oggetti di artigianato.

Al nostro passaggio i bambini gridano e ridono felici di vedere questi vahasa (i "bianchi") che forse regaleranno bonbons. Scopriamo con curiosità che l'acqua che useremo per lavarci è fredda e gialla: non esiste un sistema di acquedotto che copre tutto il Paese, spesso l'acqua è trasportata con ampie cisterne che riforniscono le strutture quasi quotidianamente. Il colore è dovuto al residuo ferroso. Anche la corrente elettrica non è sempre disponibile: per ovvie ragioni di risparmio viene tolta durante tutta la notte e buona parte della giornata. Il villaggio è comunque accogliente e si mangia bene, tutti sono molto disponibili. Sulla bella spiaggia arrivano le piroghe dei pescatori, molto caratteristiche ma soprattutto piene di pesce, quindi ci precipitiamo a curiosare e scattare tante bellissime foto.

Il pomeriggio alcuni di noi decidono di noleggiare i quad(foto11) ed inoltrarsi in sentieri sterrati con una simpatica guida francese che ci porta a visitare il lago sacro(foto12), dove si recano i locali in pellegrinaggio, pieno di grossi pesci che una donna addirittura accarezza e alla fine della visita un colorato gruppetto improvvisa una serie di danze in nostro onore(foto13-14) al quale noi poi contraccambiamo con una offerta che non è affatto dispiaciuta, poi si visita un grosso baobab(foto15) dove Iuri fa la conoscenza di un nido di feroci insetti che gli lasciano il segno per diversi giorni, di una fattoria dove allevano coccodrilli(foto16) , della laguna(foto17) e nel tragitto facciamo il primo incontro con una famigliola di lemuri sifaka(foto18) nell'aia di una capanna malgasca come fossero i mici di casa.

Il mercato locale è colorato(foto19-20-21), le donne vendono la frutta e si dipingono la faccia con un minerale che lascia una patina giallo ocra utile contro i raggi del sole e molto idratante. Seccandosi sul viso forma una serie di arabeschi decisamente particolari. Vediamo per la prima volta i pousse-pousse(22), tipico mezzo di trasporto “povero” che assomiglia ad un calesse con due sole ruote, trainato da un uomo scalzo. Viene utilizzato tanto per il trasporto di persone quanto per il trasporto di merci, e nonostante il trainante sia spesso filiforme e sembri senza forze, il carico del pousse-pousse assomma non di rado diverse decine di chilogrammi.

Di sera facciamo visita alla città dove gironzoliamo un po’ lungo la passeggiata nei pressi del porto e vediamo l’imponente grande baobab, famoso per la sua grande circonferenza di circa 24 metri che in pratica funge da rotonda stradale e punto di riferimento; toccarlo è considerato tabù. Mahajanga o Majunga è una città di circa 15.000 abitanti, chiamata la città dei fiori, con una temperatura abbastanza alta e costante durante l’anno, ma con un clima relativamente secco che la rende molto gradevole da viverci, infatti non pochi sono gli stranieri che vivono qui, in maggior parte francesi aiutati dalla loro lingua molto diffusa. Domani ci aspetta il Centro Angonoka, il Tarta Club Italia è pronto a dare i numeri!

GIORNO 3

Oggi visita al Durrel Wildlife Conservation Trust(foto23) presso il Parco Nazionale di Ankarafantsika a circa 120 Km da Mahajanga. Il Tarta Club Italia è letteralmente impazzito, i ragazzi hanno cominciato a scattare un sacco di fotografie a tutti gli animali presenti, grazie anche al permesso, decisamente inusuale, di entrare nei recinti oltre a fare tantissime domande al responsabile del Centro ed agli inservienti circa l’estivazione, il cibo, l’ambiente, il numero degli esemplari presenti e la loro provenienza. Apprezzabile e divertente il tentativo di Agostino di porre i propri quesiti in tantissime lingue: italiano, romagnolo, spagnolo, francese, inglese… Uno spasso!

  I Tarta-appassionati sono rimasti decisamente senza parole davanti alle Angonoka (Geochelone yniphora) e non solo. Ma passiamo ad una descrizione un po’ più “scientifica” : Oltre alle otto specie di lemuri (come il lemure donnola, il sifaka di Coquerel e il microcebo murino) e alle 129 specie di uccelli, il Parco ospita un centro per l'allevamento di diverse specie di tartarughe a rischio di estinzione, la testuggine dalla coda piatta, Pyxis planicauda(foto29), la rarissima “ANGONOKA” o testuggine dal vomere Astrochelys yniphora(foto24-25-26-27-28), la più comune Astrochelys radiata(foto30) chiamata dai malgasci “SOKAKE” e l'unica tartaruga endemica d’acqua dolce del Madagascar, la podocnemide del Madagascar Erymnochelys madagascariensis(foto31-32).

 

Di quest’ultima, inserita nel “RED BOOK” della IUCN tra le 25 specie a maggior rischio di estinzione, sono allevati diversi esemplari con un ottimo risultato riproduttivo.

Interessante e curiosa scoperta è stata sapere che vengono alimentate, oltre che con pesce, lumache, frutta e verdura, anche con i tuberi di manioca, una pianta diffusissima nell’isola e coltivata a scopo alimentare. Presso il Durrel sono attivi progetti di recupero per queste testuggini e senz’altro il più delicato e difficile è il “Project Angonoka”. Il Centro ospita, attualmente, circa 200 esemplari di Astrochelys yniphora e altri 40 sono stati già reintrodotti recentemente nel loro habitat originario nei dintorni di Soalala nel Parco Nazionale “Baie de Baly” a sud-ovest di Mahajanga(la prima nascita risale al 1987!!). L’incubazione delle uova è del tutto ancora naturale(8-9 mesi) e non vengono utilizzate incubatrici. La percentuale di schiusa è sul 60%. Bellissimo ed emozionante poter vedere dal vivo due maschi(foto27), di dimensioni notevoli, impegnati nella lotta utilizzando la protuberanza degli scuti gulari. Per potersi accoppiare, infatti, il maschio deve prima eccitarsi lottando con altri maschi utilizzando proprio la protuberanza degli scuti gulari come uncino per far presa sotto il carapace del rivale. Se non ci sono rivali disponibili alla lotta, cosa che avviene sempre più spesso in natura a causa della diminuzione degli esemplari, il maschio non si accoppia, mettendo in pericolo la continuità della specie.

Obiettivo della visita al Parco è stato anche verificare la possibilità di instaurare un rapporto di collaborazione orientato a migliorare le attività di recupero, allevamento e riproduzione del “Progetto Angonoka”. Il Tarta Club Italia, infatti, si è impegnato ad aiutare il centro anche con l’aiuto dei soci; ci è stata consegnata una lista di attrezzature utili come PC portatili, bilance di precisione, microscopio elettronico, endoscopio, tende da campeggio, torce tascabili e soprattutto un sistema di allarme. E’ molto alto, infatti, il rischio di furti delle A. yniphora, come già avvenuto alcuni anni fa da parte di alcuni uomini che, forse su commissione, trafugarono una settantina di esemplari che sul mercato nero valgono svariate decine di migliaia di euro. Il Madagascar resta un paese molto povero e trovare questo tipo di manodopera è molto facile considerando anche il bassissimo livello d’istruzione della popolazione. Alcuni giorni dopo la visita al centro Durrel, siamo stati ricevuti, ad Antananarivo, dal presidente del Durrel per il Madagascar. Durante la chiacchierata è emerso che il problema principale, oltre a quello della distruzione dell’habitat, per le tartarughe malgasce, è quello del bracconaggio. Anche le A. radiata, infatti, fino pochi anni fa erano molto numerose nelle zone aride del sud del Madagascar con una densità anche piuttosto alta. Attualmente, purtroppo, la loro presenza in natura è rarissima a causa dei continui prelievi illegali in natura. La destinazione principale di questi animali sono i mercati asiatici dove non esistono leggi per la loro tutela. Ben lieto della nostra visita, e felicissimo dell’impegno di cui il Tarta Club Italia si è fatto carico, il presidente del Durrel ci ha anche informato della imminente creazione di un secondo Centro dedicato alla quarantena delle Angonoka sequestrate e recuperate per sfruttare al massimo il basso numero di esemplari ormai esistenti (si stima che in natura ce ne siano meno di 400).

 

GIORNO 4

Oggi dedichiamo la giornata al riposo. Mattina e pomeriggio liberi: chi va in piscina(foto35), chi prende il sole, i più temerari hanno concordato una gita con una piroga dei pescatori(foto36); incredibile esperienza con queste barchette totalmente auto costruite con materiali molto poveri, vele comprese , formate nei maggiori dei casi da teli di plastica ricavati dai sacchi usati per il trasporto del riso e cuciti tra loro. foto 35 Il timoniere la maggio fatica la faceva nel buttare fuori continuamente secchi di acqua che entrava dalle tante fessure della piroga. Povera piroga! Forse non avrà mai retto tanto peso come in questo caso; tre turisti di discreta stazza , più tre esili pescatori. Verso sera ritorniamo in aeroporto per il viaggio di circa un ora che ci riporta in capitale(Tana), dove alloggiamo nel solito albergo per attendere la partenza della mattina successiva con un minivan che ci porterà fino a sud con tante tappe intermedie.

GIORNO 5

Sveglia di buon mattino per fare la conoscenza di Eri, la nostra nuova e simpaticissima guida che ci accompagnerà lungo il viaggi in minivan su e giù per il Paese.

Prima tappa: Antsirabe(foto37-38-39), bella e pulita cittadina a circa 170 Km a sud di Tana e 1.500 metri di altitudine. Qui crescono rigogliose piante di eucalipto, pini, cipressi e foreste di conifere. Il terreno fertile consente la coltivazione di riso, tabacco, cotone, frutta e verdura. Prima tappa in un grande spiazzo dove ci sono tante capannine piene di gadget e souvenir di tutti i tipi lavorati con la raffia(foto40); quindi primi veri acquisti. Lungo il tragitto incontriamo delle venditrici di fragole(foto41) dalle quali ne acquistiamo un paio di sacchetti: veramente gustose, ottima merenda per il pomeriggio! Antsirabe è la città con il la maggiore densità di pousse-pousse, circa 6.000 mezzi, nonché una nota località termale. Molte le scuole professionali avvistate lungo la strada (istituto linguistico, per operatore turistico). Sembra una località più ricca rispetto alle precedenti, complice sicuramente il clima meno torrido, l’attività turistica e di vendita di pietre preziose, presenti in tutto il Madagascar in grandi quantità. Nel pomeriggio andiamo a visitare un laboratorio di pietre e minerali(foto42-43) e mentre il nostro geologo Loris ci aiuta nel riconoscere acquamarine e topazi, tormaline e smeraldi, zaffiri e opali, ,mentre i Tarta-matti scompaiono e… li ritroviamo dopo alcuni minuti occupati a spupazzare e fotografare cinque esemplari di radiata(foto44) di proprietà del laboratorio, animali abbastanza anziani ed interessanti ma non proprio ben tenuti: le tartarughe sono costrette a passeggiare sopra una distesa di minerali e pietre grezze tale per cui le zampe sono abbastanza usurate con la quasi assenza delle unghie. Qualcuno ha fatto notare questo particolare agli inservienti, speriamo sia servito(mmmh!).

GIORNO 6

Si sale nuovamente in minivan e si parte alla volta di Fianarantsoa, considerata la capitale del sud per la sua importanza economica. Qui si coltivano riso(foto45-46), caffè e viti; molto sviluppato l’artigianato di legno foto 44 e rafia venduto in piccoli mercati. foto 45 Qui si trovano anche le caratteristiche tovaglie ricamate ad intaglio dalle donne del paese, decisamente belle anche se il tessuto è povero. Da qui parte l’unico treno del Madagascar (ovviamente d’epoca) che collega Fianarantsoa a Manakara(foto47-48), lungo un percorso molto romantico di circa 80 km reso ancora più caratteristico dalla modesta velocità del mezzo(circa 20km all’ora), che comprese le tante fermate ha una durata di almeno 8 ore(si quando si parte ma non quando si arriva).

