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Mercoledì, 18 Giugno 2014 17:38

Nata la prima Angonoka

 

 

 

 

Prime nascite!       

La notte del 21 agosto,  dopo circa 5 mesi di incubazione,  è nata la prima Angonoka !



Il periodo di incubazione naturale è di circa 10 mesi ed è scandito dalla stagione delle piogge.
Alle prime piogge, che avvengono solitamente ai primi di dicembre,  i maschi iniziano le loro lotte serrate, a colpi di "vomere", la grossa pretuberanza che viene usata a mo di ariete, allo scopo di capovolgere l'avversario.  Questo rito ha il compito di selezionare i maschi più forti che così hanno il privilegio di accoppiarsi con le femmine.  Poco dopo, le femmine iniziano a deporre le prime uova (da 3 a 5/6 per deposizione)  che solitamente avvengono verso fine dicembre.
Purtroppo, da come ci dicono al centro di riproduzione,  la percentuale di schiusa delle prime deposizioni in terra, è bassissima,   e questo a nostro parere è dovuto al fatto che il successivo arrivo delle forti piogge, infradicia le uova; tesi avvalorata dal fatto che le ultime deposizioni hanno percentuali di schiusa notevolmente più alte.

 


Per questo,  dopo lunghe discussioni si è deciso di inserire dentro alla nuova incubatrice del Tarta Club Italia, studiata in collaborazione con la FIEM Incubators ,  12 uova degli ultimi 3 nidi deposti ad inizio marzo. Se pur quest'anno le deposizioni sono state abbondanti (oltre 80 uova deposte),  come prima esperienza, per precauzione, i responsabili Durrell, hanno preferito essere prudenti e vedere i risultati.
C'è anche da dire che la scelta di passare all'incubazione artificiale, dopo 25 anni di metodo naturale, è data anche dal fatto che una parte delle uova veniva persa per l'attacco di formiche e termiti,  ma i cambiamenti non sono facili da accettare subito e inserirle tutte in incubatrice.           
Se da una parte occorre pensare che per quanto la nuova incubatrice abbia un doppio sistema di protezione (meccanico ed elettronico),  che quindi abbassa moltissimo la percentuale di errori, con questa specie rarissima non possiamo permetterci di sbagliare,   ma la percentuale di uova schiuse in più, è talmente alta che vale sempre la pena di inserirle tutte all'interno dell'incubatrice.    La nuova incubatrice è dotata di due temperature di lavoro(diurna e notturna) con doppio sistema di riscaldamento e raffreddamento a celle di Peltier.   Ovviamente non abbassiamo la guardia sullo studiare sistemi per diminuire i rischi e una modifica è già prevista nella prossima missione.



La nostra incubatrice è entrata in funzione ai primi giorni di aprile 2011,   ma le 12 uova erano già state in terra per poco meno di un mese, quindi i parametri e i risultati saranno in parte influenzati anche da questo primo breve periodo , che verrà poi confrontato con gli anni a venire.

 



Dopo aver a lungo studiato le temperature del Madagascar e delle zone di origine delle Astrochelys yniphora e Astrochelys radiata e delle esperienze di alcuni allevatori Europei di A. radiata,  il nostro parere era quello che i tempi di schiusa in incubatrice sarebbero stati molto inferiori dei 10 mesi in natura,   quindi abbiamo impostato la programmazione delle temperature e umidità,  tenendo conto di questa tesi.  
Infatti, alla fine luglio,  abbiamo detto al responsabile del centro di riproduzione di aumentare gradualmente la percentuale di umidità dal 70%  all'80/90%, simulando così l'arrivo delle prime piogge(ancora moltolontane).    La nostra teoria era che le baby rimanevano diversi mesi dentro l'uovo, già pronte, in attesa dell'arrivo delle piogge per uscire più facilmente. Uno dei motivi di questa convinzione era dovuta dal fatto che osservando le baby appena nate dell'anno precedente, si notava già una crescita degli scudi come se fossero nate già da mesi.
Però dal dire al fare, c'è di mezzo il mare (come dice un antico e saggio proverbio) e con queste rarissime e preziosissime uova non c'è da scherzare e gli esperimenti possono essere pericolosi.