Andiamo a visitare un laboratorio di lavorazione ad intaglio del legno(foto49-50-51): quanta pazienza per incastrare tra loro piccolissimi pezzi di legno a creare meravigliosi paesaggi e perfetti animali! I bambini ci vengono incontro e ci chiedono regali: provette di profumi e saponette per le mamme, penne e quaderni per la scuola, persino un pallone da calcio in cuoio per giocare; a dir il vero avevamo lanciato una sfida per un “partitone” ma per fortuna che si è fatto tardi e non c’è stato il tempo, altrimenti mi sa che ci rifilavano una lezione memorabile. Alcuni di questi ragazzi ci portano a visitare un laboratorio attraverso strani vicoli della città , tanto che ad un certo punto ci guardavamo intorno con il timore che da li a poco ci avrebbero rapinato, ma dopo poco ecco una casa dove nel retro, in uno stretto corridoio al buio, lavoravano diverse persone intenti a intagliare oggetti di legno; poco dopo ci fanno visitare una stanza con l’esposizione di oggetti artistici finiti e qui facciamo un po’ di acquisti, felici di aver acquistato da chi produce ed ha veramente bisogno di soldi per vivere, non come alcuni negozi dove solitamente le guide portano i turisti. E poi vogliono fare le foto insieme a noi e ridono contenti con il nuovo pallone di cuoio(foto52): tutti hanno i foglietti con il loro nome ed indirizzo e sperano che, una volta tornati in Italia, ci ricordiamo di loro prima di tornare alla vita quotidiana spedendo una copia delle fotografie scattate.

GIORNO 7

Oggi raggiungiamo Ranohira passando per Ihosy e Betsileo (Antaimoro). La prima tappa è la visita al laboratorio di produzione della famosa carta Antaimoro(foto53-54-55-56),

assimilabile alla carta di riso, ottenibile dalle foglie di un albero autoctono poste a macerare nell’acqua e seguite da una lavorazione ben precisa che le porta a diventare oggetti di ogni tipo. Negli anni questo prodotto è divenuto una delle più importanti e caratteristiche creazioni dell’artigianato malgascio. La seconda e ultima tappa della giornata è il Parco Anja, famoso per i lemuri Catta(foto57-58) e i camaleonti giganti(foto59).

Ne abbiamo visti diversi anche noi attraversando la foresta: i lemuri si sono avvicinati senza troppa paura e li abbiamo potuti osservare bene. Sono animaletti grandi quanto delle piccole scimmie e hanno una coda lunghissima, ma quando ci avviciniamo troppo, in un attimo spariscono tutti. Risaliamo nuovamente nel pullman e procediamo verso Ranohira, durante quasi tutti i trasferimenti non mancano scene particolari come lavorazioni della raffia(foto60) e tantissimi bambini(foto61-62) che spesso trasportano di tutto con dei carretti artigianali con piccole ruote(foto63) .

Nel bel mezzo del cammin di nostra vita il minivan all’improvviso si ferma(foto64): panico generale per il motore surriscaldato a circa 140 Km dalla destinazione, alle nove di sera e lungo una strada buia e deserta. Fantastico! Per fortuna tutto si risolve nel giro di poche decine di minuti… meno male! Arriviamo all’albergo sani e salvi dove ormai non ci attendevano più.

 

 

 

Giovedì, 26 Giugno 2014 14:13

Isole Galapagos

Un viaggio da ricordare

29 Novembre – 14 Dicembre 2006

Non è facile, in un breve articoletto come questo, descrivere tutto ciò che abbiamo visto in quello che personalmente chiamo "Il viaggio della mia vita". Se mi accingessi a parlare dell'Archipelago de Colon probabilmente queste righe passerebbero inosservate a molti. Le Isole Galàpagos, invece, le conoscono tutti o, per lo meno, tutti le hanno già sentite nominare. Pochi sono a conoscenza del fatto che è solo una questione di doppio nome. Quel che è sicuro è che la parola "Galàpagos " porta la mente di ognuno a viaggiare fra le più svariate fantasie naturalistiche senza spazio e senza tempo.

Una visita nell'arcipelago è come un sogno avverato di un bambino, o meglio, è una visita che fa tornar un po' bambini tutti quanti. E' questo, infatti, uno degli ultimissimi paradisi incontaminati che si possano ancora trovare sulla Terra, ormai circondati, come siamo, da cemento ed asfalto, dal capitalismo, dalla tecnologia e dalla vita frenetica delle nostre città. Un viaggio in queste isole dimenticate è una lezione esplosiva di storia ambientale e naturalistica, fra paesaggi incantati, a metà strada fra deserti e foreste.

 

Scomode e lontane da raggiungere, spesso viste negativamente, in passato, a causa delle coste di origine vulcanica, e quindi costituite da rocce di color nero, simbolo del male e della negatività, case di "strani" animali, quasi sempre endemici, queste terre sono riuscite a mantenere una sorta di verginità dove l'uomo non ha ancora deturpato o modificato l'ambiente che lo ospita.

Scoperte nel 1535 dal Vescovo di Panama che vi approdò per errore, le Galàpagos vennero così chiamate in quanto proprio lo stesso Vescovo fece una descrizione molto dettagliata al suo re delle Galàpago (le testuggini) giganti che vide sulle isole. In seguito, per secoli, l'arcipelago offrì cibo ed acqua a corsari e pirati che trovavano ancoraggi comodi e legnami per le navi. Quasi sempre il cibo prelevato era costituito dalle enormi tartarughe terrestri che, inermi ed innocue e che raggiungevano anche i 200 Kg di peso, potevano sopravvivere nelle stive anche per un anno senza alcun tipo di cura. Nel XIX secolo soggiornò sulle isole Charles Darwin il quale, osservando fauna e flora locali, formulò la sua nuova teoria sull'evoluzione delle specie, alla base, ancora oggi, della moderna scienza biologica. Le Galàpagos divennero possesso dell'Ecuador nel 1832, posizionate a circa 1000 Km dal continente sud americano, in pieno Oceano Pacifico, a cavallo dell'equatore. Nel 1959 divennero ufficialmente Parco Nazionale.

L'arcipelago offre spazi naturalistici unici al mondo: vulcani attivi (ad esempio il Sierra Negra, secondo al mondo per importanza e grandezza, visitabile dopo ore di marcia a cavallo e poi a piedi, un'escursione indimenticabile!), zone aride e zone umide e verdissime, una flora impareggiabile ed una fauna che, non conoscendo l'uomo, non essendone mai venuta a contatto diretto, non lo teme. Il visitatore può, quindi, ammirare, senza difficoltà alcuna, ogni specie animale a brevissima distanza: sule piedi azzurri, fregate, albatros, iguane giganti, leoni marini, pellicani, fringuelli di Darwin, tonni, squali pinna bianca, mante, tartarughe marine, testuggini terrestri giganti, solo per ricordare alcune specie.

Oltreché dalla natura, tutti quanti noi, un po' turisti ed un po' naturalisti, siamo stati veramente colpiti anche dalla cordialità e dalla gentilezza della gente. Si nota subito che nessuno sa cosa sia lo stress, la gente non è maliziosa, viene quasi automatico lasciare le porte delle nostre camere aperte, non si ruba nulla. Nessuno ha paura di passeggiare la sera fra stradine poco illuminate in paesini che non si conoscono. Anzi, se si incontra qualcuno si viene puntualmente e cordialmente salutati. La povertà dilaga, la gente ha poco o nulla, ma quel poco che si possiede lo si spartisce con gli altri. I paesini sono molto piccoli. Le case sono tutte al piano terra o al limite ad un piano sopraelevato e di poche decine di metri quadrati. Le automobili sono praticamente assenti, tant'è vero che quando se ne incontra una si nota subito l'odore dei fumi di scarico in mezzo all'aria limpida e pulita che c'è. Il cibo nei ristoranti è buonissimo, anche se la scelta è limitata. Tutti i rari locali di intrattenimento chiudono prestissimo, verso le 22.00. Per le strade si respirano ovunque profumi di spezie e di carne cotta allo spiedo, accompagnati ad ogni casa da melodiche e, spesso, assordanti musiche del luogo. Se, però, qualcuno ha intenzione di andare a vivere in queste isole, o se qualcuno vede in questi posti un luogo dove poter realizzare facili guadagni approfittando del costo bassissimo della vita, beh... allora si prepari a cercar moglie alle Galàpagos! Proprio così, soltanto i residenti possono intraprendere qualsiasi tipo di attività lavorativa, e per avere la residenza è necessario sposare un cittadino del luogo.

Ci sono così tanti controlli aeroportuali e doganali che perfino droga ed alcol riescono a stare distanti. Si ha la sensazione che il tempo non abbia tempo, che il tempo non abbia senso.

Dal punto di vista sociale è veramente un tuffo in un altro mondo e in un'altra epoca, anche se si iniziano a vedere alcune piccole opere di modernizzazione (marciapiedi, lampioni, passeggiate lungomare). C’è da sperare che la corsa al denaro non riesca a intaccare anche questi ultimi baluardi di semplicità e genuinità.

 

Ma perché il Tarta Club Italia alle Galàpagos?

 

 

 

 

L'intenzione comune del Club di realizzare a Cesena "Il Parco delle Tartarughe" ha spinto il Club stesso ad andare a visitare direttamente sul posto la terra per antonomasia di questi rettili e i centri di salvaguardia e riproduzione ad essi dedicati. In questo modo è stato possibile ammirare, dal vero, i recinti dove vengono custoditi gli animali, l'arredamento ivi presente, le incubatrici e il reparto nursery. Sono tre i centri ufficiali che si occupano di testuggini e che sono stati da noi visitati: Il "Galapaguero", sull'Isola di San Cristobal, il" Charles Darwin Research Station", sull'Isola di Santa Cruz, e il "Centro de Crianza de Tortugas" sull'Isola Isabela. Tutti i centri si sono mostrati estremamente disponibili a mostrarci perfino il reparto incubatrici, cosa che è assolutamente proibita ai normali turisti.

 

 

 

 

Allo stesso tempo è altresì stato possibile fotografare da vicino decine di esemplari allo stato libero presso il paesino di Santa Rosa, sull'Isola di Santa Cruz. E, accompagnati da un pizzico di fortuna che non guasta mai, abbiamo assistito anche ad un accoppiamento. La visita del TCI sulle isole è coincisa con la presenza alle Galàpagos della troupe di "Velisti per Caso" di Patrizio Roversi e Susy Blady. Ormai affermato programma televisivo in onda su Rai3 a scopo ambientale, sociale e culturale, vuole, in questa occasione, sottolineare il problema della spesso difficile convivenza fra uomini ed animali. Il servizio completo e le interviste realizzate andranno in onda nel luglio del 2007 su Rai3 in prima serata. Quale migliore occasione per il TCI per farsi conoscere, spiegare le intenzioni del viaggio in una terra ancora pressoché vergine e nel regno proprio delle tartarughe giganti. Parlare, poi, dell'intenzione di realizzare un parco in Italia dove poter salvaguardare le specie autoctone, e dove poter, altresì, accogliere gli animali sequestrati dagli enti competenti o abbandonati in natura.

 

 

 

 

La convivenza di alcuni giorni con la troupe televisiva ci ha portati anche a conoscenza della possibilità di entrare in contatto con un settore dell'ENEL che si occupa di progetti pilota a scopo didattico da realizzare in opere pubbliche quale potrebbe essere proprio "Il Parco delle Tartarughe". In questo modo si potrebbe instaurare un rapporto di collaborazione reciproco. Un parco interamente autonomo da tutti i punti di vista: energetico in primo luogo, per ciò che riguarda la produzione di cibo per gli animali, ed anche per quanto riguarda lo smaltimento e il riutilizzo di materiali di scarto ed escrementi.Tutti noi "viaggiatori" siamo stati ospiti, per un giorno, dell'"Adriatica", l'imbarcazione sperimentale che accompagna la troupe durante i suoi spostamenti per il mondo. Si è approfittato dell'occasione per consegnare a Patrizio Roversi e al Governatore delle Galàpagos, Grace Unda, una targa ricordo, così da suggellare una sorta di gemellaggio / amicizia fra il TartaClubItalia e le Isole. Durante le riprese il Club è entrato in contatto diretto con una famiglia di residenti che vive in condizioni di estrema povertà, ma che, spinta da un profondo Amore e rispetto per la Natura, ed in particolar modo per le testuggini giganti con le quali vive a stretto contatto, non fa mai mancare loro acqua e cibo. Il TCI, nella persona del Presidente Agostino Montalti, ha deciso, a tal proposito, di fare immediatamente una donazione in denaro alla famiglia, e il giorno dopo di donare tre biciclette ai bambini di 5, 7 e 8 anni, costretti, fino a quel giorno, a percorrere quotidianamente 4 Km per recarsi a scuola. Gli occhi dei bambini si sono da subito illuminati e quelli di noi adulti sono diventati un po' lucidi...

 

 

 

 

Il viaggio non poteva concludersi in modo migliore per tutti noi, ormai divenuti un po' viaggiatori, un po' esploratori e soprattutto fotografi.

 

 

 

 

I partecipanti:

 

Da sinistra:

Giordano Elvio, Venturini Loris, Belletti Daniela, Montalti Agostino, Zoffoli Silvia, Farabegoli Elisa, Franzoi Andrea. Accasciata: Papperini Doretta.

 

Elvio Giordano

 

 

 

Lunedì, 23 Giugno 2014 17:35

Attività 2003

  1. dicembre - richiesta di riconoscimento come associazione di volontariato
  2. 16 novembre - partecipazione al 3° Convegno Nazionale delle Associazioni Erpetologiche
  3. 15-16 novembre - TCI alla mostra: mini Reptilia e Anfibia Day
  4. 08 ottobre - Proposta di modifica della Legge 150/92 sulle Testudo Europee
  5. 14 settembre - partecipazione al 2° Convegno Nazionale delle Associazioni Erpetologiche
  6. 13-14 settembre - Tartarughe Beach 2003
  7. 24 agosto - partecipazione al 1° Convegno Nazionale delle Associazioni Erpetologiche
  8. 28/29 luglio - TCI al Reptiles Day di Longar
  9. 30 maggio - lettera al CITES, “Richiesta Adozioni”
  10. 27 maggio - articolo del Tarta Club Italia per illustrare importanti modifiche alle normative
  11. 26/27 aprile - partecipazione alla mostra Terraristica Toscana
  12. 11 aprile - conferenza allo ZOOMARK 2003
  13. 08 aprile - documento “Riflessioni sulle Testudo Europee”
  14. 28-30 marzo - partecipazione a Reptilia e Anphibia Day
  15. 26 marzo - documento “Proposta di Legge”
  16. 10 marzo - invio documento "problematice sulle testudo"
  17. 28 gennaio - incontro con rappresentanze ministeriali
  18. 24 gennaio - invio lettera con temi da trattare
  19. Gennaio - accordi con ministeri
  20. 10 gennaio - lettera di protesta

 

  1. Tarta Club Italia richiede alla provincia di Forlì-Cesena il riconoscimento come associazione di volontariato con fini naturalistici (in attesa di riconoscimento).
  2. Partecipazione al 3° Convegno del Consiglio Nazionale delle associazioni erpetologiche e terraristiche a Cesena nei locali della mostra Reptilia e Anphibia Day, con il presidente Agostino Montalti come rappresentante del TCI, per eleggere i 5 rappresentanti dell’associazione, che a sua volta forniscono 5 delegati + 5 riserve che verranno accreditati ai Ministeri di Roma; il TCI viene eletto come uno dei 5 rappresentanti del consiglio nazionale e accredita ai Ministeri il dott. Mattia Bielli con riserva dott. Francesco Origgi.
  3. Partecipazione da parte del TCI alla mostra: mini Reptilia e Anfibia Day di Cesena (tavoli offerti dalla direzione), con Agostino Montalti, Matteo Ricci, Ivano Amaducci, Davide Urbinati e Micaela Morri.
  4. Creazione di nuova proposta, da inserire nel documento finale del consiglio nazionale da inviare a tutti i Ministeri, al CITES e alla Commissione Scientifica, denominata "Proposta di modifica della Legge 150/92 sulle Testudo Europee".

    Proposta di modifica della legge 150/92 sulle Testudo europee by Tarta Club Italia

    Sono oltre 5 milioni le testuggini terrestri in cattività nei giardini Italiani (suddivise soprattutto fra Testudo hermanni, Testudo marginata e Testudo graeca). Un grande patrimonio che, se ben valorizzato, contribuirebbe alla salvaguardia delle poche migliaia di esemplari rimasti in natura.
    Purtroppo l’attuale legge 150/92, con troppo burocrazia, di fatto blocca il libero mercato degli esemplari nati in cattività, incentivando il bracconaggio ed il mercato nero.
    Fino a quando non si faciliterà il rilascio dei certificati CITES per le testuggini nate in cattività, semplificando la procedura ed eliminando l’inutile registro (almeno per gli allevatori), non si soddisferà mai la forte domanda da parte degli appassionati (situazione ideale per bracconieri e mercanti disonesti).
    Il fatto stesso che, in Italia, per il rilascio dei certificati CITES , venga richiesto anche il pagamento di una tassa invece che degli incentivi, come già avviene negli Stati Uniti, denota che il problema non è affatto capito.
    L’attuale proibizionismo ha drasticamente ridotto il numero delle Testudo marginata sarde, ormai seriamente minacciate di estinzione nel loro habitat (il fenomeno si è accentuato soprattutto negli ultimi 8-9 anni da quando è entrata in vigore la legge 150/92). La stessa sorte sta coinvolgendo anche le Testudo hermanni.
    Poter disporre di un elevato numero di esemplari di Testudo nate in cattività, diminuirebbe note-volmente anche le importazioni di tartarughe esotiche in Allegato B, che molto spesso provengono da paesi che rilasciano, con grande facilità, certificati molto dubbi; la maggior parte di questi rettili, purtroppo, è destinata a morire in breve tempo, perché sono specie molto difficili da allevare per la difficoltà nel ricreare un adeguato habitat.

    Questi, sono i punti da modificare per semplificare il rilascio dei certificati CITES:
    - Eliminare il registro per gli allevatori (che è un forte deterrente ), mentre rimane sempre l’obbligo di denunciare le nascite ed i decessi.
    - Sostituire l’attuale sistema di identificazione (2 foto per ciascuno dei primi 5 anni) in quanto non garantisce l’identificazione, in quanto le giovani testuggini mediterranee sono praticamente tutte uguali ed in continua crescita.

    Il nuovo sistema di marcaggio, proposto dal Tarta Club Italia, utilizza della vernice per ceramica e vetri in questo modo:
    - I colori sono 10 e classificati esattamente come la scala dei colori per le resistenze elettroniche:
    1 = marrone
    2 = rosso
    3 = arancio
    4 = giallo
    5 = verde
    6 = blu
    7 = viola
    8 = grigio
    9 = bianco
    0 = nero

    I colori sono apposti nel centro degli scudi cornei costali (o laterali) e vertebrali (o dorsali) posteriori (è importante non deporre il colore fra uno scudo e l’altro, altrimenti disturberebbe la regolare conformazione degli stessi, durante la crescita e il colore potrebbe staccarsi).

    Il primo colore posto sul 4° scudo laterale sinistro (guardando la Testudo da dietro) classificato co-me “ a “, identifica l’anno (in questo caso è l’arancio che corrisponde al numero 3 ed equivale all’anno 2003 o comunque al terzo anno della decade in corso).
    Il secondo colore (sul 5° scudo dorsale) classificato come “ b “, viene letto come una unità se è singolo, corrisponde ad una o più decine se è abbinato al colore “ c “(4° scudo laterale destro) o ad un o più centinaia se in compagnia dell’eventuale colore “ d “ (3° scudo laterale destro).
    Quindi leggendo i valori corrispondenti ai colori, nell’esempio della foto 4 , avremmo i seguenti dati : anno 03 e numero 25.
    Se le nascite, per ciascuna specie, fossero superiori a 99, l’utilizzo di solo 4 scudi (il 5° dorsale, il 4° laterale sinistro ed il 3° e 4° laterale destro) permetterebbe una numerazione fino a 999 esemplari di una sola specie.
    La colorazione del successivo scudo, il 2° laterale destro(e) consentirebbe di numerare fino a 9999 esemplari dello stesso anno di nascita.
    Utilizzando gli scudi della parte anteriore del carapace, più precisamente il primo laterale de-stro(f), il primo dorsale(g) ed il primo laterale sinistro(h), si da un numero a ciascun allevatore, che può arrivare a 999 in caso di utilizzo delle suddette scaglie, e di ben 9999, utilizzando anche il secondo laterale sinistro(i).
    Il Tarta Club Italia , può farsi garante di fornire tale numerazione agli allevatori che ne fanno richie-sta per la certificazione CITES, gestendo un apposito archivio e aggiornando il CITES Centrale di Roma (così come già fa il FOI, per i volatili).
    I test sui colori per ceramica, eseguiti da oltre 10 anni, sono risultati molto resistenti fin poco pri-ma dell’età della riproduzione.
    Ovviamente poi al 5° anno di età, si provvederà ad effettuare le 2 foto identificative che verranno apportate sul documento CITES e saranno definitive (a questa età i caratteri iniziano ad essere già ben distintivi per garantire la non equivocità sui riconoscimenti).
    I certificati devono essere rilasciati dagli uffici CITES Provinciali , entro pochi giorni dalla richie-sta (in Germania vengono rilasciati entro 5 giorni), a tutti gli allevatori che hanno ricevuto il nume-ro allevatore e regolarmente denunciato le nascite.
    Inoltre come riconoscimento per l’opera di salvaguardia che esercitano gli allevatori, non deve essere imposta alcuna tassa al rilascio di suddetti certificati CITES.

    In fede:
    Agostino Montalti (Presidente Tarta Club Italia, fax 0547-71228)
    Cesenatico 08/10/2003
  5. Partecipazione al 2° Convegno Nazionale delle Associazioni Erpetologiche e Terraristiche a Cesenatico nei locali della mostra Tartarughe Beach 2003, con il Dott. Mattia Bielli come rappresentante del TCI e discorso del pres. Agostino Montalti, per richiedere di inserire nel documento finale, una nuova proposta di modifica delle normative sulle tartarughe.
  6. Ha luogo la seconda edizione della nostra mostra.

    TARTARUGHE BEACH 2003
    nei nuovi locali della Colonia Agip a Cesenatico, con inaugurazione del direttore del CITES centrale di Roma Ing. U. Mereu. 5 conferenze dei migliori veterinari, oltre 900 tartarughe esposte, 42 espositori e oltre 8000 visitatori e numerosi ospiti tra cui RAI tre. 12 esemplari premiati in 4 diverse categorie, più 2 premi dell’organizzazione (recensione e foto nella sezione mostra del sito).
  7. Partecipazione al 1° Convegno Nazionale delle Associazioni Erpetologiche e Terraristiche a Fiuminata (MC), con il dott. Mattia Bielli in rappresentanza del TCI, per discutere la creazione di un documento da consegnare ai Ministeri. Particolare importanza riservata alla compilazione dell’elenco delle specie pericolose.
  8. Seconda partecipazione da parte del TCI al Reptiles Day di Longarone (tavolo ancora una volta offerto dalla direzione), con i soci Matteo Ricci, Davide Urbinati e Micaela Morri.
  9. Lettera al CITES, “Richiesta Adozioni”, per ottenere l’adozione delle tartarughe sequestrate o consegnate. Per evitare che finiscano in centri fatiscenti o di dubbia correttezza e siano invece affidate alle cure degli appassionati (lettera esposta alla Commissione Scientifica).

    Cesena li 30-05-2003
    Spett.le CITES Centrale
    All’attenzione dell’ing. U. Mereu

    Il Tarta Club Italia, si rende disponibile ad organizzare un sistema di Adozioni, per tutte le tartarughe, da voi sequestrate, ritirate o trovate.

    Selezionando fra i tanti soci allevatori (ormai di tutte le regioni d’Italia), quelli che garantiscono la migliore detenzione, possibile.