 


Anche se convinti di questa tesi,  ci sentivamo addosso molta responsabilità e la mail del 22 agosto che ci annunciava la nascita della prima baby ci ha fatto tirare un bel sospiro liberatorio.

La prima baby è nata la notte del 21 agosto 2011, con ancora un poco di sacco vitellino che si è assorbito  nei 3 giorni successivi;  ovviamente ha creato un pò di agitazione anche nello staff dei nostri amici del centro di recupero di Ampijoroa ,  a cui abbiamo subito dato consigli su come trattare gli esemplari nati con sacco vitellino e di come stabulare in esterno i primi nati, che necessitano di un substrato molto umido, in modo di simulare l'umidità della stagione delle piogge,   in quanto ora e per i prossimi 4-5 mesi la stagione è molto secca.

Questa prima esperienza ci sta già facendo lavorare per cercare di migliorare ulteriormente la resa del progetto e per mettere a punto i lavori della missione 2012.
Ovviamente speriamo sempre che il progetto sia sostenuto anche dai soci e dalle donazioni .

 

Nei giorni successivi sono nate altre 6 baby Angonoka (quindi 7 in totale), attualmente ben vispe ed attive.

Alla fine del primo test, queste le mie conclusioni :

- 12 uova inserite nell’incubatrice

Premesso che : nei programmi di incubazione artificiale, per verificare la funzionalità dell’incubatrice utilizzata si ragiona considerando solo le uova fertili, queste le mie conclusioni finali su 10 uova risultate feconde :

- 7 bebè nati e sopravissuti

- 1 bebè nato con sacco vitellino ma morto successivamente

- 2 bebè morti all’interno dell’uovo

Note:

- Il bebè nato con sacco vitellino ancora non assorbito e morto successivamente, con maggiore esperienza sarebbe stato possibile salvarlo.

- La morte dei due bebè dentro all’uovo è dovuta alla temperatura un po troppo alta , ma il fatto è sicuramente positivo in quanto ci ha dato la possibilità di verificare al primo test qualè il valore della temperatura massima. In questo caso è sufficiente abbassare di soli 0,5°C la temperatura diurna e diminuirla anche di 1-2 ore e le morti non dovrebbero più succedere. Rimane però il fatto che probabilmente con una temperatura vicina ai livelli massimi, avremo molte probabilità di ottenere una percentuale alta di femmine, quindi, vista l’esigenza di riprodurre più maschi, per la prossima stagione è consigliabile abbassare di almeno 1°C e diminuire di 2 ore il ciclo diurno. Questo però sarà semplificato con la nuova centrale di comando elettronica dell’incubatrice che porteremo la prossima volta, che avrà 4 livelli di temperatura regolabili, anziché 2 come quella attuale . Quindi anziché avere una temperatura diurna ed una notturna, ne avremo anche due intermedie , in modo da simulare un po’ meglio la situazione naturale.

- Per verificare la fertilità delle uova porteremo uno strumento specifico che rileva i battiti del cuore della nascente tartarughina, all’interno del cuore

La percentuale sulle uova fertili è così del 70%

ma io penso che possiamo arrivare al 100% Ricordiamo che nel centro di recupero ad Ampijoroa, nel 2010 la percentuale di nascita è stata circa del 25%, quindi con l’incubazione artificiale il miglioramento è risultato notevole.