    In primo luogo, per migliorare la qualità di vita di tali esemplari, che spesso vengono allocati in centri di recupero che le detengono in pietose condizioni.

    Rimaniamo in attesa di riscontro, per meglio discuterne i particolari.

    Cordiali saluti
    Agostino Montalti
  10. Articolo del Tarta Club Italia per illustrare importanti modifiche alle normative (risultato, anche dell’intenso lavoro del TCI).

    CITES, finalmente buone notizie!

    Non abbiamo ancora vinto la “guerra”, ma una “battaglia” sì!!!!

    Il Tarta Club Italia, neo associazione che raggruppa tutti gli appassionati ed allevatori di tartarughe, con lo scopo di migliorare la qualità di vita delle testuggini, e non di meno per la salvaguardia delle specie in natura, nato a Cesenatico nel settembre del 2002 in occasione della prima mostra di tartarughe , denominata Tartarughe Beach 2002, si è calato nelle vesti di paladino per una difficile crociata contro le assurde leggi vigenti.
    Primo punto positivo è stato sicuramente il riconoscimento del Club, come interlocutore, da parte dei responsabili e legislatori dei ministeri, specialmente se si pensa che fin’ora tutte le decisioni sono sempre state prese senza interpellare nessuna associazione di categoria.
    Per non parlare poi della composizione dei membri della Commissione Scientifica, in cui non vi sono presenti le associazioni di molte delle principali categorie di animali, soprattutto le più diffuse.
    Finalmente dopo mesi ove si susseguivano modifiche su modifiche alle normative riguardanti le Tartarughe, a tal punto che ogni mese gli uffici provinciali del Corpo Forestale dello Stato, richiedevano agli allevatori, una procedura diversa, arrivando ad una situazione di blocco totale, si è aperto uno spiraglio di luce, verso una corretta e giusta semplificazione.
    Il nervosismo era palpabile anche da parte degli organi addetti ai controlli, che non ci capivano più nulla.
    Senza pensare che ogni ufficio CITES regionale applicava le norme in modi totalmente differenti.
    Dopo l’incontro a Roma (fine febbraio), organizzato proprio per vedere di sbloccare la situazione, le lettere di protesta(sottoposte alla commissione scientifica) e i continui contatti sia con il coordinatore del Ministero dell’Ambiente ed i responsabili del CITES Centrale, i primi risultati si sono fatti vedere .
    Certamente riteniamo che ci sia ancora tanto da fare, però questo è un primo passo importante.
    Ora cercherò di spiegare in modo semplificato, le ultime normative , che dividerei in due punti principali:
    - Uno riguarda gli allevatori che in qualche modo intendono effettuare qualsiasi forma di commercio, i quali devono effettuare la procedura per il rilascio dei certificati CITES , la cui richiede la compilazione di un modulo, con due foto (carapace e piastrone) più in allegato copia dei documenti dei genitori, per ciascun esemplare.
    Per gli esemplari nati in cattività, fino ai 5 anni di età, le foto devono essere ripetute ogni anno ed essere applicate al documento.
    Tale procedura dovrebbe essere gestita direttamente dagli uffici Cites provinciali , senza passare da Roma che poi non li rilasciava mai.
    Per ciascun certificato CITES emesso, si deve pagare una cifra di poco superiore ai 15 euro.

    - L’altro, gli allevatori che non intendono vendere o comunque fare nessuna forma di commercio, per i quali la procedura è addirittura semplificata, infatti mentre prima del 12 settembre 2002, per qualsiasi donazione, occorreva compilare in tre copie l’apposito modulo, di cui una per il cedente, una per il ricevente ed una per l’ufficio Cites competente, ora tale modulo non è obbligatorio (tuttavia si consiglia di compilare il modulo per il ricevente il quale, deve essere sempre in grado di dimostrarne la provenienza).

    - L’obbligo di dichiarare lo spostamento rimane per gli esemplari “selvatici” e qui occorre precisare cosa si intende per esemplari selvatici: sono tutti quelli per cui non è chiara la provenienza, compresi anche gli esemplari adulti che furono dichiarati nelle sanatorie del 94/95, ove non furono dimostrate le provenienze.
    Non serve più la segnalazione per gli spostamenti dovuti per accoppiamenti, visite mediche o partecipazione alle mostre, ad eccezione che per gli esemplari selvatici (è sufficiente una semplice comunicazione all’ufficio Cites provinciale).
    Se nel secondo caso le procedure sono certamente semplificate, nel caso di forme di commercio, troppe cose non vanno:
    - le foto ad esemplari di pochi centimetri, non hanno alcun valore identificativo, infatti le piccole sono talmente simili che neppure l’occhio esperto di un allevatore può riuscire a distinguerle, considerando poi che sono in continua crescita e quindi è impossibile poterle distinguere finendo poi sul ridicolo quando l’anno successivo si dovranno scegliere inevitabilmente “a caso”, per rifare le foto da aggiornare sul certificato CITES.
    A tal proposito il Tarta Club Italia, in marzo, ha inviato alla Commissione Scientifica, un documento in cui si illustrava un nuovo sistema di identificazione, tramite fotografia di una zampa anteriore interna, che è una sorta di impronta digitale indelebile, però consigliabile dall’età di 5 anni, essendo già in dimensioni tali da non variare sostanzialmente (vedi foto) quindi con consiglio di evitare di fare foto fino al quinto anno e poi di farne, ma con estrema sicurezza di distinzione; a questo punto sarebbe sorto il problema di scambi di esemplari, che a nostro parere, non arrecherebbe nessun danno in quanto è appurato che in natura, le piccole testudo sono quasi impossibili da trovare, quindi si tratterebbe sempre di esemplari nati in cattività.
    - Richiedere il pagamento di una quota per ciascun documento, vuol dire che i legislatori, non hanno capito il grande valore e patrimonio di poter disporre di un elevato numero di testudo nate regolarmente in cattività, che indirettamente è la migliore salvaguardia degli esemplari in natura, in quanto si soddisferebbe l’enorme richiesta sul mercato, con automatica riduzione verso i bracconieri.
    L’assurdo è, che in Italia sono stimate in almeno 5 milioni le tartarughe in cattività nei giardini e la maggior parte non regolarmente registrate, quando invece potrebbero fungere come ottimo sistema di salvaguardia.
    - L’eccesso di burocrazia scoraggia molti allevatori a rimanere nella legalità, causando scarsa reperibilità di esemplari riprodotti in cattività, per cui i commercianti, vista la forte domanda di testudo, importano specie esotiche, quasi sempre di dubbia provenienza, portatrici di molte malattie (vedi Herpes-virus e il nuovo X-virus) che poi sono per la stragrande maggioranza, specie difficilmente adattabili al nostro clima e vendute con troppa semplicità, visto che manca una corretta regolamentazione anche sulla vendita di tali esemplari.
    A tal proposito riteniamo che sia si importante la vendita, ma ben regolamentata, in modo che quando un’esemplare viene venduto, vi sia obbligo di consegnare un opuscolo illustrativo sulle sue caratteristiche e corretto allevamento.

    Onde poter chiarire le nuove normative e far si che vi sia una uniformità da parte di tutti gli uffici CITES provinciali, il Tarta Club Italia è riuscito a convincere il CITES Centrale di Roma a fare un documento che raccolga tutta la normativa, in modo semplificato e semplice da capire, questo, sarà inserito nel sito ufficiale del Corpo Forestale dello Stato.
    Per altre informazioni, questo è l’indirizzo di posta elettronica, del Tarta Club Italia Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Ricordiamo che il Tarta Club Italia, continua nell’impegno preso e si auspica che sempre più amanti delle Tartarughe, si iscrivano al club; l’iscrizione è “Una tantum”, quindi senza obbligo di rinnovi annuali, a quota ad offerta libera.
    Il modulo per l’iscrizione lo trovate nel nostro sito.

    Inoltre il Tarta Club Italia è l’organizzatore della seconda edizione della mostra di tartarughe, Tartarughe Beach 2003, nella splendida Cesenatico, in riviera Romagnola, il 14 settembre, mentre il 13 sono in programma ben cinque conferenze dei migliori veterinari d’Italia e l’assemblea del Club.
    L’ingresso alle conferenze ed alla mostra sono assolutamente “Gratis”.
    Visto il successo della prima edizione, per la prossima è previsto una eccezionale quantità di espositori e visitatori.
    La domenica saranno a disposizione del pubblico, ben sette dei migliori esperti veterinari sui rettili.
    Un concorso, distinto in quattro sezioni (esotiche, marginate, greche ed hermanni), valutato da una giuria di esperti internazionali, premierà anche le più belle tartarughe.
    La nuova edizione si terrà in una più ampia sede, con grande sala direttamente sulla spiaggia e sul mare.
    Ulteriori informazioni le trovate sempre nel nostro sito.

    Cordiali saluti
  11. Partecipazione da parte del Tarta Club Italia alla mostra: Terraristica Toscana, a Poggibonsi (Siena), con i soci Francesca Bianchi e Alan Ricci (tavolo offerto dalla direzione).
  12. Conferenza da parte del presidente Agostino Montalti, allo ZOOMARK 2003 di Bologna alla tavola rotonda sulle normative CITES.
  13. Invio al CITES e ai Ministeri, di documento “Riflessioni sulle Testudo Europee”, che viene esposto e discusso alla Commissione Scientifica.

    RIFLESSIONI SULLE TESTUDO EUROPEE
    Il Tarta Club Italia, ha effettuato un sondaggio con ricerca di informazioni, fra gli allevatori, appassionati e un gruppo Sardo affiliato, che effettua un controllo attivo sul territorio, per la salvaguardia delle testudo (denominato “salviamo le tartarughe”), per approfondire il problema “bracconaggio e mercato nero” sulle testudo.

    Si sono evidenziati alcuni punti:
    - Il bracconaggio è effettuato esclusivamente su esemplari adulti e solo raramente su qualche subadulto, in quanto in natura, le piccole tartarughe, sono difficilissime da trovare (tanto che gli amici Sardi, che effettuano i controlli nel nord della Sardegna, negli ultimi anni, hanno avvistato solo un piccolo di Marginata di circa un anno di età).
    - Il metodo più utilizzato dai bracconieri, per vendere le tartarughe è l’utilizzo di annunci in mercatini in internet (peraltro che ben conosciamo). Se ci fosse la volontà, si potrebbero facilmente individuare.
    - Il mercato nero è notevolmente aumentato, ed in particolar modo da quando sono bloccate tutte le cessioni, dovuto al fatto che se non si trovano tartarughe, per vie legali, aumentano le richieste al mercato illecito; inoltre, molti allevatori non denunciano più le nascite e cedono le testudo, senza documenti.
    - Questo dimostra che l’aumento di burocrazia, è assolutamente negativo sia per la salvaguardia delle specie in natura che per quelle in cattività.
    Quindi, dato che il bracconaggio è solo su adulti, riteniamo importante, rilasciare i certificati CITES, per le testuggini nate in cattività, solo con la denuncia di nascita (come prima di Settembre 2002).
    Con l’obbligo di consegnare 2 foto per ciascun esemplare, al compimento del 5° anno di età; una vista da sopra e una , di una zampa anteriore, in quanto le scaglie sono una sorta di impronta digitale.
    In questo modo la tartaruga è sempre ben distinguibile, anche se aumenta vistosamente di dimensioni; tale metodo è affidabile dall’età di 4-5 anni in poi.
    Allego foto, che illustrano il metodo di riconoscimento.

    Le foto dovrebbero essere timbrate dall’ufficio di competenza, ed allegate al documento CITES Originale.
    Senza compilare dei ridicoli modulari, visto che è impossibile attribuirne la paternità e spesso anche la maternità.
    Con tale semplice procedura, si snellirebbe anche il lavoro degli uffici CITES.
    Ovviamente il solo rischio, sarebbe quello, che vengano sanate delle testuggini non denunciate, ma comunque sempre nate in cattività, quindi non sarebbe poi così negativo, visto che ben sappiamo che almeno il 70-80% delle testuggini in cattività non è regolarmente denunciato.
    Sarebbe comunque un buon compromesso e un incentivo a rimanere nella legalità.
    Inoltre per snellire le procedure (sia per gli uffici CITES che per gli allevatori), se avvengono regolari denuncie di nascita,morte,vendita o donazione, non si debba richiedere anche l’obbligo del registro di carico (come nella maggior parte dei paesi Europei).

    Cesena li 08/04/03
    Agostino Montalti
  14. Partecipazione da parte del Tarta Club Italia alla mostra Reptilia e Anphibia Day di Roma, centro congressi Hotel Ergife, (tavolo offerto dalla direzione). Presenti per il club Matteo Ricci, Luciano Siboni, Davide Urbinati e Micaela Morri.
  15. Creazione di un documento “Proposta di Legge” (al momento non utilizzato, in quanto iniziavano a prospettarsi nuovi positivi sviluppi da Roma).

    Proposta Legge n° ...
    Legge quadro sulla tutela e salvaguardia delle Testuggini e valorizzazione delle riproduzioni in cattività.
    D’iniziativa del Tarta Club Italia
    Le attuali leggi, restrittive e troppo burocratiche, hanno ottenuto l’effetto contrario di quello che era l’intento iniziale, di conservazione.
    Di fatto, vietando la vendita, è aumentato drasticamente il fenomeno del bracconaggio e del mercato nero; non valorizzando, l’eccezionale quantità disponibile, di testuggini Europee (in allegato A), che viene valutata in almeno 4/5 milioni di esemplari presenti nei giardini Italiani (cifra condivisa anche dal CITES centrale di Roma).
    Si spreca così l’opportunità di soddisfare le richieste del mercato, diminuendo di fatto, quelle ai bracconieri e al mercato nero; in pratica è il miglior sistema per salvaguardare le poche decine di migliaia di esemplari ancora in natura .
    Occorre quindi valorizzare l’allevamento in cattività e permettere la regolare vendita.
    Il blocco delle vendite, delle specie Europee, ha aumentato le importazioni di specie esotiche (quasi sempre prelevate in natura), di difficile allevamento, portatrici di molte malattie e destinate nella maggior parte dei casi (80/90 %) a morire entro il primo anno.

    Ovviamente la vendita deve essere regolamentata.
    Molto importante poi è il rilascio semplificato dei certificati CITES , per gli esemplari nati in cattività, senza spese a carico degli allevatori, per incentivarne il massimo numero a rimanere nella legalità, visto che il 70/80 % di testuggini Europee in cattività non sono denunciate, causa una scarsa informazione e negligenza da parte degli organi preposti, alle scadenze del 1994 e 1995, termini ultimi per le denuncie (al Sud le denuncie sono quasi inesistenti, nonostante vi sia il massimo numero di testuggini in cattività).
    La proposta di legge viene suddivisa in 5 sezioni :
    Sez. 1 - sulla salvaguardia delle specie Europee
    Sez. 2 - sul rilascio semplificato dei certificati CITES e regole per gli allevatori
    Sez. 3 - sulle regole per la vendita e donazioni
    Sez. 4 - sulle mostre o mostre scambio
    Sez. 5 - sulle sanzioni

    Sezione 1
    Art. 1-1
    E’ vietato abbandonare qualsiasi specie di testuggine; le testuggini terrestri nate in cattività, sono destinate quasi sempre a morire, e quando non succede, possono causare danni genetici incalcolabili, oltre alle possibili trasmissioni di malattie virali non ancora presenti negli esemplari in natura.
    Mentre le acquatiche esotiche, trasformano drasticamente l’equilibrio naturale, in quanto, molte specie, si adattano bene al nostro ambiente e clima, causando la scomparsa dell’unica specie autoctona (Emys Orbicularis), nelle rare zone ove è ancora presente ed essendo voracissime, eliminano moltissime specie di pesci, anfibi e piccoli uccelli.
    Art. 1-2
    Le testuggini acquatiche Emys Orbicularis (in serio pericolo di estinzione) che sono allevate in cattività, devono essere denunciate al Corpo Forestale dello Stato e rispettare tutte le normative, come per le testuggini terrestri Europee, e ricevere regolari certificati CITES (ovviamente anche i neonati).
    Art. 1-3
    In caso di avvenuta impossibilità a detenere le testuggini, devono essere consegnate al Corpo Forestale dello Stato, che provvederà ad adeguata sistemazione, preferibilmente con adozioni mirate, con l’ausilio di Associazioni specializzate (in questo modo non si perderebbe il patrimonio riproduttivo).
    Art. 1-4
    Le specie pericolose, devono essere denunciate anche alle forze dell’ordine, come l’attuale normativa ………………?

    Art. 1-5
    I centri di raccolta o di conservazione , devono poter essere controllati anche dalle associazioni specializzate riconosciute, onde evitare le soventi situazioni di degrado e possibili commerci illegali.
    Tali centri devono detenere un apposito registro di carico .
    Note:
    a - E’ auspicabile incentivare e contribuire (quando possibile) a programmi di reinserimento e salvaguardia delle Emys Orbicularis .
    b - E’ auspicabile incentivare e contribuire (quando possibile) a programmi di salvaguardia delle specie terrestri Europee ed in particolar modo per la Testudo Marginata Sarda (in maggior pericolo di estinzione), anche con seri programmi di informazione, specialmente nei principali porti d’imbarco per e dalla Sardegna (in modo da scoraggiare soprattutto i turisti a prelevare le testuggini).
    Altra informazione importante , deve essere effettuata nelle sedi provinciali della caccia , visto che molti cacciatori o pescatori , ritrovano facilmente le testuggini nel loro habitat .

    Sezione 2
    Partendo dal concetto che il bracconaggio è solo su esemplari adulti o raramente sub/adulti (in quanto è difficilissimo trovare i piccoli in natura) è necessario semplificare l’iter per ottenere i certificati CITES per gli esemplari neonati in cattività e su quelli già denunciati gli anni precedenti.
    Inoltre si deve evitare la compilazione di complessi formulari, in quanto è impossibile individuarne la paternità, visto che le femmine conservano gli spermatozoi fino a 4-5 anni ed evitare le foto nei primi anni, dato che sono indistinguibili e in continua trasformazione (vista anche la negativa esperienza della Germania che richiede le foto dai primi giorni, con gli allevatori che per protesta inviano sempre le stesse foto), questo anche per evitare continui equivoci, da parte degli organi preposti ai controlli, che sarebbero costretti ad effettuare continui verbali e contravvenzioni, scaricando i problemi sugli allevatori o commercianti.

    Art. 2-1
    Entro 20 giorni dalla nascita (o avvenuto ritrovamento nei recinti) i neonati, devono essere denunciati all’ufficio CITES competente, tramite lettera o FAX .
    Il modulo di denuncia nascita deve contenere i dati dell’allevatore, la semplice dichiarazione di possesso dei genitori regolarmente denunciati, data di nascita, specie, quantità, luogo e firma.

    Art. 2-2
    Entro 30 giorni, dalla ricezione della denuncia di nascita, l’ufficio CITES competente deve rilasciare un certificato CITES per ciascun esemplare denunciato .

    Art. 2-3
    Al compimento del 5° anno di età, entro 30 giorni, l’allevatore, deve consegnare all’ufficio CITES competente, due foto per ciascun esemplare; una del carapace visto dall’alto e una, di una zampa anteriore (le scaglie variano da ciascun esemplare e sono come una sorta di impronta digitale).
    Nel caso che l’esemplare abbia cambiato di proprietà anche più volte, al 5° anno, l’attuale proprietario deve fornire le due foto.
    Alla presentazione delle due foto per ciascun esemplare, l’ufficio CITES competente, provvederà immediatamente a timbrarle ed allegarle al certificato CITES dell’esemplare.

    Art. 2-4
    In caso di morte di uno o più esemplari di testuggine, il proprietario, entro 20 giorni dall’avvenuta constatazione, deve restituire il certificato CITES all’ufficio competente.

    Art. 2-5
    L’allevatore deve detenere gli esemplari di testuggine, in condizioni adeguate alle caratteristiche della specie ed in buone condizioni igieniche.

    Art. 2-6
    Gli spostamenti degli esemplari, devono essere segnalati almeno 5 giorni prima, tramite lettera o FAX , all’ufficio CITES competente.
    Anche spostamenti per accoppiamenti, devono essere segnalati almeno 5 giorni prima ed occorre dichiarare la durata dello spostamento provvisorio.
    Ad eccezione di:
    a - Necessità di cure mediche.
    b - Partecipazioni a mostre, con l’estensione ai 2 giorni precedenti l’evento e 2 giorni antecedenti all’evento, con copia (accompagnatoria) dell’iscrizione alla mostra (oltre ai regolari certificati).
    Nota:
    Gli articoli dal 2-1 al 2-6 , riguardano sia le testuggini Europee in allegato A che quelle in B nate in Italia.

    Sezione 3

    Art. 3-1
    Le testuggini, con regolare certificati CITES, potranno essere vendute o donate, sia dagli allevatori che dai commercianti, senza l’obbligo di registro di carico.

    Art. 3-2La vendita o donazione, deve essere accompagnata dal certificato originale CITES, per tutte le testuggini nate in cattività in Italia.

    Art. 3-3Entro 10 giorni dall’avvenuta vendita o donazione, il cessionario deve segnalarla all’ufficio CITES competente, tramite lettera o FAX, compilando l’apposito modulario.

    Art. 3-4
    Il modulario per la segnalazione di vendita o donazione, deve essere compilato in tre copie (una per il cessionario, una per il ricevente e una per l’ufficio CITES competente) e deve contenere:
    a - dati del cessionario
    b - dati del ricevente
    c – specie
    d - data di nascita dell’esemplare o esemplari
    e - numero di documento CITES
    f - dicitura riguardante l’avvenuta consegna di un opuscolo sul corretto allevamento della specie, con relativa firma del ricevente.
    g - luogo e data
    h - firme del cessionario e del ricevente

    Art. 3-5
    Le testuggini in allegato B, non nate in Italia, possono essere vendute o donate, con la dichiarazione di cessione in tre copie, contenente i dati del cessionario, del ricevente, l’origine di provenienza, il numero CITES se c’è, firma per ricevuta opuscolo d’allevamento, data, luogo e firma; senza obbligo di detenere il registro di carico (visto che già effettua una denuncia).

    Art. 3-6
    Il ricevente, se detiene la nuova testuggine, in un territorio di competenza CITES diverso da quello del cessionario, ha l’obbligo, entro 10 giorni, di consegnare al nuovo ufficio CITES competente, una copia o fotocopia , tramite lettera o Fax.

    Art. 3-7
    I commercianti o negozianti, devono detenere gli esemplari in adeguati terrari, con ricreate le condizioni adeguate alla specie (temperatura, umidità, lampada a raggi UVB con non oltre 6-8 mesi di usura ed almeno per 10 ore al giorno).
    Inoltre devono essere detenute in buone condizioni igieniche .

    Art. 3-8
    Commercianti o negozianti, non possono detenere più di una specie per ciascun ternario/espositore.

    Art. 3-9
    Le testuggini provenienti dall’estero, devono essere tenute in quarantena, per un periodo non inferiore ai 40 giorni, prima di essere rivendute, onde evitare il divulgare di pericolose malattie.

    Art. 3-10
    Commercianti o negozianti, non possono detenere le testuggini in espositori o piccoli terrari posti all’aperto, ma solo se in adeguati recinti che ricreano tutte le condizioni indispensabili per un buon allevamento (sole, ombra, rifugi e temperatura) e divisi specie per specie.

    Art. 3-11Le testuggini non possono essere vendute o esposte nei mercati ambulanti.

    Sezione 4

    Art. 4-1
    Le testuggini partecipanti a mostre o mostre/scambio, devono essere detenute in buone condizioni igieniche e sanitarie.

    Art. 4-2
    Devono essere accompagnate dai relativi certificati.

    Art. 4-3
    Gli espositori/contenitori, devono essere semi chiusi in modo da permettere il ricambio d’aria, ma da non permettere al pubblico, di toccare gli esemplari, in modo da evitare contagi ad altre testuggini, di eventuali malattie.