Occorre tenere in considerazione quanto affermato dal responsabile del centro di riproduzione di Ampijoroa, Ernest, cioè che quasi tutte le uova delle prime deposizioni sono sempre perse; questo è dovuto all’effetto della pioggia che infradicia le uova. Molto probabilmente in natura le Angonoka nidificano in terreni più drenanti e quindi con meno problemi con l’acqua. Ad ogni modo è risaputo che l’acqua per le uova è pericolosissima ed è la stessa cosa anche per le specie marine che se una mareggiata raggiunge la posizione del nido le infradicia tutte. Siccome in pratica tutte le deposizioni avvengono durante la stagione delle piogge, è importantissimo da subito, inserirle tutte nella nostra incubatrice !

 

 

Agostino Montalti (presidente Tarta Club Italia)

 

 

 

Sabato, 26 Aprile 2014 15:36

Norbert 1017 sta benone!

 

Questa mattina,  appena uscito dalla camera che guarda sul mare,  mi sento chiamare dal figlio del proprietario dell'albergo che ormai per lui sono "l'uomo tartaruga".  Era agitato e continuava a dire Tortue, Tortue!!! Era sulla duna che divide l'albergo dal mare e indicava verso un bacino di acqua stagna e putrida che si è formato fra l'albergo e la duna di sabbia prima del mare, causa uno scolo che lo riempie quando piove.  Sorpresa,  c'erano tante piccolissime tartarughine marine che nuotavano in questo stagno e lui le rincorreva.  

Ovviamente come  prima cosa, di corsa per prendere la macchina fotografica e poi anch'io a correre dietro alle piccole.  Dopo il recupero di un pò di esemplari,  abbiamo iniziato a guardarci attorno e cercare il nido per capire da dove provenivano,   e in affetti i segni sulla spiaggia non lasciavano dubbi,   il nido era lì vicino e la curiosità è troppo forte e inizio a scavare nel nido, credendo che ormai fossero tutte uscite, ma invece con grande sorpresa vi erano ancora alcuni esemplari che con fatica cercavano di uscire dal profondo nido. Piano piano le ho aiutate ad uscire, fino a trovare la zona con i tanti gusci di uovo rotti,  oltre ad uno ancora intatto che ho lasciato lì e ricoperto con la sabbia.   Incredibilmente il nido era d'avanti all'albergo in pieno centro città. Solo che c'era un'anomalia,  le piccole una volta uscite dal nido hanno preso la via opposta,  puntando il bacino di acqua dolce e qui si sono bloccate essendo una specie di trappola per loro. Forse confuse dalle luci dei lampioni notturni si sono dirette verso terra, trovando la grande pozza. Ne abbiamo trovate  almeno una trentina,  di cui alcune ancora dentro il nido,  più un uovo ancora non schiuso che ho riposto nel nido e ricoperto con la sabbia.  

Poi il proprietario dell'albergo le ha inserite provvisoriamente nel grande acquario marino, nel boreau ,  che aveva da pochi giorni allestito,  ma poco dopo preso dall'ansia di vedere queste piccole creature dimenarsi continuamente e non sapendo come alimentarle, la sera al ritorno me le sono ritrovate in un contenitore con solo un centimetro di acqua. La mattina successiva, appena arrivato nella terrazza che guarda sul mare, per la colazione,  mi vedo gironzolare in mezzo ai tavoli un'altra tartarughina che prontamente prelevo e porto nel contenitore con le altre e mi viene detto che la mia idea del giorno precedente di mettere una piccola taglia su ogni esemplare ritrovato, ha funzionato al punto che ci hanno portato altri 17 esemplari  e così in totale il recupero è di 53 bellissime Lepidochelys olivacea.

Riesco a convincere il proprietario ad effettuare il rilascio non come voleva fare lui in mare aperto e di giorno,  ma in spiaggia e di sera dopo il tramonto.   L'operazione,   a rispetto dei ritmi malgasci,  è iniziata con qualche ora di ritardo e con un piccolo seguito di turisti incuriositi dell'evento.              
 