    Art. 4-4
    Eventuali grandi terrari o grandi recinti per l’esposizione, non devono permettere al pubblico di venire a contatto con gli esemplari.

    Art. 4-5
    E’ vietato lo sfruttamento economico delle testuggini, sotto forma di spettacoli, esibizioni o fotografie.

    Art. 4-6
    E’ vietato regalare o mettere in premio, qualsiasi testuggine viva, come forma di premiazione.

    Sezione 5
    Con questa sezione, si intende risaltare il massimo rigore verso qualsiasi forma di bracconaggio, traffici illeciti o abbandono di testuggini.
    Mentre gli inadempimenti burocratici, sono sanzionati in modo più lieve.

    Art. 5-1
    Chiunque preleva una o più testuggini in natura, è punibile con l’arresto da 6 a 12 mesi e con una sanzione da 10.000,00 euro a 60.000,00 euro.
    Se il numero degli esemplari è superiore a due, la sanzione minima è di 20.000,00 euro.

    Art. 5-2
    Chiunque detenga testuggini, non denunciate, è sanzionabile con un’ammenda da 2.000,00 euro a 20.000,00 euro ed il sequestro degli esemplari.

    Art. 5-3
    La violazione dell’art. 1-1 e 1-3, sono sanzionabili con l’ammenda da 5.000,00 euro a 50.000,00 euro.
    Art. 5-4
    La violazione dell’art. 2-1 è sanzionabile con 100,00 euro (in quanto spesso ci sono nascite ritardate all’anno successivo, quindi non aspettate ed inoltre chi le detiene in grandi recinti, possono facilmente sfuggire all’osservazione).

    Art. 5-5
    La violazione degli art. 2-4 , 2-5 e 2-7 è sanzionabile con 200,00 euro.

    Art. 5-6La violazione dell’art. 2-6 è sanzionabile con 100,00 euro.

    Art. 5-7La violazione agli art. 3-2 , 3-4 e 3-6 , sono sanzionabili con 500,00 euro.

    Art. 5-8
    La violazione agli art. 3-7 , 3-8 , 3-10 e 3-11 , sono sanzionabili con 1.000,00 euro.

    Art. 5-9
    La violazione all’art. 3-9 , è sanzionabile da 3.000,00 euro a 30.000,00 euro.

    Art. 5-10
    La violazione degli art. 4-1 , 4-2 , 4-3 e 4-4 , sono sanzionabili con 500,00 euro.

    Art. 5-11La violazione dell’art. 4-5 è sanzionabile con 3.000,00 euro.

    Art. 5-12La violazione dell’art. 4-6 è sanzionabile con 1.000,00 euro.
  16. Invio al CITES e Ministeri, di documento “Problematiche sulle Testudo”, che viene esposto e discusso alla Commissione Scientifica:

    PROBLEMATICHE SULLE TESTUDO
    Cesena li 10/03/2003
    Al Corpo Forestale dello Stato - Servizio CITES Centrale
    Del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
    All’attenzione dell’Ing. U. Mereu

    Oggetto: problematiche sulle Testudo
    Problemi legati all’identificazione degli esemplari nati in cattività:
    - Risulta oggettivamente problematico stabilire con esattezza la paternità dei nuovi nati per la possibilità di conservazione del seme maschile nella spermateca delle femmine per un lungo periodo di tempo. Per garantire inoltre maggiori probabilità di fecondazione una stessa femmina viene spesso fatta accoppiare con più maschi aumentando le incertezze nella determinazione della paternità.

    - Per via delle caratteristiche intrinseche delle modalità di allevamento delle testuggini (ampi spazi con terreno ricco di rifugi, anfratti e ripari) può risultare difficoltoso individuare prontamente i siti di ovodeposizione (spesso magistralmente occultati dalle femmine che hanno deposto o mascherati dall’azione di eventi atmosferici come piogge e acquazzoni)

    - Nel caso non si utilizzi l’incubazione artificiale la schiusa della uova avviene scaglionata e i nuovi nati da una stessa deposizione possono emergere dal nido anche a lunghi intervalli di tempo gli uni dagli altri aumentando le difficoltà di individuazione degli stessi.

    - Nel caso di deposizioni tardive, soprattutto in zone del Nord Italia, la schiusa può avvenire “a sorpresa” la primavera successiva, spesso fuori dal controllo dell’allevatore.

    Relativamente all’identificazione individuale:
    - A schiusa avvenuta gli allevatori constatano il grosso problema di contrassegnare o marcare i piccoli nati, anche nel caso che abbiano individuato la madre.
    Vari tentativi sono stati provati, con vari tipi di vernici o smalti (smalti per unghie, vernici acriliche, epossidiche e per ceramica) e l’unico che ha dato risultati soddisfacenti sembra essere l’utilizzo di vernice per ceramica mono componente.

    - La tecnica della fotografia pone alcune perplessità in quanto le testudo di pochi giorni, non sono distinguibili tra loro e in solo qualche settimana vanno incontro a cambiamenti tali da risultare molto diverse dalla nascita; tale cambiamento continua per molti anni (per le Marginate addirittura continua tutta la vita, con le zone più chiare sul carapace, che tendono a scurirsi continuamente).
    Le foto possono essere importanti all’età di 4-5 anni, età in cui i caratteri esterni risultano più stabili e alla quale si inizia a distinguere il sesso.
    Preoccupazione è data anche dal fatto che essendo i piccoli nati, indistinguibili e cambiano velocemente, creerebbero grossi rischi di contestazione e contravvenzioni, da parte degli addetti alle verifiche, perché sappiamo bene che in caso di dubbio, si procede al sequestro e poi il problema viene scaricato sull’allevatore .

    Ritengo che il miglior compromesso, come marcatura, possa essere il seguente:
    - Dopo 10-15 giorni dalla nascita (tempo per avere una minima solidificazione del carapace), si provvede a marcare i piccoli con vernice per ceramica sulle scaglie marginali, utilizzandole come sorta di codice .

    Al 4° anno si provvede a fornire 2 foto per esemplare (carapace e piastrone).
    All’8° anno si rifanno altre 2 foto.

    Eventuali anomalie (scaglie anomale, cicatrici, mutilazioni….) verranno annotate per favorire l'individuazione dei singoli esemplari.

    Solo per chi volesse, e per esemplari superiori ai 10cm, è possibile l’inoculazione del microchip in sostituzione di altre modalità di marcatura.

    Conseguenze per il mancato rilascio dei certificati CITES ed eccesso di burocrazia:
    - L’eccesso di burocrazia, la confusione creata dalla difformità di azioni da parte di alcuni addetti CITES ed episodi di eccessiva repressione rischiano di indurre moltissimi allevatori a non dichiarare più le nascite, aumentando così il numero di esemplari di testuggini “illegali” e, di conseguenza, il commercio illegale delle stesse.

    In seguito a tali esasperazioni non sono neppure rari casi di distruzione delle uova o addirittura abbandono incontrollato di individui in natura; così facendo si diminuiscono gli esemplari che possono soddisfare la forte domanda di testuggini sul mercato e aumentano i rischi di inquinamento genetico e la diffusione di malattie infettive.

    Oltre a ciò si assiste al depauperamento di un’importante risorsa che può essere in futuro sfruttata ai fini della salvaguardia delle specie in natura.

    Molti inoltre lamentano l’impossibilità di spostare gli adulti, per gli accoppiamenti, onde evitare i problemi di consanguignità, indispensabili per diminuire le tare genetiche.

    Non essendoci nel nostro paese la disponibilità di esemplari in vendita con regolari certificati, sono aumentati gli acquisti all’estero di animali di possibile dubbia provenienza e con conseguenti grossi rischi di introduzioni di molte malattie, soprattutto l’Herpes-virus, malattia insidiosa e di difficile controllo.

    Da tutti viene chiesto che il rilascio semplificato dei certificati CITES, non comporti nessuna tassa aggiuntiva (come già avviene per altre specie, vedi pappagalli).

    In sintesi:
    - Non condividiamo la visione emersa nel corso del precedente incontro del 28 gennaio scorso riguardo alla crescente richiesta di esemplari selvatici (ma semplicemente di esemplari) e restiamo fermamente convinti che incentivando gli allevatori, nel rispetto delle norme vigenti, snellendo gli adempimenti burocratici, si possa operare nella direzione della salvaguardia delle testuggini mediterranee.
    Chiediamo che nei certificati (vendita-cessione-donazione), venga apposta la firma del ricevente, in cui si specifica l’avvenuta spiegazione della specie in oggetto e consegnato un opuscolo informativo sulle caratteristiche ed allevamento.
    Auspichiamo che il modulario da compilare sia semplificato, con semplice dichiarazione di possesso dei genitori (non potendo individuarli).

    Riteniamo inoltre che, se per le nascite o rilascio dei certificati CITES, occorre:
    - Dichiarazione di nascita
    - Marcatura o foto
    - Compilazione modulistica

    Non si richieda anche la detenzione del registro (non richiesto nella maggior parte dei paesi europei compresa la Germania) ,altrimenti c’è veramente un eccesso di burocrazia che sarebbe controproducente.
    Ad ogni modo, il Tarta Club Italia, si impegna a segnalare al CITES centrale di Roma, tutte le situazioni di illegalità (bracconaggio e vendite illegali), certi di una buona collaborazione reciproca.
    I soci del Tarta Club Italia si rendono inoltre disponibili per l’affido di soggetti posti sotto sequestro, a fornire esemplari per il rilascio in natura (qualora vengano messi a punto seri progetti di reintroduzione), alla partecipazione nella gestione di centri di recupero e ad ogni altra attività che coinvolga il benessere e la salvaguardia delle testuggini mediterranee.

    Cordiali saluti e buon lavoro
    Agostino Montalti
  17. Incontro a Roma.
    Tarta Club Italia è rappresentato da Agostino Montalti, Matteo Ricci ed il dott. Mattia Bielli (rispettivamente: presidente, vice e veterinario delegato) a confronto con le rappresentanze ministeriali e dell’ufficio CITES. Presente anche la Conf. Commercio, rappresentata da un legale e da Camillini Virgilio anche nella veste di fondatore A.I.A.D.
    E’ l’inizio di un importante rapporto di collaborazione e di dialogo, con il primo riconoscimento del Tarta Club Italia, come interlocutore per le problematiche sulle Tartarughe.
  18. Invio lettera con l’elenco dei temi da trattare a Roma:

    Cesena li 24/01/2003
    Spett.le Dott. Maturani
    Come sua richiesta , le allego la lista dei temi da trattare , all’incontro di martedì 28:
    - Semplificazione procedura rilascio certificati CITES.
    - Regole per vendita tartarughe.
    - Regole per allevamento tartarughe.
    - Sanatoria testudo allegato A.
    Cordiali saluti
    Agostino Montalti
  19. Accordi con responsabili del Ministero dell’Ambiente, Ministero dell'Agricoltura e Politiche Forestali e ufficio centrale CITES, per un incontro da tenersi presso le sedi ministeriali di Roma, sull’argomento Tartarughe.
  20. Lettera di protesta, con inizio raccolta firme, con l’aiuto dei principali siti e mailing-list:

    IL DISAGIO DEGLI ALLEVATORI DI TESTUGGINI EUROPEE
    Vogliamo richiamare la vostra attenzione sul disagio di numerosi allevatori amatoriali di testuggini europee, causato dalla entrata in vigore del regolamento CE 1808/01 e della circolare esplicativa 38/2002, che hanno generato confusione e notizie contrastanti.
    Premesso che intendiamo continuare ad operare nel rispetto della normativa e che siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di prelievo illegale di esemplari in natura, vogliamo porre alla Vostra attenzione una serie di problematiche che in varia misura purtroppo concorrono a scoraggiare la riproduzione in cattività di testuggini da parte di allevatori che non svolgono attività commerciale.
    I regolamenti CE nnº338/97, 939/97 e 1808/01 e la circolare 38/2002 disciplinano unicamente le modalità per lo svolgimento (in deroga alla Legge 150/1992) di attività commerciali di esemplari di Testudo spp.
    Nulla è stabilito riguardo gli obblighi incombenti per i proprietari di esemplari di Testudo spp. che non svolgono attività di lucro e che, impossibilitati a prestare cure e custodia ai propri animali, intendano donarli o spostarli.
    Tramite lettera è stato comunicato a molti di noi che gli esemplari nati in cattività possono essere ceduti e spostati gratuitamente solo se è appurato che si tratti di esemplari non prelevati dal loro habitat naturale.
    Telefonicamente ci è stato comunicato da alcuni uffici CITES che la verifica della cattività, inspiegabilmente, può essere effettuata solo dalla commissione scientifica (dietro pagamento di spese e tempi prevedibilmente lunghi), vanificando le verifiche effettuate fino ad oggi dai funzionari del Corpo Forestale dello Stato.
    Per gli allevatori questa "innovazione" avrà una ricaduta dannosa. Infatti conseguire l'autorizzazione dalla commissione scientifica richiederà delle spese (incompatibili con la attività amatoriale e gratuita) e soprattutto tempi lunghi.
    I ritardi nelle procedure comporteranno inevitabili sovraffollamenti di tartarughe, in spazi che diverranno angusti, con una promiscuità che potrebbe favorire l'insorgere di malattie infettive e genetiche. Sarà impedito l'accoppiamento tra esemplari di allevamenti differenti, determinando impoverimento genetico delle specie e la non riproducibilità degli esemplari più esposti al rischio di estinzione!
    La recentissima circolare 38/2002, è stata emanata per agevolare le pratiche commerciali, ignorando totalmente gli allevatori amatoriali di testuggini europee.
    Infatti, in apertura della stessa, si legge: "sono emerse problematiche che devono essere immediatamente risolte per non limitare l'utilizzo delle pratiche di allevamento di esemplari appartenenti a specie ad elevato sfruttamento commerciale".
    Al suo interno vi sono disposizioni che riconoscono come prova sufficiente a conseguire l'autorizzazione alla vendita le semplici dichiarazioni di nascita in cattività, come effettuate fino ad oggi presso gli uffici CITES; inoltre è stabilita l'esenzione dall'obbligo di marcaggio con microchip degli esemplari.
    Gli allevatori amatoriali di testuggini europee, che non esercitano attività di lucro, sono del tutto ignorati dalla circolare.
    É opportuno che siano introdotte agevolazioni anche per la cessione gratuita di esemplari di Testudo spp. e che non vi siano spese a carico dell'allevatore amatoriale, spese incompatibili con un’attività non lucrativa!
    Immaginiamo che tutte queste disposizioni siano finalizzate alla salvaguardia degli esemplari nel loro ambiente naturale.
    Vogliamo sottolineare che la possibilità di disporre di un elevato numero di esemplari regolarmente riprodotti in cattività limiterebbe fortemente i prelievi in natura e la domanda di esemplari illegali.
    Crediamo che i nuovi obblighi a cui gli allevatori amatoriali devono sottostare non solo non favoriscono la riproduzione in cattività, ma anzi possono indurre molti allevatori a non denunciare più le nascite di nuovi esemplari (nascite che sono tanto inevitabili quanto maggiormente le condizioni di allevamento sono vicine alle reali esigenze biologiche della specie).
    Inoltre l'aumento del numero di testuggini nate in cattività, ma non denunciate, dovuta anche alla sempre maggiore complessità degli adempimenti a cui ottemperare, renderà sempre più difficile distinguere tra l'allevatore amatoriale che non rispetta un obbligo formale relativo alla detenzione di una testuggine nata in cattività, da chi invece esercita un commercio clandestino ed illegale di esemplari prelevati in natura, da noi fortemente condannato.
    Riteniamo inoltre necessario approfondire con studi scientifici quale metodo di marcaggio sia più efficace e sicuro per gli esemplari di Testudo spp. La tecnica di marcatura con microchip è stata abolita in Germania e sostituita con l'obbligo di fotografare carapace e piastrone degli stessi esemplari.
    In Italia è momentaneamente sospesa per gli esemplari fino a 4 anni di età o di dimensioni inferiori a 10cm di lunghezza.
    Auspichiamo che, a tutela della salute dei nostri animali, siano condotti studi per accertare la pericolosità della marcatura con microchip.
    Come ultimo punto, intendiamo manifestare la nostra preoccupazione nei confronti della crescente richiesta sul mercato italiano di esemplari di Testudo spp. provenienti dall’estero provvisti di regolare certificato CITES, vista anche la difficoltà di acquistare esemplari con regolare certificato CITES italiano.
    Malattie infettive altamente contagiose e mortali per questi animali sono state introdotte in questi ultimi anni in Italia con l'importazione di esemplari provenienti da allevamenti del Centro e Nord Europa e si stanno diffondendo in maniera preoccupante anche in Italia.
    Le difficoltà che le nuove disposizioni pongono alla riproduzione in cattività di animali sani nel nostro Paese determinerebbero un aumento della richiesta di tali esemplari importati e potenzialmente malati.
    Siamo convinti che solo una stretta collaborazione tra gli allevatori che intendono operare nel rispetto della normative e il Corpo Forestale possa sconfiggere il prelievo illegale di esemplari in natura.

 

 

 

Lunedì, 23 Giugno 2014 17:33

Attività 2004

  1. 4 novembre 2004 - Richiesta chiarimento su compilazione "Registro di carico"
  2. 19 ottobre 2004 - Richiesta chiarimento su modalità "Certificati CITES"
  3. 26 settembre 2004- S.Arcangelo di Romagna
  4. 25-26 settembre 2004 - Reptiles Day
  5. 25 settembre 2004 - conferenza sul tema "normativa CITES"
  6. 19-18 settembre 2004 - Tartarughe Beach 2004
  7. 14 settembre 2004 - servizio RAI
  8. 13 Giugno 2004 - richiesta recupero di tartarughe acquatiche protette
  9. 6-7-8 maggio 2004 - 2° conferenza europea, denominata EUFORA

 

  1. Lettera al Corpo Forestale dello Stato Divisione II del CITES Centrale di Roma
    Oggetto: Richiesta chiarimento su compilazione "Registro di carico", quando si richiedono certificati CITES.

    Richiesta chiarimento su compilazione "Registro di carico
    Cesenatico 04-11-2004
    All'attenzione dell'Ing. U. Mereu

    Cordiale Ing. U. Mereu
    gradirei un chiarimento su di un punto riguardante il registro di carico, per le testudo in allegato A:
    sicome richiedendo certificati CITES, è d'obbligo la tenuta del registro di carico per l'allegato A, mi pervengono richieste di chiarimento in quanto, l'uffico CITES di Napoli pretende che in tale registro vengano scritte tutte le tartarughe in possesso(anche se non sono dotate di certificato CITES), mentre l'ufficio CITES di Forlì mi dice che nel registro si deve segnare solo gli esemplari che hanno ottenuto il certificato CITES, spiegando che la cosa è ovvia in quanto tale registro serve solo per chi intende fare commercio, quindi non devono essere scritte tutte le altre tartarughe prive di certificato CITES.

    Cordiali saluti
    Agostino Montalti
  2. Lettera al Corpo Forestale dello Stato Divisione II del CITES Centrale di Roma
    Oggetto: Richiesta chiarimento su modalità "Certificati CITES".

    Spett.le
    Divisione II del CITES Centrale di Roma
    Oggetto: Richiesta chiarimento:

    Ci pervengono richieste di chiarimento su quello che riguarda il genere testudo in allegato A , e precisamente sulla tassa di euro 15,49 (per il rilascio dei certificati CITES):
    - se deve essere ripagata nuovamente per ciascuno dei 4 anni successivi, al momento di sostituire le nuove due foto dell’esemplare.

    Riteniamo sia un punto importante in quanto la sola tassa dei 5 anni, diverrebbe ben 77,45 euro, se a questa poi si sommano i costi delle 10 foto (oltre all’impegno e tempo), è molto realistico pensare che a chi acquista la cifra totale supererà abbondantemente i 200 euro.
    Rammento che nel caso tale somma sia da pagare ben 5 volte, sarebbe un forte limitativo all'incentivare gli allevatori a rimanere nella legalità.

    Certi che fare chiarezza è positivo per tutti,
    Cordiali saluti
    In fede:
    Agostino Montalti (pres. Tarta Club Italia)
    Cesenatico li 22-10-2004
  3. S.Arcangelo di Romagna: Partecipazione alla "Fiera di S. Michele" con il nostro stand.
  4. Longarone: Partecipazione alla mostra Reptiles Day, con il nostro stand.
  5. S.Arcangelo di Romagna: Partecipazione alla conferenza/tavola rotonda sul tema "normativa CITES".
  6. Mostra TARTARUGHE BEACH 2004
  7. Registrazione di due servizi sulle tartarughe acquatiche e terrestri, da parte di RAI 2, per il programma "Cani, gatti ed altri amici"
  8. Lettera al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Servizio Conservazione della Natura Autorità di gestione CITES
    Oggetto: Richiesta recupero di tartarughe acquatiche protette, da dare in affidamento.

    Spett.le
    Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
    Servizio Conservazione della Natura
    Autorità di gestione CITES

    Oggetto: Richiesta recupero di tartarughe acquatiche protette, da dare in affidamento.

    Chiediamo l’autorizzazione a poter ricevere limitati quantitativi di tartarughe acquatiche, da dare in affidamento ad allevatori esperti, che ne garantiscano la non riproduttività in modo da limitare il grande numero di tali esemplari abbandonati nei laghi, canali e fiumi, contribuendo a ridurre il grave problema che stanno causando tale specie esotiche, nel delicato ecosistema, in quanto ben si adattano e si riproducono (inoltre essendo molto voraci ed attive, eliminano anfibi, pesci e piccoli degli uccelli migratori).
    Molte volte ci pervengono richieste di recupero, da enti o veterinari, ma siccome non possiamo poi rilasciare nessun documento, specialmente per le specie in allegato B Trachemys scripta elegans (tartaruga dalle orecchie rosse o californiana), ci vediamo costretti a rifiutare.
    Stessa richiesta ci è pervenuta anche dall’ufficio CITES di Vicenza (circa un’anno fa), in quanto in difficoltà per collocarle in adeguate strutture.
    Ora, in occasione della mostra Tartarughe Beach 2004 che si svolgerà il 18 e 19 settembre a Cesenatico, saremmo in grado di poterne affidare almeno 200 esemplari.
    Il numero è molto superiore in caso di tartarughe terrestri.
    Siamo quindi disposti a istituire tale servizio volontariamente.
    Rimaniamo in attesa di vostra risposta, coscienti di poter fare qualcosa di utile.

    Cordialmente
    Agostino Montalti (pres. Tarta Club Italia).
  9. Partecipazione alla 2° conferenza europea, denominata EUFORA, ad Aiaccio/Corsica.

    Conferenza tenuta dal Pres. Agostino Montalti.
    Conferenza tenuta dal Dott. Mattia Bielli (vedi foto)
    Il TCI è riconosciuto portavoce di tutte le associazioni terraristiche Italiane verso EUFORA.

 

 

 

Lunedì, 23 Giugno 2014 17:04

Baby Tarte: letargo sì, letargo no

Baby Tarte: letargo sì, letargo no

Articolo di Anna Emme per Tarta Club Italia

Quando le temperature si abbassano e le giornate diventano sempre più brevi l'allevatore di tartarughe comincia ad avere il grande dilemma: "le piccoline le mando in letargo o le tengo sveglie? Sono così piccine...... pochi grammi.... e fanno tanta tenerezza.... "

Ma sappiamo esattamente quali sono i pericoli per le tartarughe? I pericoli del letargo e i pericoli nel tenerle sveglie? E sappiamo come evitare i pericoli per le piccine (oltre che per le grandi)? 

Pericolosità del letargo. Perché il letargo può essere pericoloso?

Il letargo è un momento molto delicato nella vita delle tartarughe. Un momento molto importante nel quale, in natura, si dispiegano tutte le loro abilità, non solo la loro capacità di individuare i luoghi idonei ove andare in letargo, al sicuro da predatori, da eventuali abbassamenti fuori norma di temperatura, da allagamenti persistenti, ma anche la loro capacità di arrivare alla soglia del letargo in buone condizioni di salute. Un letargo controllato – e fatto con i corretti accorgimenti - può praticamente azzerare i rischi che esistono in natura.