La  mancanza della luna, quindi con luce molto scarsa,  fa pensare al figlio del proprietario di portare il suo grosso fuoristrada sulla spiaggia, con i fari puntati sul mare, allo scopo di illuminare il presunto percorso,  ma l'effetto è che le piccole, appena appoggiate sulla spiaggia,  si sono immediatamente rivolte verso i fari della vettura,  in direzione contraria al mare,   quindi abbiamo spento i fari e utilizzato le torce elettriche che indicavano la giusta strada verso il mare.  Esperienza indimenticabile vedere le piccole tartarughe sparire fra la schiuma delle onde,  animate da una vitalità davvero incredibile,  

Con la speranza che qualcuna di queste bellissime creature fra 20-25 anni ce la faccia a ritornare su questa spiaggia a continuare il ciclo della vita e magari dare la possibilità a qualche altro eco-turista di vivere la bella esperienza vissuta da noi pochi fortunati che siamo capitati  in mezzo al percorso millenario di queste antiche creature piene di vita e di speranza.
Buona fortuna grandi viaggiatrici!

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Sabato, 26 Aprile 2014 15:08

Ancora un recupero del TCI

Il Tarta Club Italia in missione in Madagascar ha colpito ancora!

Appena rientrati dalla prima missione all'interno della foresta,   per l'installazione del sistema di allarme per il nuovo recinto degli esemplari adulti delle Astrochelys yniphora e la messa in funzione della nuova incubatrice che ci aspetta una nuova sorpresa al limite del grottesco:   un giovane malgascio cerca di vendermi una baby A. yniphora,    dicendomi che l'aveva trovata vicino ad una strada, ovviamente una gran balla, in quanto questi esemplari si trovano solo in una zona più a sud denominata Soalala che da 4-5 mesi non è raggiungibile se non con 5 ore di barca,  per via della mancanza di strade percorribili nella stagione delle piogge.  L'esemplare è nato in novembre/dicembre 2009 e gode di ottima salute.
Immediatamente ho provveduto a sequestrargli l'esemplare che teneva in un piccolo marsupio e il proprietario dell'hotel ha chiamato il comandante della polizia locale che mi ha permesso di detenere la baby e consegnarla il giorno successivo al responsabile del Ministero delle Foreste di Mahajanga.  Non prima di aver effettuato qualche video e foto.  Poi, visto che quest'anno tutto il nostro lavoro è riconosciuto con documentazione firmata dal Durrell ,   ci è stato rilasciato anche un documento dell'importante recupero.

Sabato, 26 Aprile 2014 14:34

News da Ampijoroa - 20 Gennaio 2011

Ecco le prime foto (scattate con la nostra fotocamera donata) provenienti dal centro di recupero di Ampijoroa, dove il Tarta Club Italia collabora per la salvaguardia delle rarissime Angonoka (Astrochelys yniphora), dopo il nostro lavoro di settembre 2010. Purtroppo nel 2010 le nascite non sono state tante, solo 24 esemplari , con a disposizione 7 femmine e 10 maschi adulti; a detta del direttore Ernest, dovuto agli attacchi delle uova da parte di formiche e termiti, aiutate anche dal ritardo dell'arrivo delle piogge che aiuta all'uscita dalle uova dei nuovi baby.

Ecco le foto delle baby nate qualche mese fa

Proprio per migliorare la percentuale di schiuse di queste preziosissime uova, il 30 marzo il TCI andrà ad installare la prima incubatrice nel centro.

A presto Madagascar !


Sabato, 26 Aprile 2014 14:15

Secondo viaggio del TCI in Madagascar

 

 

Sabato, 26 Aprile 2014 13:57

Operazione Norbert 1017

 

 

Sabato, 26 Aprile 2014 13:17

Trachemys scripta scripta

Trachemys scripta scripta

Tartaruga dalle orecchie gialle

Specie Acquatiche

Wied, 1839

CLASSIFICAZIONE
Ordine = TESTUDINES
Sottordine = CRYPTODIRA
Famiglia = EMYDIDIAE
Genere = TRACHEMYS
Specie = TRACHEMYS SCRIPTA

La specie Trachemys scripta comprende 3 sottospecie :
- Trachemys scripta elegans
- Trachemys scripta scripta
- Trachemys scripta troostii

La possibilità di ibridazione tra queste sottospecie ne rende spesso il riconoscimento e la classificazione difficile.

STATUS GIURIDICO
Trachemys scripta scripta non e' in nessuna legge o decreto ministeriale ed e' dunque di libera vendita, tuttavia eventuali ibridi con Trachemys scripta elegans sono da considerarsi anch'essi in CITES essendo quest' ultima inserita in allegato B.

DISTRIBUZIONE E HABITAT
La si trova diffusa nella Carolina (Nord e Sud Carolina),in Virginia, in parte della Georgia e nella zona nord della Florida. Occupa una ampia varietà di habitat umidi, particolarmente soleggiati e caldi: paludi, stagni, fiumi, grandi corsi d'acqua, particolarmente calmi e con anse tranquille, ricchi di vegetazione con tronchi e sassi emersi per esporsi al sole e un fondo particolarmente fangoso per affrontare il letargo durante l' inverno. Essendo abili nuotatrici si avventurano anche in acque di una certa profondità (anche oltre i due metri) per poter cacciare, ma in generale vivono in acque non troppo profonde. Vista la loro capacità di adattamento spesso si trovano stabili insediamenti in Spagna, Francia, Italia dovuti ad uno scriteriato abbandono nel nostro habitat di parecchi esemplari che spesso hanno preso il sopravvento sulla nostra fauna locale.

CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALI
Animale strettamente acquatico, passa le ore meno calde della giornata su di un sasso, un tronco emerso o sulle rive per ricevere i benefici dei raggi solari e regolare la propria temperatura corporea, nelle ore centrali della giornata quando le temperature sotto il sole sono elevate preferisce rimanere in acqua. Si alimenta al mattino per poi sfruttare il calore del sole per favorire la digestione del cibo. Con l'abbassarsi delle temperature rallenta il proprio metabolismo finchà le condizioni non sono tali da favorirne il letargo: sceglie un luogo poco profondo e fangoso (a volte sulle rive) e vi si interra per poter passare la stagione fredda, risvegliandosi in primavera. Solitamente questo avviene nei luoghi originari da fine novembre fino a marzo.

CARATTERISTICHE FISICHE
Le dimensioni sono variabili a seconda del sesso e delle condizioni di allevamento: in generale variano le proprie misure tra i 12 cm e i 28 cm (raggiunti dalle femmine). Il piastrone e' di color giallo intenso e presenta due macchie, una per ogni scuto gulare anche se e' facile vedere piastroni con diversi spot su vari scuti (frutto di ibridazioni). Non presenta nessun tipo di cerniera ed e' unito al carapace da un ponte osseo ben sviluppato. Il carapace presenta un colore verde brillante nei giovani ma con il passare del tempo i colori tendono a scurirsi fino ad avere esemplari con un carapace quasi nero. Gli scuti vengono sostituiti periodicamente. La testa ha dei disegni inequivocabili e presenta delle striature gialle più accentuate sopra gli occhi che con l' età tendono a scurirsi ulteriormente.

DIMORFISMO SESSUALE
Il dimorfismo sessuale e' particolarmente accentuato in questa specie: i maschi presentano dimensioni minori, unghie anteriori molto pronunciate (fino a 3cm) per la danza di accoppiamento, coda con una base molto larga e l' apertura della cloaca posta nella sua estremità, in prossimità della punta. Il piastrone si presenta concavo per facilitare l' accoppiamento. Le femmine invece hanno dimensioni maggiori, le unghie delle zampe anteriori poco pronunciate, un piastrone piatto per aumentare lo spazio per contenere le uova, la coda sottile con la cloaca posta alla base di questa per aiutarla durante la deposizione delle uova. Questi caratteri sono ben visibili soprattutto con la maturità sessuale che dipende dalle dimensioni: intorno a 18 cm di carapace (circa tra anni di età) una femmina può considerarsi sessualmente matura, gli individui maschi già molto tempo prima, con dimensioni di 10 cm.