Le tartarughe che vivono in ambiente limitato, sia esso giardino sia esso terrario, devono spesso affrontare una ulteriore e terribile serie di pericoli : gli errori degli allevatori.

Cattiva informazione, vecchi luoghi comuni, scarsa conoscenza della biologia delle tartarughe inducono alcuni allevatori, seppur in buona fede, a fare errori che risultano spesso letali alle tartarughe. Gli errori che sono letali per le adulte lo sono a maggior ragione per le baby tartarughe.

Non si può però dare la "colpa" al letargo se è l'allevatore a fare errori di base importanti. Occorre invece capire quali sono i principi che regolano il letargo e quali sono i pericoli per le nostre tartarughe, in modo da evitare ogni problema senza fare errori.

Ma il letargo è indispensabile come dicono tutti? O se ne può fare a meno?

Sì, il letargo è indispensabile per la buona salute di quelle specie di tartarughe che, come le nostre testudo, nel loro ambiente naturale, vanno il letargo. Ormai il fatto è accertato ed è fuori discussione.

Il loro organismo, nel corso del tempo, si è organizzato in modo tale da trarre giovamento da questo momento di pausa e, quindi, di rallentamento del metabolismo. La mancanza del periodo di letargo porta ad una serie di problemi che minano la loro salute. Ad esempio le femmine adulte che rimangono sveglie in terrario durante l'inverno hanno spesso problemi nella deposizione delle uova (deposizione anticipate, ritenzione di uova, scarsa fertilità). Nelle baby il problema uova non c'è ovviamente ancora, però il saltare il letargo provoca loro danni importanti, principalmente connessi con l'eccesso di crescita. Inutile dire che una crescita sana è essenziale per una baby tarta né più né meno di quanto sia essenziale per qualunque baby.

 

Ok, il letargo è indispensabile per le tartarughe adulte, ma anche per quelle piccole? Perché dovrei mandare in letargo anche le baby? Sono così piccine!

Proprio perché sono piccole è importante che si abbia particolare cura nel loro allevamento e nella loro crescita. E, prima cosa fra tutte, bisognarispettare i loro ritmi biologici.

Le baby tartarughe che saltano il letargo vanno spesso incontro a problemi connessi con l'eccesso di crescita: cattivo sviluppo della struttura ossea e serissimi problemi agli organi interni quali fegato e reni. E purtroppo questi problemi possono avere ripercussioni anche in età adulta.

Quali sono gli errori da evitare nel letargo?

Preparare una baby al letargo non e' difficile. Con pochi accorgimenti basilari le nostre piccole faranno il loro salutare letargo senza alcun inconveniente.

  1. Per le piccole così come le adulte è fondamentale che le tartarughe siano sane. Prima dell'abbassamento delle temperature devono essere normalmente reattive e di buon appetito. Non devono avere alcun sintomo di malattia (a puro titolo esemplificativo: scoli nasali e/o oculari). Se le piccole sono nate da poco devono avere buona vivacità.
  2. E' fondamentale che le tartarughe vadano in letargo dopo aver evacuato tutto il cibo ingerito. Prima del letargo occorre quindi rispettare rigorosamente un periodo di digiuno che, per le piccole, viene indicato di circa 3 settimane. E' un errore gravissimo dare da mangiare ad una tartaruga subito prima del letargo. Infatti il cibo non digerito si decompone dentro l'apparato digerente con esiti anche mortali. E' sbagliato pensare che le tartarughe possano soffrire di questo periodo di digiuno. Con il diminuire della temperatura, rallentano naturalmente tutte le funzioni vitali, incluso l'istinto verso il cibo. L'allevatore deve cercare di facilitare questa preparazione al letargo evitando di somministrare del cibo, anche se, magari, c'è una imprevista giornata più calda della norma.
  3. Contemporaneamente al digiuno si dovrà accorciare la durata delle giornate e si dovranno diminuire le temperature diurne e notturne. Per le tartarughe che vivono all'esterno, anche se in ambiente protetto come un giardino o un recinto, significa in pratica seguire l'andamento stagionale: e' il normale autunno con le temperature che si abbassano e le giornate che si accorciano. L'allevatore che tiene le tartarughe in terrario dovrà quindi simulare l'autunno per le tartarughe che fossero tenute in terrario fino a quel momento. Abbasserà gradualmente la temperatura del terrario e diminuirà le ore di "luce".
  4. Durante questo autunno, naturale o ricostruito, la tartarughe diventeranno sempre più lente, sempre meno reattive. Alcune scaveranno delle buche per interrarsi, altre si nasconderanno sotto delle foglie o sotto qualche riparo, altre ancora entreranno in letargo all'aperto senza proteggersi eccessivamente dalle intemperie.
  5. Ora che si sono "addormentate" possiamo intervenire.

Un letargo protetto

Se rileggiamo il paragrafo sulla pericolosità del letargo ci rendiamo conto che, con il momento in cui entrano in letargo, siamo solo all'inizio di un periodo delicato. Il nostro compito e' quindi di mettere le piccole, che ora sono particolarmente indifese, in condizioni di superarlo in modo ottimale.

E per fare ciò si ricorre al letargo protetto, vale a dire ad un letargo che, pur essendo un vero e proprio letargo, non abbia tutti gli inconvenienti che possono esserci in natura. E principalmente le dobbiamo proteggere da:

  1. predatori. Sono un enorme problema per le tartarughe, baby e non, e nel periodo invernale sono soprattutto (anche se non solo) topi e ratti ad essere il pericolo maggiore.
  2. temperature troppo basse. Le temperature troppo basse le gelerebbero velocemente, data la piccola massa corporea delle baby.
  3. temperature più tiepide della norma. Le temperature intermedie riattiverebbero il metabolismo facendo consumare loro molte energie senza però consentire loro di nutrirsi.
  4. temperature insolitamente alte fuori stagione. Un insolito periodo caldo prima di un ritorno del freddo le sveglierebbe, grazie alla loro piccola massa corporea, spingendole a nutrirsi. Il ritorno di temperature fredde le riporterebbe in letargo a stomaco pieno.

Come si organizza un letargo protetto.

  1.  Il sistema più semplice per organizzare un letargo protetto è di preparare una scatola di cartone o di legno possibilmente ben isolata (ad esempio rivestendola esternamente con polistirolo) da collocare in un ambiente che abbia una temperatura piuttosto costante di 5-8 gradi.
  2. L'ambiente in cui metteremo la scatola del letargo dovrà essere al sicuro da topi e ratti oppure la scatola dovrà essere rivestita da una robusta rete.
  3. Dentro la scatola metteremo della terra (o altro substrato), delle foglie secche, la sonda di un termometro che registri le temperature minime e massime ed infine le nostre tartarughe. Il corpo del termometro lo metteremo fuori dalla scatola in modo da monitorare le temperature all'interno senza dover aprire la scatola continuamente. Non dobbiamo mettere né cibo né acqua, perché le nostre tartarughe già addormentate non ne hanno bisogno. Le scatole non devono essere sigillate e, se troppo ben chiuse, bisogna praticarvi dei fori di aereazione.
  4. Durante il letargo le terremo sotto controllo pesandole una volta al mese e verificando che non calino troppo di peso. Occorrerà anche verificare che il substrato non si disidrati eccessivamente.
  5. Quando arriverà primavera le tireremo fuori dalla scatola facendole abituare gradualmente, nell'arco di circa una settimana – dieci giorni, alle temperature più tiepide.

Quale deve essere il peso minimo per andare in letargo?

Non esiste un peso minimo di letargo. Anche le baby di 10-12 grammi fanno benissimo il letargo, né più né meno che le loro sorelline di 20 o 30 grammi. Pensare che non possano andare in letargo perché sono piccole sarebbe come pensare che un neonato non può dormire finché non e' diventato grande.

E se volessi far fare un letargo breve?

Se proprio si ha paura di far fare il letargo completo alle baby appena nate, si può optare per il letargo breve che dovrà durare almeno due mesi. In questo caso si inizierà il letargo normalmente in autunno e lo si interromperà in anticipo.

E' sconsigliato, se non ci sono seri motivi, di cominciare il letargo in ritardo perché la preparazione artificiale al letargo è molto più laboriosa della preparazione naturale nella stagione giusta.

Io quest'anno non ho tempo per "studiare" il letargo. Quindi le terrò sveglie.

In realtà preparare un buon terrario per l'inverno e' molto più difficile che preparare un buon letargo. E sono parecchie le baby tartarughe che si ammalano e che muoiono, a volte proprio a primavera, a causa della cattiva organizzazione del terrario invernale.

E' quindi meglio "perdere" un po' di tempo per "studiare" il letargo, piuttosto che perdere molto più tempo per studiare e realizzare un buon terrario.

Tenerle sveglie senza terrario, magari in una scatola vicino al termosifone, o anche in un qualche posto in casa ha in genere esiti negativi: sono poche le tartarughe che riescono a sopravvivere in queste condizioni. In questi casi la percentuale di tartarughe che muoiono è elevatissima.

Risposte brevi in ordine sparso

Il letargo va fatto al buio o è meglio che ci sia la luce?

Meglio al buio. La presenza di luce le può spingere a svegliarsi anche con temperature relativamente basse.

Prima del letargo non devono mangiare, ma possono bere?

Sì. E' molto positivo se bevono prima del letargo.

Anche quando si svegliano bisogna mettere subito una ciotolina di acqua a disposizione in modo che possano bere a volontà.

Perché prima del letargo non dobbiamo dare cibo aggiunto rispetto a quello già disponibile in giardino?

Perché il nostro cibo e' senza dubbio molto più appetitoso di quello che abitualmente trovano sul terreno. Così appetitoso che non riescono a resistere alla tentazione di mangiarlo anche se il loro organismo dice loro di cominciare a mettersi a riposo. Le obblighiamo quindi a fare qualcosa che fa loro del male prendendole per la gola.

E se le tenessi in una scatola vicino al termosifone?

E' il sistema più sicuro per farle morire.

Io pensavo di metterle in uno scatolone nel ripostiglio di casa: lì non riscaldiamo e non c'è neanche il termosifone

Anche questo è un sistema per farle morire. In nessun ambiente dentro le nostre case la temperatura è fra i 5 e gli 8 gradi, ma è più alta. Con temperature superiori a quelle di letargo le tartarughe non rallentano a sufficienza il loro metabolismo e quindi continuano a consumare energie senza potersi però nutrire e/o senza poter assimilare eventuale cibo ingerito.

Ogni tanto le trovo spostate nella loro scatola del letargo. Sono sveglie o dormono?

Dei piccoli movimenti sono normali durante il letargo. Se grattano insistentemente o cercano di fuggire significa invece che le temperature di letargo sono troppo alte. In questo caso, prima di metterle in un ambiente a temperature più adatte, occorre controllare che non abbiano risentito della temperature eccessive pesandole e dando loro dell'acqua da bere.

Come si pesano delle tartarughe così piccole?

Il modo migliore per pesare le baby è con una bilancia elettronica da cucina con scansione di 1 grammo.

Al risveglio posso metterle subito fuori in giardino?

Le tartarughine che hanno fatto il letargo si adattano molto bene alle temperature esterne primaverili. Occorre solo controllare che le temperature esterne non si abbassino troppo andando verso lo zero. E' buona norma metterle al riparo in una tana le prime notti o se piove molto di giorno.

Se all'esterno c'è una insolita ondata di caldo è preferibile farle abituare gradatamente alla diversa temperatura in modo che il loro organismo faccia un passaggio "dolce" dal freddo al caldo.

Al risveglio mangiano subito?

In genere passa qualche giorno prima che si mettano a mangiare normalmente. Il numero di giorni dipende dalle temperature diurne e notturne. Il passaggio da uno stato di profondo rallentamento del metabolismo – come è lo stato di letargo – ad uno stato di normale attività richiede una fase di adattamento. Un organismo complesso deve essere rimesso in moto: ci vuole un po' di tempo.

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