MANTENIMENTO IN CATTIVITA'
Sono tartarughe che riescono ad adattarsi molto bene ai nostri climi e se correttamente stabulate e' possibile allevarle all' aperto tutto l' anno, escludendo le zone montane più fredde. E' necessario costruire un laghetto di dimensioni minime 3 x 2 metri e con una profondità di almeno 1 metro con circa 30 cm di fondo fangoso o sabbioso per permettere alle Trachemys scripta scripta di passare indenni il letargo con le nostre temperature abbastanza rigide, (ricordandosi di rompere l' eventuale ghiaccio di superficie). Tale laghetto deve essere provvisto di tronchi che emergono dall' acqua per il basking e di argini non troppo ripidi per permettere alle tartarughe di uscire dall' acqua agevolmente o sostare in acque meno profonde. Deve essere dotato di una ampia zona di sabbia e terriccio opportunamente inumidita per una eventuale deposizione delle uova. E' importante che sia in una posizione soleggiata tutto il giorno ma al tempo stesso e' necessario creare delle zone d' ombra per la corretta termoregolazione della tartaruga secondo le sue esigenze e necessità. Per evitare eventuali fughe e' bene che sia recintato per almeno 50 cm o più in altezza e ulteriori 30 cm sotto terra visto che sono sia buone scalatrici che scavatrici. Se si rispettano queste condizioni mantenerle all' aperto sarà la soluzione migliore.
E' comunque possibile mantenerle in casa in un acquaterrario opportunamente attrezzato di dimensioni minime pari a 100 cm x 50 cm considerando una tartaruga adulta. Il livello dell' acqua deve permettere alla tartaruga di respirare tenendo le zampe posteriori ancorate a terra. Considerando che sono ottime nuotatrici e' possibile innalzare il livello dell' acqua fornendo però degli appigli o delle zone di sosta meno profonde.
Sono consigliate per le Trachemys scripta scripta temperature dell' acqua comprese tra i 23 e i 27 gradi centigradi: 25-26 gradi centigradi sono ottimali per mia esperienza soprattutto per individui giovani, mentre per adulti anche qualche grado in meno (24-25); al di sotto del valore minimo tollerabile (intorno ai 20 gradi) iniziano a manifestare rallentamento del metabolismo, inappetenza e apatia: una situazione dannosa per la loro salute. Gli individui adulti sopportano temperature più basse più facilmente di individui giovani che invece soffrono molto gli abbassamenti di temperatura. Di notte e' opportuna una escursione termica di qualche grado. E' necessario dotare l'acquaterrario di un area emersa costituita da sassi non taglienti o tronchi (ottime le radici di mangrovia) e una superficie estesa pari almeno al 30% della superficie acquatica.
L' area emersa deve essere dotata di un neon UVB (essenziale) con valore minimo del 5% acceso dalle 10 alle 12 ore e posto a distanza massima di 30 cm e di una lampadina tipo spot in grado di riscaldarne un punto innalzando la temperatura fino a 30-31 gradi centigradi necessari alla loro termoregolazione, creando in questo modo un gradiente di temperatura.

ALIMENTAZIONE
E' una specie onnivora, trae il necessario apporto nutritivo da molti alimenti per cui e' necessario che la dieta sia estremamente varia ed equilibrata. Dalle osservazioni in natura si e' potuto osservare come da giovani siano quasi completamente carnivore variando saltuariamente con cibo di origine vegetale, mentre da adulte la ercentuale di cibo vegetale tende ad aumentare. In natura si nutrono di tutto ciò che capita nei loro paraggi: pesci, insetti, molluschi, vermi, piccoli mammiferi, girini, anfibi, arogne, feci, alghe, piante acquatiche e piante sommerse. In cattività l'alimentazione deve essere estremamente varia. Gli individui giovani necessitano di una frequenza di alimentazione giornaliera con un giorno di digiuno, gli adulti possono tranquillamente essere alimentati ogni 3 giorni viso i loro tempi digestivi di gran lunga più lenti dei giovani. Le Trachemys scripta scripta possono seguire una dieta a base di pesce d' acqua dolce (alborelle, acquadelle, trota ecc..) vivi, morti o interi a seconda della taglia della tartaruga: per gli individui più giovani meglio se morti e senza lische ma mantenendo tutte le interiora, per gli adulti di buone dimensioni anche vivi oppure interi con tutte le interiora che contengono importanti elementi nutritivi. A ciò e' opportuno integrare con altri alimenti ben accetti: insetti (grilli, lombrichi, cavallette, camole della farina...), girini, piccoli invertebrati (chiocciole con guscio molto ricco di calcio) e cibi vegetali (tarassaco, cicoria selvatica, rucola, radicchio, lenticchie acquatiche, piante acquatiche di ogni tipo,ecc...). La parte vegetale può costituire un buon 20% della dieta dei giovani fino ad arrivare a 50% o più negli adulti. Si consiglia di somministrare con parsimonia frutta e carni bianche e rosse. Ogni tanto possono essere somministrati cibi in pellet di ottima marca ma senza abusarne (massimo 30% dell' alimentazione). E' buona norma lasciare sempre a disposizione un osso di seppia per fornire il calcio necessario o spolverare il cibo con del carbonato di calcio. Si ricorda che ogni alimento ha i suoi pro e i suoi contro per cui e' necessario che la dieta sia estremamente varia per non incorrere a carenze di qualsiasi tipo. Eventuali integrazioni vitaminiche sono da fare sotto consiglio e indicazione di un veterinario esperto in rettili, dopo averlo messo al corrente della specie allevata e della dieta.

RIPRODUZIONE
Una volta raggiunta la maturita' sessuale, le Trachemys iniziano i classici rituali di corteggiamento in cui il maschio fa vibrare le zampe anteriori davanti al muso della compagna per poi afferrarla e iniziare l' accoppiamento in acqua che dura circa una decina di minuti. Dopo un mese dalla fecondazione avviene la deposizione pertanto e' necessario allestire del terriccio leggermente inumidito e smosso alto circa 20 cm e largo altrettanto dove la tartaruga deporrà da 5 a 20 uova a seconda delle condizioni dell' animale, della sua età riproduttiva ecc... Sono possibili più deposizioni (in genere due o tre) nell' arco della stagione. Le uova a seconda della temperatura impiegano dai 2 ai 4 mesi per schiudersi. Come in gran parte dei rettili il sesso e' determinato dalle temperature di incubazione nelle prime settimane: a temperature basse, in genere sotto i 28 nascono prevalentemente maschi, a temperature elevate, sopra i 30 nascono soprattutto femmine mentre a temperature intermedie si hanno nascite variabili. In cattività e' consigliata una incubazione artificiale delle uova mantenendo una umidità del 70% e temperature comprese tra i 25 e i 32, con eventuali lievi abbassamenti notturni, in un substrato di vermiculite e acqua in proporzioni 1:1 per mantenere la corretta umidità. E' importante che le uova non vengano girate dalla loro posizione originaria al momento della deposizione per evitare la morte dell'embrione. Al fine di favorire e stimolare l'accoppiamento e l'ovulazione della femmina e' necessario far rispettare un periodo di letargo anche se spesso molti allevatori ottengono successi tenendole tutto l'anno attive.

NOTE
Questa scheda può essere utilizzata come riferimento per allevare anche altre specie di Trachemys scripta, in particolare Trachemys scripta elegans, poichè hanno le medesime esigenze alimentari e di allevamento.

Autore: Stefano Redaelli
 

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